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BOVINO - Chissà se.....

Tuesday, 09 June 2020 07:33

E' una serie di  idee che un nostro lettore  ci manda per farla conoscere a chi, magari, potrà prendere spunto  e "...lanciare qualche progetto di sviluppo per Bovino":

Chissà se qualche mente più attenta ….avrà pensato alla possibilità di cogliere il momento, per lanciare qualche progetto di sviluppo su Bovino.

Noi osiamo sperare….e  perché non proporre, alle menti meno distratte dalle scelte aridamente “politiche”,  di pensare per Bovino ad una fabbrichetta  per la produzione di mascherine ed altri dispositivi simili?

Abbiamo spazio, locali e strutture, da poter invogliare qualche manager investitore, offrendo alle imprese concrete possibilità di sistemazione, presso il PIP ed ASI, presso l’enorme complesso del “carcere”  ora Si.Pro.I.Mi. a beneficio di stranieri rifugiati.   Non mancano spazi e locali presso la Comunità Montana (da non confondersi con la lontana Comunità Europea) questa nostra è già sul posto e la manteniamo con i soldi pubblici. Abbiamo tante case vuote, sfitte ed in vendita, da poter ospitare lo staff di manager o di collaboratori  che volessero studiare o progettare o stabilire contatti economici con i Bovinesi. Perché non un ostello per incentivare l’escursionismo e la mobilità lenta?

Chissà se ……qualche sogno, dovesse trasformarsi in realtà per tanti giovani di Bovino.  Purtroppo qui stiamo ad assistere agli scontri “politici” su pacchi alimentari e buoni da spendere, proprio come affamati da saziare perché, quando brontola lo stomaco il popolo fa le rivoluzioni…oppure medita troppo e riesce a capire la reale portata di un Governo locale e/o regionale, quindi meglio acquietare il popolo (panem et circenses) una volta andava di moda lo slogan “pane e lavoro”.

Una Amministrazione coraggiosa avrebbe rifiutato un tale compromesso…ed avrebbe chiesto/convertito più nel lavoro che  nei “pacchi alimentari” ….sappiamo già la risposta: Sono OPC, provvedimenti mirati e destinati solo a quello scopo!

Ma quando c’è volontà personale e convinzione politica, quella per la quale si è stati eletti, si trova sempre modo e maniera per schierarsi dalla parte del popolo.

Tanto per l’occasione, quanti soldi spesi per la nuova segnaletica!!??

Qualche modifica alla circolazione urbana ci voleva, ma non con tanti cartelli di cui alcuni già crollati perché fissati a terra “con lo sputacchio” perché come al solito non si tiene conto del vento che tira su Bovino.  Poi ci sono i costi di manutenzione, ipoteca nei prossimi anni, per mantenere questi cartelli in efficienza. Perché “qualcuno” è convinto che il popolo si amministra e si educa con una sfornata incessante di ordinanze, divieti, isole pedonali, transenne, cartelli, costringere persone e veicoli su certi percorsi obbligati, ecc….per la serie: Ti ordino! Qui comando io!   Purtroppo deve andare così…ma tornando ai cartelli stradali, nessuno che abbia notato un punto critico, che resta ancora scoperto e pericoloso.

L’incrocio nei pressi della Villa Comunale, lo STOP che viene rispettato da pochi.

In particolare furgoni (corrieri, autocarri di cantiere, e gli ambulanti del mercato settimanale) perché sono più grandi di una normale vettura, si prendono la precedenza …compreso telefonino al volante. Scene che si possono vedere sullo STOP, anche quando nei pressi vi sono Forze dell’Ordine.

 

Nei pressi sulla destra, appena un qualsiasi veicoli svolta ci sono le strisce pedonali. Passo io o passi tu?  Sempre prima il furgone! Chissà fra tanti segnali e cartelli un semaforo o altro accorgimento simile?

 BOVINO PUNTA AL

COOPERATIVISMO PER

PRODUZIONI E TURISMO

IN COMMUNITY

di Michele Dota

Parto dallo stesso titolo con il quale, dalle pagine del quotidiano l’ATTACCO del 30 Ottobre 2019, si riporta il “resoconto” della conferenza di presentazione del progetto “Comunità Generative: percorso partecipativo per la creazione della Cooperativa di Comunità di Bovino”, tenutasi a Bovino nell’aula consiliare il 25 ottobre 2019, per informare quanti potessero essere interessati al tema, e formulare alcune considerazioni di merito su una occasione, “unica” ed “irripetibile”, che si prospetta per il nostro territorio e la comunità tutta.

