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BOVINO – UNA DIPARTITA IN SORDINA

Published in News Wednesday, 16 October 2019 06:41

L’ ultimo asino del paese, nel fragore dell’ ultima festa dell’ anno di Bovino (San Celestino 2019), ha dato il suo ultimo respiro. Pochi sanno dell’ esistenza di questo asino vissuto per molti anni in Bovino e chi ha potuto avvicinarlo e accarezzarlo, certamente, avvertirà un piccolo nodo alla gola.

Nei primi anni del 70 alla morte di un asino si cantava persino questa canzone con l'XI° Comandamento:

A noi di   www. nardino.it  quest’ asino è sempre piaciuto perché lo si vedeva spesso a tarda ora col padrone su in groppa, ritirarsi nel buio,  dalla campagna d’ oltre Ponte ma,   prima che esso sia dimenticato per sempre, vogliamo riportare  due articoli bellissimi di una compaesana (Valleverdina D’Alessandro) che non vive e non risiede in Bovino, che ci hanno impressionato per la sensibilità che questa artista ha dimostrato verso questa categoria di animali, veri  amici dell’ uomo e che, nelle sue conclusioni, ha così scritto: “….Se fossi un Politico proporrei un Monumento agli Asini di Bovino, senza i quali i Bovinesi non avrebbero potuto lavorare i loro campi né sfamare le loro famiglie per tanto e tanto tempo.”

 

Dalla pagina Facebook di Valleverdina D’Alessandro:

 

ASINI 1

 

Valleverdina D'Alessandro

 

8 luglio · 

 

“Bovino e gli Asinelli”

 

Paese mio che stai sulla collina…
E il mio pensiero va là e il mio cuore pure, la’ dove vorrei essere a godere dei colori del paesaggio, degli odori della campagna, portati dal vento……...
Quando ero piccola, ogni strada a Bovino, aveva un odore diverso che cambiava con le ore del giorno. Ricordo al tramonto, mentre salivo a S. Martino per andare a trovare il nonno Paolo, dalla strada che passava vicino a Don Nicola, i profumi della cucina e le voci delle famiglie riunite che mangiavano discutendo, dopo essere tornati dalla campagna. Riconoscevo sempre cosa stavano mangiando, spesso erano profumi di verdure saltate in aglio olio e peperoncino. Erano così’ forti quegli odori come l’odore del pesce fritto che rimaneva del tempo nelle stradine, assorbito dai muri delle case, mente i gatti accorrevano e rimanevano in attesa.
Paese denso quello della mia infanzia, pieno di gente, di bambini, di Asini affaticati, che salivano la sera al paese, per quelle stradine ripide, in attesa di potersi accovacciare e finalmente mangiare l’erba del padrone.
Allora pensavo che se l’Inferno esisteva era lì nel corpo di quegli Asini che la sera vedevo tornare al paese, già stanchi ed appesantiti, stremati, ma che avevano davanti ancora strade in salita, prima di potere giungere al loro riposo. Si, andare all’inferno era essere un Asino, essere incarnato in un corpo di Asino, in quel tempo a Bovino.
La casa della nonna era all’inizio di Via Fontana e da lì ogni sera li vedevo tornare. Erano partiti all’alba ed ora tornavano, affaticati e sofferenti. Quanta tristezza e quanta dignità nei loro occhi, ed umiltà, accettazione, remissione, mentre il padrone ingrato ed ignorante della loro condizione, li frustava per incitarli a salire incurante della loro stanchezza, dopo averli caricati di verdure, frutta, frasche e di non si sa quanto altro ancora. Eppure bastava guardarli con il cuore per vedere la loro grandezza.
Si, nel mio immaginario di bambina, quello era l’inferno e loro erano eroi che cosi’ si guadagnavano sicuramente il Paradiso.
Ora sento parole di tristezza perché a Bovino non c’è piu’ un Asinello ed ogni tanto vedo delle foto di Asini lì vissuti.
E mi dico; meno male, si sono liberati, hanno trasceso la loro natura e forse sono diventati Uccelli che volano finalmente liberi sui tetti di Bovino. Ora possono andare leggeri verso altre mete e vedere finalmente l’Arcobaleno. Il capo non è piu’ chinato verso terra, costretto a guardare solo il terreno, adesso possono guardare il Cielo. E sono felice per loro.
Se fossi un Politico proporrei un Monumento agli Asini di Bovino, senza i quali i Bovinesi non avrebbero potuto lavorare i loro campi né sfamare le loro famiglie per tanto e tanto tempo.
Valleverdina

 

 

 

ASINI 2

 

 

 

Valleverdina D'Alessandro

 

13 agosto

 

'Bovino e gli Asinelli' parte seconda

 

Il Contadino che tornava dai campi al tramonto e che incitava il suo asino a salire al paese, una volta arrivato a casa, scaricava dal peso il suo Asino e si dedicava a lui, per un po'.
Solo quando l'Asino si era rifocillato, andava finalme te a cenare con la famiglia.
Ricordo il nonno dei miei cugini, Gennarino era il suo nome, ed abitava a S. Martino. Un uomo alto, magro, un po' ricurvo, silenzioso, che incuteva rispetto. Un grande amore lo legava al suo Asinello. Lui non aveva bisogno di urlare o frustare, poche parole decise bastavano sempre.
Lo osservavo, a volte, al tramonto, al suo ritorno. La casa del nonno Paolo era proprio di fronte alla sua, e potevo cosi' vedere cosa avveniva in quella piccola stalla, situata sotto la sua casa.
Gennarino aveva steso la paglia pulita e fatto accovacciare l'Asinello. Gli girava intorno accarezzandolo e sussurrandogli delle parole, che non riuscivo a capire.
Poi l'Asino cominciava a mangiare e lui restava per un po' ad osservarlo soddisfatto e quasi sorridente. Una strana atmosfera si creava in quel luogo, ed io la sentivo.
Ora so che era Amore tra due esseri grati l'uno all'altro per il loro cammino insieme.
Il giorno dopo sarebbe iniziato tutto da capo, la stessa ora di quando il sole sta' per sorgere, gli stessi movimenti, lo stesso sacro lavoro.
Ognuno sapeva cosa potevano darsi a vicenda.
Le figlie, a volte, si lamentavano dicendo che amava piu' l'asino che loro, la sera, al ritorno dalla campagna, al tramonto.
Valleverdina

 

Last modified on Thursday, 17 October 2019 16:04

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