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AMBIENTE (76)

Carmine Santoro porge l' invito a tutti per uscire di casa, magari senza cellulare, per guardarci in faccia ed intorno per osservare la natura bellissima dei nostri luoghi:

 

   Camminando lungo Viale I Maggio stamattina noto da lontano le inconfondibili silhouettes di piantine, alla mia vista assai familiari… incuriosito entro dall’ingresso pedonale e mi dirigo verso di loro per verificare quanto avvistato da lontano e, con mia grande meraviglia, constato la presenza di varie colonie di orchidee!!

Le orchidee individuate nelle varie aiuole del tribunale sono appartenenti a due specie diverse:

             

la prima è la Ofride della passione (di Cristo) Ophrys passionis subsp. garganica E. Nelson ex H. Baumann & R. Lorenz 2005. dal lat. "della Passione", riferita al periodo pasquale, di solito quello “centrale” della fioritura. Essa è detta anche Oprys garganica poichè la descrisse nel 1962 E. Nelson sul Gargano come  O. sphecodes subsp. garganica). Per inciso, è stessa specie individuata e confermata da Matteo Caldarella nei pressi della rotonda dell’aereo di Via Telesforo e/o P.zza della Legalità, cambia il nome ma non la “sostanza”.

                                           

La seconda specie è la Ophrys incubacea Bianca 1842 o Ofride scura, a quanto parrebbe, una nuova specie da aggiungere all’erbario “virtuale” delle Orchidaceae presenti in urbe. 

A dirla tutta, sono molte le specie di orchidee che riescono a vivere in ambienti antropici o fortemente antropizzati come giardini pubblici, rotatorie “verdi”, bordi stradali, siti archeologici, lungo la ferrovia ecc. soprattutto di alcuni generi come Ophrys e Serapias (vedasi la Serapias vomeracea individuata dal Prof. Marco di Giovanni, fiorita nel giardino della scuola Einaudi - Grieco), questo si spiega accennando alla specifica biologia di queste piante dette Eliofile: parola composta dal nome greco Ἥλιος (Hélios), sole, e da φιλεῖν (filèin), amare e quindi “amante del sole”; piante, alberi o arbusti, che si avvantaggiano di un'esposizione diretta alla luce solare e necessitano perciò di un'illuminazione intensa, soffrendo, al contrario, l'ombreggiamento. Pertanto, paradossalmente accade che in questi ambienti vi è poca competizione da parte di erba alta (spesso falciata) o poco ombreggiamento per mancanza di alberi (e Foggia a quanto pare, ne ha sempre di meno!) a tutto vantaggio di queste specie tanto affascinanti quanto belle. Non mi meraviglierei di trovare altre specie che fioriscono nei mesi seguenti ed in altri loghi come l’aeroporto Gino Lisa o la Villa Comunale, la primavera è ancora lunga.

 

BOVINO non è da meno, anzi… le specie fin ora rinvenute all’interno della cinta urbana sono varie: si va dalle due specie già menzionate (le prime a fiorire), all’ Ophrys apifera detta orchidea delle api, alla Orchis purpurea o orchidea porpora alla Serapias vomeracea la quale ha una parte del fiore simile al vomere usato in agricoltura. Vi è anche la Cephalanthera damasonium, la quale, a differenza delle precedenti vuole un ombreggiamento maggiore sotto un albero di quercia o pino ed è proprio la presenza di essi in paese che ha consentito la nascita di queste piantine alla stregua di una margherita selvatica o una cicoriella di campo!

Questo è dovuto essenzialmente a due fattori: al vento che tira costantemente a Bovino e che quindi trasporta i minuscoli semi anche per centinaia di metri (soprattutto da M. Castro) e per la buona biodiversità di cui gode ancora il nostro paese. Infatti non è raro trovare varie specie di orchidee anche negli uliveti abbandonati o gestiti senza l’uso di erbicidi, la terra adibita ad Oliveto è bene ricordare che una volta un bosco, un arbusteto e quindi ha conservato in essa una varietà di semi (banca semi naturale) che, in condizioni favorevoli, germinano dando vita a straordinarie fioriture! In oliveti pietrosi ed abbandonai si è accertata anche la presenza della rara Ophrys apulica, un endemismo tutto pugliese!