L’ennesima opportunità che rischia di essere sottovalutata e destinata al fallimento, se non governata con intelligenza, acume, equilibrio, lungimiranza, misura e trasparenza.

In verità, già da tempo si parla della promozione di una cooperativa di comunità a Bovino. Il primo incontro informativo sul tema “Le Cooperative di Comunità” si è tenuto il 30 maggio 2018, presieduto dall’allora Sindaco uscente Michele Dedda e promosso dall’Amministrazione Comunale in piena campagna elettorale per le amministrative. Ad esso è seguito l’incontro dell’8 ottobre 2018 nell’ambito del programma PASSI; sino alla recente conferenza del 25 ottobre 2019 u.s.

In tale ultimo evento è stato presentato alla cittadinanza il progetto “Comunità Generative: percorso partecipativo per la creazione della cooperativa di Comunità di Bovino”.

A quanto riportato dai media: “Il progetto prevede la realizzazione di un percorso partecipativo a favore della popolazione di Bovino per pervenire alla costituzione di una locale cooperativa di comunità che abbia come fulcro principale, anche se non esclusivo, la creazione di una comunità energetica per l'autoproduzione e la distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili. Inoltre tra gli obbiettivi principali la cooperativa di Comunità si occuperà della gestione e valorizzazione dei beni comuni, del recupero di vecchi mestieri e tradizioni locali per il marketing territoriale e l’attivazione di nuove attività economiche per l’animazione socioeconomica del centro storico. Questi ed altri obiettivi saranno al centro delle scelte condivise dei cittadini. Seguiranno altri incontri tematici per coinvolgere la cittadinanza in un percorso partecipato verso la costituzione, auspicando maggior partecipazione della cittadinanza”. (fonte: www.studio9tv.com)

Il progetto è stato già ammesso a finanziamento1 dalla Regione Puglia a valere su risorse FSE del POR Puglia 2014-2020 -Asse IX azione 9.6 “Interventi per il

1 Non conosco l’ammontare delle risorse economiche impegnate nel progetto, né l’importo del cofinanziamento che deve essere pari almeno al 20% del valore complessivo del progetto ; l’ammontare del contributo regionale massimo previsto dal Bando, comunque, è di € 100.000,00. 2

 

rafforzamento delle imprese sociali”, e si inquadra nelle iniziative poste in essere nell’ambito del Programma “Puglia Sociale IN” per dar forza alla Legge Regionale n° 23 del 2014 sulle Cooperative di Comunità.

Soggetto capofila è l’associazione C.R.ES.CO. (Centro Ricerche e Studi sulla Cooperazione) di Foggia in una partnerschip denominata “Civitas Invicta” che vede tra i sicuri attori Confcooperative Foggia e Comune di Bovino2.

2 Il Comune di Bovino ha sancito l’adesione al progetto con Delibera di Giunta Comunale n° 57 del 07/05/2019 e quota di compartecipazione finanziaria di € 100,00 !!!

Anche le associazioni UNITRE BOVINO e P.A.T.A., i cui loghi compaiono sul manifeso di invito all’evento, sono incluse nel partenariato. Coordinatore generale del progetto è il dott. Matteo Cuttano, già Direttore di Confcooperative Foggia; Project Manager è il dott. Gerardo Fascia dell’associazione C.R.ES.CO. .

Il quadro normativo in cui si inserisce il progetto è rappresentato dalla Legge Regionale n. 23/2014 “Disciplina delle Cooperative di Comunità” (che assegna annualmente risorse per il finanziamento delle azioni di rafforzamento) e dal Regolamento Regionale n. 22/2017 “Iscrizione e tenuta dell’albo regionale delle Cooperative di Comunità” che ne disciplina il funzionamento.

Tutto ciò premesso, per cercare io stesso di capire meglio e di più sull’argomento, ho provato ad approfondire il tema delle “Cooperative di Comunità” a partire dalle suggestioni che lo stesso nome ed alcune locuzioni chiave quali “comunità generative”; “percorso partecipato”; “beni comuni”; evocano e suggeriscono.

L’argomento non è nuovo e si inserisce in una cornice di riferimento teorica piuttosto ampia, ma ben definita e ormai condivisa, che tuttavia apre a legittime ed irrimandabili questioni, considerazioni, dubbi, osservazioni; che hanno bisogno di essere chiarite e dipanate. Questo se davvero si vuole raccogliere la non facile sfida di un possibile occasione di cambiamento per la nostra comunità e per i nostri giovani.

L a cornice teorica di riferimento

Cosa sono le cooperative di Comunità?

L’articolo 2 della L.R. 23/2014 ne definisce lo scopo mutualistico e l’oggetto: «Sono riconosciute “Cooperative di comunità” le società cooperative, costituite ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del Codice civile, e iscritte all’Albo delle cooperative di cui all’articolo 2512 del Codice civile e all’articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni per l’attuazione del Codice civile, che, valorizzando le competenze della popolazione residente, delle tradizioni culturali e delle risorse territoriali, perseguono lo scopo di soddisfare i bisogni della comunità locale, migliorandone la qualità, sociale ed economica, della vita, attraverso lo sviluppo di attività economiche eco-sostenibili 3

 

finalizzate alla produzione di beni e servizi, al recupero di beni ambientali e monumentali, alla creazione di offerta di lavoro e alla generazione, in loco, di capitale “sociale”».

Le Cooperative di Comunità, pertanto, non sono semplici cooperative che hanno il solo scopo di procurare benefici ai soci (offrendo un bene, un servizio, materie prime, lavoro, credito ecc., a condizioni più favorevoli di quelle che i singoli non associati potrebbero trovare sul mercato) pur con possibili ricadute positive (collaterali e non intenzionali) nel contesto e nella comunità in cui operano.

Il “di Comunità”, infatti, non è sostitutivo di un semplice aggettivo specificativo, si sarebbe potuto parlare di coopertive comunitarie; ma sta ad indicare una “appartenenza” al territorio, un legame stretto, “fisico” con i sui abitanti e con il suo tessuto sociale, storico, culturale, economico.

Nello Studio di fattibilità per lo sviluppo delle cooperative di comunità, realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Irecoop Emilia Romagna e pubblicato a fine 2016, si afferma che siamo di fronte ad una cooperativa di comunità quando siamo: « in presenza di un territorio in condizioni di vulnerabilità e di un fabbisogno specifico, capace di generare anche un’opportunità imprenditoriale, espresso da una comunità reale (non virtual community)»; quando: « si sviluppa una attività economica finalizzata al perseguimento dello sviluppo comunitario e della massimizzazione del benessere collettivo (non solo dei soci) e non a quello della massimizzazione del profitto ».

Ed ancora, nel saggio “Le cooperative di comunità”, Pier Angelo Mori (Ordinario di Economia presso l’Università di Firenze), afferma che: «quando si parla di comunità non si intende un gruppo di persone con interessi affini, ma una comunità di “residenti all’interno di un territorio”, il cui interesse per il bene/servizio nasce dal fatto che vivono in quel luogo». L’obiettivo della cooperativa, dunque, non è rispondere ai bisogni di un gruppo sociale ristretto, ma ai bisogni dei cittadini e della comunità tutta: «Una cooperativa che offre un bene di comunità selettivamente ed esclude alcuni membri della comunità non può essere una cooperativa di comunità ».

Per Mori, dunque, le cooperative di comunità sono inclusive e rispettano il principio della “porta aperta”. Esse in sintesi rispondono a tre requisiti: « sono controllate dai cittadini (comunità), offrono o gestiscono beni di comunità, garantiscono a tutti i cittadini un accesso non discriminatorio».

Generatività e percorso partecipativo

Secondo il citato studio del Mise, a cui si rimanda per ogni opportuno approfondimento, un aspetto fondamentale e fondante delle cooperative di comunità è il rapporto partecipativo, con la comunità di riferimento. La loro nascita si giustifica e si basa sull’identificazione di un “bisogno comunitario” cui la cooperativa di comunità può dar risposta. Un bisogno che deve essere reale e percepito da una parte significativa 4

 

della comunità di riferimento. In questo senso è strategica la capacità di analisi e identificazione dei bisogni e di progettazione comunitaria delle possibili soluzioni.