La differenza fra una “cicoriella” ed un orchidea è però sostanziale, l’orchidea prima di fiorire cresce assai lentamente e deve necessariamente instaurare una simbiosi con un fungo per svilupparsi e per fiorire impiega 7/8 anni, la cicoria o la margherita no.. ecco perché le Orchidee sono specie rare e protette, la cicoria selvatica no, anzi è una specie considerata dagli agricoltori al pari di una infestante in alcune colture!

 

L’invito ai lettori è quello di uscire di casa, di essere curiosi (caso mai di percorrere la scorciatoia che dal Buco di San Marco arriva agevolmente a Valleverde usando le vecchie mulattiere che passano per i campi e gli uliveti, in primavera è davvero bello!) e di FOTOGRAFARE i fiori e le orchidee e MAI di raccoglierli, una foto dura tutta la vita; il fiore, a casa al massimo 1 settimana poi muore.. senza riprodursi.

Se poi, strada facendo, si raccoglie un po di plastica o altro materiale estraneo… si fa una cosa buona per l’ambiente e per le generazioni future de nostro paese!

 

 

Bibliografia:

Orchidee d’Italia II Ed. - G.I.R.O.S. - Il Castello Ed. 2016

Ophrys d’Italia - R. Romolini, R. Souche - Editions sococor 2012

Orchidee spontanee di Bovino - G. Santoro - CRSEC FG 33 Grafiche Grilli 2006

 

Dott. Giuseppe Santoro

www.orchideedibovino.it .  Fb: Daunia Trek & MTB

BOVINO: DIVERTENTI IMMAGINAZIONI

Written by Tuesday, 05 March 2019 08:34

Dalle riflessioni di un nostro corrispondente: 

Questa è la foto di  uno storico dell'arte   mentre scavalca ad Ascoli la recinzione installata dal Comune per la salvaguardia di un sito archeologico.

Anche i Bovinesi e turisti esterni  saranno costretti a scavalcare la recinzione di Montecastro ....per usufruire del panorama  a costo zero?  

Questa è la situazione qui da noi,

mentre a Panni è  in via di realizzazione l'impianto aereo ZipLine per un volo sospeso su cavo

....e sul Gargano è pronto il progetto per attirare turisti con un ponte tibetano lungo 400 metri sul vallone di Pulsano.

 

Se mettiamo insieme le  esperienze (progetti) di Panni e Pulsano,  noi a Bovino abbiamo già tutto pronto......un ponte per scavalcare una recinzione  realizzata  per distruggere un bel pezzo di storia e leggenda romana e, a volo, allargando le braccia, veleggiare giù dalla collina di Montecastro per atterrare sul Corso, o.....

  realizzare la famosa “funivia” ipotizzata  non molto tempo fa da “pensatori” nostrani con partenza dalla stazione ferroviaria attuale e collegare Montecastro,  per ammirare la rinata Valle dei moderni Briganti !! Tutto a basso costo,vi pare? Buon divertimento, dando sfogo all’immaginazione, unica risorsa individuale in una realtà che, per l’ indifferenza, sprofonda giorno dopo giorno…!

Durante questo periodo la domanda ricorrente, che rivolgono all'Associazione Pata (antincendio) è: ma le stoppie si possono bruciare? E quando? In particolare all'inizio dell'estate, si vociferava che era assolutamente vietata la bruciatura delle stoppie. Di recente è stata emanata la seguente normativa che crediamo sia utile pubblicarla per la giusta informazione alla popolazione.  F.to Carmine Santoro  Presidente Associazione PATA-Bovino:

 

 

BOVINO - La scorciatoia per Valleverde

Written by Wednesday, 02 May 2018 06:29

         ( Articolo di Carmine Santoro) 

      Come per tradizione, a partire dal mese di maggio, i Bovinesi aprono i contatti di devozione con il Santuario di Valleverde, per cui colgo l’occasione per una chiacchierata sulla “scorciatoia per Valleverde” come luogo intriso di tanti ricordi di gioventù e, nello stesso tempo, come nicchia che custodisce un periodo storico, durante il quale si sono radicate una parte delle nostre tradizioni religiose e si sono alternate quelle vicissitudini della civiltà contadina locale, che compongono gli elementi di un  mosaico che appartiene al nostro  passato.