In altri termini una Cooperativa di Comunità costruisce e costituisce un progetto condiviso, pensato da tutti, o almeno da tanti, che valorizza e rafforza il capitale sociale facilitando l'azione coordinata degli individui ed instaurando nuovi rapporti di fiducia e reciprocità non solo fra i soci ma fra questi e la cittadinanza, già protagonista nel processo di progettazione partecipata, e destinataria dei servizi stessi. Un progetto comune e condiviso, elaborato in una sorta di "laboratorio di comunità", dove i cittadini/soci si confrontano, identificano insieme i bisogni, lanciano idee, elaborano proposte e costruiscono, mettendo insieme intelligenze, capacità, competenze, un percorso di risposta, coerente con le risorse disponibili in termini umani, finanziari, organizzativi ed istituzionali.

Il processo generativo di una cooperativa di comunità necessita, quindi, della presenza di un sistema territoriale abilitante, ovvero di una rete di sostegno, un’infrastruttura socio/relazionale cui appoggiarsi per la sua nascita e il suo sviluppo. Le proloco, le parrocchie, le associazioni territoriali del volontariato, gli imprenditori locali e la pubblica amministrazione sono solo alcuni esempi dei soggetti che la cooperativa deve coinvolgere e con cui deve stringere relazioni. Il fine ultimo, infatti, è quello di coinvolgere la comunità e i cittadini che la compongono nel progetto cooperativo che si pone un fine di sviluppo locale sostenibile.

Sempre secondo lo studio del Mise, il ruolo della comunità risulta fondamentale con riferimento al sistema abilitante delle cooperative di comunità; giacché queste particolari cooperative si innestano in una realtà territoriale unica e irripetibile e si sviluppano partendo dalle risorse materiali e immateriali che il territorio offre. In tutti i casi analizzati le cooperative hanno potuto contare su risorse disponibili ma non impiegate, o non valorizzate, presenti nel territorio. Che fossero terreni privati o stabili di proprietà pubblica, tutte le cooperative analizzate hanno potuto rendere produttive risorse territoriali dormienti.

Questa messa in produzione di risorse dormienti della comunità viene resa possibile solo dalla creazione di partnership strategiche, sia all’interno che all’esterno della comunità territoriale.

In questa ottica il gruppo fondatore, deve possedere o sviluppare sia le competenze tecniche, necessarie per condurre l’attività economica, sia quelle “abilità” che facilitino l’ascolto e la tessitura di legami relazionali con la comunità. Le cooperative di comunità devono infatti essere allo stesso tempo attore capace di trattenere i componenti della comunità e di rendere la comunità ed il territorio stesso attrattivo.

Beni comuni

Il tema dei beni comuni è un tema ampio dibattuto e spinoso, su cui da alcuni anni si 5

 

stanno confrontando giuristi, economisti, cittadini, amministratori locali e decisori politici.

Una definizione possibile recita: « I beni comuni sono quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti, se impoveriti impoveriscono tutti ». Una definizione che funziona come ”griglia” per capire se un bene può essere considerato bene comune oppure no.

In questa prospettiva sono beni comuni i beni ambientali come l’aria, la terra, i boschi, l’acqua, la salute quindi la sanità ed i servizi di welfare, l’istruzione, la conoscenza, il patrimonio culturale ed artistico. Anche il capitale sociale, la legalità, la sicurezza possono essere considerati “ beni comuni “.

La cosa da capire e che spesso dietro ad ogni bene, definibile come bene comune, c’è una cittadinanza attiva ed una comunità che si è presa cura con responsabilità del bene, pubblico o privato che fosse, regalandogli nuova identità e trasformandolo così in bene comune. Bene che senza tale cura, anche se non completamente abbandonato o pienamente utilizzato, sarebbe stato destinato all’incuria e al degrado, secondo il principio delle “finestre rotte”.

Data la complessità del tema non posso che rimandare ad autonomi approfondimenti.

Qui mi preme solo evidenziare che le attività di cura dei beni comuni, spesso compiute spontaneamente dai cittadini attivi e dal mondo dell’associazionismo, sono state disciplinate dal “Regolamento3 sulla collaborazione fra cittadini e amministrazioni per la cura dei beni comuni” che moltissime città italiane hanno adottato. Tale regolamento inquadra giuridicamente le attività di “cura”dei beni comuni definendo con precisione ruoli e responsabilità rispettive dei cittadini e delle amministrazioni e dando durata nel tempo alle attività di cura, sviluppo e rigenerazione.

3 Nel biennio 2012-2014 l’Associazione Labsus ha redatto insieme con l’amministrazione del Comune di Bologna un Regolamento comunale tipo che dal 22 febbraio 2014 è stato messo a disposizione di tutti i comuni italiani sul sito di Labsus. Il Regolamento è stato adottato dai consigli comunali di oltre 190 città (fra cui, oltre a Bologna, Milano, Torino, Genova, Firenze, Verona, Bari e molte altre) www.labsus.org.

Bovino è ricca di beni culturali ed ambientali, alcuni già resi fruibili dal lungo lavoro delle numerose Associazioni di volontariato e del terzo settore presenti sul territorio, altri invece ancora inutilizzati e/o non pienamente valorizzati. Interessante, in questo orizzonte, il ruolo che può essere svolto dalla cooperativa di comunità che può rappresentare un’efficace modalità per il governo democratico di tali beni in una logica di condivisione e di sviluppo di opportunità occupazionali.

Legittime ed irrimandabili questioni

Alla luce della cornice teorica sinteticamente esposta, si pongono alcune questioni 6

 

dirimenti che sarebbe opportuno approfondire e chiarire per liberare il campo da possibili banali fraintendimenti e incomprensioni, che potrebbero tarpare le ali alla co-costruzione di scenari di cambiamento condivisi, desiderati e possibili, per quanto faticosi. Ma si sa “ Molte cose, non è perché sono difficili che non osiamo farle, ma è perché non osiamo farle che sono difficili ”.

Ed allora oso esser sincero, e con spirito costruttivo provo a porre alcuni punti di domanda e ad esprimere un’unica considerazione, un unico nodo da sciogliere:

Come mai nel “progetto-percorso”, che ci si augura porti alla costituzione della Cooperativa di Comunità di Bovino, non si sono coinvolte altre Associazioni4 oltre alla UNITRE BOVINO ed alla P.A.T.A. ? Non è più facile coinvolgere i potenziali attori di un processo così importante, sensibilizzandoli e responsabilizzandoli sin dall’inizio?

 

4 Con margine di errore io ne conto altre 13 (Proloco, Archeoclub, CTA Centro Turistico Acli, Circolo Florestano Rossomandi, Misericordia, AVIS, Gruppo Teatrale Vernacolare; Polisportiva Bovino CSI, Associazione Cacciatori, Amici degli animali, ASD Monti Dauni Sport e Bike, Verde Mediterraneo, Caritas Diocesana).

Lascio ai lettori l’accoglimento dell’ovvia obiezione dei tempi strettissimi per la formulazione della proposta progettuale da presentare in Regione;

Come mai così pochi i partecipanti alla Conferenza di presentazione del progetto tenutasi il 25 ottobre u.s.? L’Amministrazione Comunale avrebbe potuto far di più invitando e sensibilizzando, anche per le vie brevi, opinion leaders, responsabili di associazioni e una più ampia rappresentanza del mondo imprenditoriale ecc. ecc.

 

Quanti altri incontri e quale crono programma si è dato il Managment di progetto? Sono previsti momenti di ascolto della Cittadinanza e di progettazione partecipata dal basso?

 

Il focus di riflessione proposto dal Nucleo di esperti intervenuti e centrato sul tema delle energie “verdi”, a quale tipo di fonte rinnovabile guarda? Biomasse, fotovoltaico, solare termico, microeolico; quale di esse è più coerente con un modello di sviluppo tendente alla valorizzazione delle produzioni agricole locali, alla valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, alla promozione di un turismo esperienziale?

 

Con riferimento ai beni culturali (Museo del Tesoro della Cattedrale, Museo delle Armi, Community Library, Giardini Pensili ecc.) quale architettura organizzativa si prospetta, anche al fine di supportare la potenziale e auspicabile rete Museale di Bovino? Quali competenze, quali professionalità sono da attivare?

 

Altre domande potrebbero legittimamente porsi… 7

 

Tuttavia il nodo fondamentale da sciogliere riguarda la sensazione di seguire piste orientamenti e progettualità eterodirette, governate in gran segreto e più orientate ad assicurare consensi che altro…

Nella speranza di esser presto smentito auspico che il Managment di progetto possa governare il processo con terzietà e condurre in porto l’iniziativa con successo, ri-generando una visione condivisa sulle opportunità locali di sviluppo e di lavoro, con spirito inclusivo ed a vantaggio di tutta la comunità bovinese.

Al Sindaco gli auspici che possa avere il piacere, così come avvenuto in altri contesti, di presenziare alla ratifica notarile della costituzione della Cooperativa di Comunità di Bovino in pubblica assemblea, al cospetto di tutti i cittadini.

Grandi Speranze!

26 Novembre 2019 Michele Dota

Nessuno può fischiettare una sinfonia.

Ci vuole un’intera orchestra per riprodurla.

(HE Luccock) 8

 

Si dimette la maggioranza del cda del Gal Meridaunia

GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE 2019

Decade il cda del Gal Meridaunia. Ne dà notizia Foggiatoday che riporta come tre consiglieri su quattro del cda si siano dimessi nelle ultime ore. Si tratta di Pasquale De Vita, sindaco di Casalnuovo Monterotaro e rappresentante in seno al Gal delle associazioni datoriali agricole (Confagricoltura); Matteo Cuttano, di Troia, rappresentante di Confcooperative e delle associazioni di categoria rientranti nel Cnel; Michele Angelo Del Buono, rappresentante della Camera di Commercio di Foggia e degli enti pubblici diversi dagli enti comunali. L’unico a non seguire i colleghi è stato Antonio Tutolo, sindaco di Lucera e rappresentante dei sindaci appartenenti al Gal.

Con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, decade anche il presidente, Alberto Casoria, da 20 anni alla guida dell’ente che comprende i comuni dei Monti Dauni.

Secondo la testata online la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata “la recente vittoria di un bando europeo da parte di un congiunto del presidente”.

Un episodio raccontato da l’Attacco il 30 ottobre scorso.
Il congiunto è il nipote di Casoria, Luigi; il bando è quello per reclutare un esperto di turismo per affidargli l’incarico di coordinatore delle attività del progetto “Servizi integrati turistici dei Monti Dauni”.
L’impiego sarà retribuito con 84 mila euro per approssimativamente 525 giorni di lavoro, il che significa 160 euro lordi al giorno.

Pur essendo state rispettate tutte le norme prescritte dalla legge in termini di pubblicità del bando, è parso che alla notizia non fosse stata la massima risonanza possibile, tanto che a candidarsi a quello che potrebbe considerarsi un posto di lavoro ambito e remunerativo, sono stati solo 7.
Oggi la presa di posizione dei consiglieri del cda.

Nel rileggere “La questione meridionale” di G.Aliberti- Minerva Italica 1975, alla pag.41 del cap.III “..le migrazioni rurali” ho trovato interessante l’indagine condotta nel 1795 da G.M.Galanti, sul flusso di tanti umili operai tuttofare che si spostavano, per cercare lavoro in ogni direzione e di subire per necessità, condizioni disagiate senza garanzia salariale ed in assenza di tutela sanitaria e sindacale. Nel riportare questi dati, il Galanti scrive: “La maggior parte de’ lavoratori delle campagne viene assoldata da’così detti <caporali > che prendono in appalto...i lavori delle strade, delle tenute…..che fanno eseguire. Vi sono i <caporaletti > che presidiano a’ lavoratori divisi in drappelli.  Sono, i primi, veri incettatori di uomini per un certo tempo.  A pag.158, nel descrivere il genere di vita e di lavoro in Puglia, dei braccianti d’ambo i sessi impiegati nelle masserie, vengono indicati i <caporali > “che servono d’intermediari fra essi e i proprietari..”

Chiaramente la mia attenzione è stata attirata dal particolare fornito dal Galanti, su  come il “caporalato” fosse già presente ed accettato nella vita sociale del 1790-’95.   Di conseguenza parte spontanea la riflessione come ancor oggi, risulta attuale il problema-fenomeno del lavoro sommerso, fuori da ogni norma e tutela.  

I miei pensieri tornano ai giorni fra il 4 e 6 agosto 2018 (!) quando la cronaca era tristemente impegnata, per due incidenti stradali molto simili, avvenuti nella provincia di Foggia con sedici morti, tutti braccianti stranieri. Con il particolare che risultavano tutti assoggettati dal “caporale” di turno.

Vittime due volte in quanto sfruttati per una misera paga, da una delle tante organizzazioni di caporalato, e poi comunque penalizzati a sopravvivere in condizioni disumane dopo una giornata di lavoro, se e quando non sopraggiunge anche la disgrazia!

Non per introdurre dibattiti e paragoni o considerazioni e opinioni in merito ….. ce ne sono fin troppo, e ne ascolteremo tanti altri ancora! Resta solo una curiosa amara constatazione, per la serie: “non è cambiato nulla”!?

Sempre scorrendo le pagine (109-111) del citato libro, mi sono imbattuto in alcuni termini ed espressioni, riportate dal De Cesare in una sua indagine redatta nel 1859, sulle condizioni economiche della classe agricola in Puglia. Svariate parole che richiamano il nostro dialetto, che non usiamo più spesso come prima, ma che hanno una lontana origine ed un preciso significato. 

Non sono una novità…ma credo faccia piacere “ripassare” certi modi di dire, già in uso nel 1850. Parlando della gestione dei terreni e delle coltivazioni, una forma di affitto era l’estaglio,…. come prezzo in ducati da pagare, perl’utilizzo di una versura di terreno.

Una vasta estensione di terreno agricolo, “…si addimanda masseria..” ciascuna masseria si divide in porzioni “che si dicono pezze” (quasi 2.600 mq.) mentre circa una quinta parte della masseria “… non mai si coltiva, ed è destinata col nome di mezzana pel pascolo degli animali..” nella gestione della masseria, il curatolo scelto dal proprietario, “sopraintende a tutte le faccende agrarie” quasi come il massaro. Ad umili operai stagionali, venivano affidati, alcuni lavori faticosi come quello di “…sminuzzare le grosse zolle volgarmente dette tempe”.

Infine, ben si comprende come nel periodo socio-economico del 1860, l’agricoltura nel Meridione pur essendo il principale riferimento per braccianti ed operai, manteneva gli stessi fra miseria e povertà. Il De Cesare conclude, parte della sua indagine nel 1859, con il trascrivere alcuni motti e proverbi in uso nelle campagne Pugliesi, fra cui “..volendo significare che l’agricoltura non frutta niente sogliono dire: chi negozia campa e chi coltiva muore”.

                                                                                     Carmine Santoro

 

Spopolamento dei piccoli comuni della Daunia

Saturday, 20 October 2018 08:30

Bovino è uno dei paesi più colpiti dallo spopolamento, di questo parla oggi la stampa con un articolo di Dino De Cesare.

Sul fenomeno dell' emigrazione c' è una bella notizia che riguarda i nostri concittadini all'estero: Il diario scolastico 2018/2019 delle scuole dell' Istituto comprensivo di Bovino-Panni-Castelluccio Dei Sauri ha dedicato loro un articolo  interessante del quale vi mostriamo le pagine:

Questi sono i risultati definitivi di Bovino. Tutti vittoriosi e soddisfatti, pronti per le prossime amministrative:

SENATO

CAMERA

Bovinesi in Parlamento

Wednesday, 22 November 2017 11:59

...dalle pagine di Facebook sembra  proprio di sì: facce bovinesi tra i banchi del Parlamento Italiano e nelle strade di Roma  per far conoscere i prodotti del nostro territorio !!!

 

“I disservizi di Poste Italiane nei piccoli comuni appenninici provocano danni agli utenti e aumentano il senso di isolamento di queste comunità”. Lo affermano i deputati Colomba Mongiello e Michele Bordo, componenti del gruppo del Partito Democratico alla Camera, nell’interrogazione rivolta al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per sollecitare il “ripristino di un corretto ed efficiente servizio”.

Il ‘caso’ sollevato dai parlamentari riguarda alcuni Comuni dei Monti Dauni – Carlantino, Volturara Appula, San Marco la Catola e Motta Montecorvino – in cui i sindaci e la stampa hanno registrato e riportato “innumerevoli lamentele” relative a “gravissimi disagi causati dalla mancata consegna di pacchi, bollette, fatture e raccomandate”.

“La mancata e tempestiva ricezione di bollette, avvisi di pagamento o atti giudiziari – affermano Mongiello e Bordo – espone i cittadini al pagamento di interessi di mora e, nei casi più gravi, a responsabilità di carattere penale.

Ha ragione il sindaco di Carlantino, quando afferma che i disservizi sono aumentati con la privatizzazione di Poste Italiane ed il conseguente taglio di dipendenti e sedi, da cui è derivato l’annacquamento del servizio pubblico prima garantito.

Il disservizio creato da Poste Italiane, inoltre, contribuisce ad aggravare l’isolamento di questi piccoli Comuni dal resto del mondo, al punto da doversi ritenere una concausa dello spopolamento delle aree interne e disagiate.

Abbiamo ritenuto nostro dovere informare il ministro della mancata erogazione del servizio di recapito da parte di Poste Italiane – concludono Mongiello e Bordo – e chiedere l’adozione di provvedimenti urgenti ed idonei ad evitare l’interruzione di un pubblico servizio”.

DA :

Monteleone: se vuoi la pace, educa alla pace

Thursday, 15 December 2016 08:18

Al via il progetto pilota di educazione alla nonviolenza

Il Centro Internazionale Mahatma Gandhi compie un anno e pubblica il seguente

COMUNICATO STAMPA 

Se  vuoi  la  pace  educa  alla  pace .  A  un  anno  dalla  sua  costituzione ,  il  Centro  Internazionaleper  la  Nonviolenza  Mahatma  Gandhi  di  Monteleone  di  Puglia  organizza,  per l' anno   scolastico2016/17  , unprogetto pilota di educazione allapace, coinvolgendo le scuole materne, elementari e medie diAccadia, Anzano, Monteleone e Sant'Agata.  L’iniziativa ,  approvata  dagli organi  collegiali  dell’Istituto  comprensivo  e  dal  dirigente  scolastico  Lucio  Lorenzo  Cerrato,  è partita  in  questi  giorni  con  l'arrivo  dell'educatrice/attrice  spagnola  Veronica  RodríguezFernández,  proveniente  dal  Centro  Gandhi  di  Pisa  e  l’avvio  dei  prim i laboratori.  L'intervento educativo  si  svilupperà  in  varie  fasi  dell'anno  scolastico,  affrontando  il tema  della  pace  in tutte  le  sue  dimension i:  interpersonali,  sociali  e  internazionali.

 Quattro  le  aree  di  interesse: la  promozione  della  comprensione  reciproca  e  la  conoscenza  delle  diversità  culturali,  etniche,  linguistiche  e  religiose;  la  costruzionedi  una  cornice  pluralista  per  comuni  valoricondivisi;  la  diffusione  di  principi  e  strumenti  di  dialogo  interculturale  attraversol'educazione;  favorire  ildialogo  per  lo  sviluppo  sostenibile  e  le  sue  dimensioni  etiche,  socialie  culturali. 

 

 I   primi  laboratori  sono  stati  avviati  in  alcune  classi  delle  scuole  presenti  nel  territorio,attivando  giochi  cooperativi  e  dinamiche  di  gruppo  per  imparare  a  conoscersi,  a  superare  inmodo  nonviolento  i  piccoli  conflitti  interpersonali,  allo  scopo  di  favorire  la  scomparsa  di  ogni  forma  di  bullismo  e  di  prevaricazione  presente  nelle  relazioni  infantili  o  adolescenziali.Nei  prossimi  mesi  si  darà  il  via  ad  una  serie  di  laboratori  creativi  di  poesia  e  di  scritturacollettiva,  pittura  e  ceramica,fotografia,  cinema  e  arti  multimediali,  teatro  e  danza,  musica  ecanto ,con  l'obiettivo  di  costruire  attraverso  le  arti  una  coscienza   planetaria  di  pace,  sviluppando  un  metodo  creativo  nella  gestione  dei  conflitti.  

 L’istituto  comprensivo  ha  fatto richiesta  di  affiliazione  all’UNESCO  pe r l’inserimento  del  progetto  nei  programmi  internazional i di  educazione  alla  pace  ispirandosi  proprio  all’atto  costitutivo   dell’ Organizzazione  delle  Nazioni  Unite  per  l'Educazione,  la  Scienza  e  la  Cultura:  “se  le  guerre nascono  nella  mente  degli  uomini,  è  nella  mente  degli  uomini  che  le  difese  della  pace  devono  essere  costruite ”.  L'affiliazione  all'Unesco,  perorata  da  tutte  le  amministrazioni  comunali  coinvolte,  con  il  Comune  di  Monteleone  di  Puglia  a  fare  da  capofila,  favorirà  la sopravvivenza  dell’istituto  comprensivo  con  sede  ad  Accadia,  in  considerazione  dell’alto  valore  educativo  messo  in  atto  dalla  scuola.  Salvare  e  rafforzare  l'offerta  formativa  è  un  modo  per  garantire  con  la  pace  la  salvaguardia  delle  economie  locali  e  la  rinascita  delle  comunità  rurali  e  di  montagna.  Il  percorso  di  educazione  alla  pace  si  concluderà  alla  fine  di  maggio  con  una  grande  festa  che  si  svolgerà  a  Monteleone,  con  la  presentazione  dei  risultati  prodotti  dai  laboratori  di  pace  e  la  partecipazione  corale  d i   tutte  le  scuole  del  territorio.

 

 

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