Per gli abitanti di Bovino, e per la maggior parte dei compaesani residenti altrove, la scorciatoia per Valleverde rappresenta l’insieme di riferimenti storico-religiosi, retaggio dei nostri antenati, tanto che può considerarsi come il raccordo naturale tra il paese ed il Santuario della Madonna.

Si può dire tanto o quasi niente su questa scorciatoia, molto dipende da come se ne vuol parlare  e  da chi sta ad ascoltare, e dipende anche dall’animo con cui si percorre questo tratto di strada. Intanto a noi adulti fa bene ricordare, ai più giovani fa bene apprendere e riconoscere i “propri” luoghi d’origine o di derivazione.

 

Per chi scende a piedi da Bovino, dopo aver superato il vecchio ingresso del cimitero, nel gomito della curva della strada provinciale, troverà l’imbocco della “scorciatoia” che mena  al Santuario di Valleverde.

Proviamo quindi a rivisitare questo tracciato, percorrendolo con lo spirito sereno di chi vuol muoversi nel proprio territorio per sentirsi “a casa” e per gustare una rilassante passeggiata, a contatto con la natura.        

Al visitatore o escursionista occasionale, questo stradello può sembrare soltanto un vecchio tracciato rurale in disuso, oppure un percorso acciottolato di campagna, ideale per una salubre passeggiata a piedi o in mountain-bike.

Vuoi anche per il rispetto-devozione del popolo, questa stradina è fra le poche sopravvissute alla pressione esterna, ovvero a quel tipo di stravolgimento che altri ambienti naturali hanno subìto, per discutibili necessità di sistemazione agro-forestale, e di conseguenza alterati o trasformati per assicurare una migliore viabilità rurale e/o interpoderale.

Percorrere in silenzio la scorciatoia, significa “sentire” ancora rumori e suoni di una precedente vita contadina, vissuta fra queste strade di campagna, quando erano battute dallo scalpiccio degli zoccoli di asini e muli. A questi rumori si accompagnava il vociare dei contadini ed il respiro affannoso di chi, meno fortunato, transitava a piedi e coltivava il proprio fazzoletto di terra, senza l’aiuto del tradizionale asinello.

 

Appena si imbocca questo antico tracciato, si avverte subito una piacevole sensazione di  benessere che sale proprio dal contatto con la pavimentazione di ciottoli,  a cui ormai siamo poco avvezzi, tanto presi dal muoverci in auto e sulle strade bitumate.

Il viandante o l’escursionista che inizia a scendere dal tratto superiore, si imbatte subito nella chiesola votiva che sorge a lato di questa scorciatoia, per cui  avverte un senso di rispetto per il  luogo che  sta attraversando.         

Basta posizionarsi vicino alla chiesola, e da questa sommità lo sguardo viene attirato dal panorama che si apre davanti e lateralmente.

A sinistra ritroviamo: Valle Troiana, le Scalelle, la vallata del Cervaro fino a Cervellino- Caprariccia, mentre di fronte abbiamo:  M.Sellaro, V.la De Paulis e M.Fedele.

Sulla destra continua la Valle del Cervaro fino a M.Nero, da quì, risalendo con lo sguardo verso il Santuario si notano, fra i Valli e Cretarossa, ginestreti e boschetti che si alternano ad oliveti e frutteti e qualche campo di grano.

Dalla posizione vicino alla chiesola, si può constatare come tutto il fianco di M.Campana  e della Serra del Vento, degradando verso il Cervaro, formano insieme un semicerchio naturale a voler quasi racchiudere e proteggere  i campi circostanti  ed il Santuario stesso.

 Sul fianco della collina, sopravvivono alcuni rari alberi di castagno, fra i pochi che si possono trovare sull’intero territorio di Bovino.  

 Sulla presenza di questo tipo di pianta, se ne trova menzione in qualche documento del 1600, circa le proprietà  della Chiesa di Valleverde, con preciso riferimento ad un terreno “..arborato di noci e di castagni,…” situato alle spalle del santuario.

Come riportato da alcuni testi di storia locale, questa valle era in gran parte dominio di querce, cerri e lecci che formavano il bosco di Mengaga, “….ma la quotizzazione di quella tenuta forestale, detta oggi Mezzana, distrusse l’incanto della selva ombrosa …” .

Nonostante questa trasformazione, l’insieme dei luoghi si presenta ridente e suggestivo perchè ricco di erbe, fiori, essenze profumate sparse nel pascolo incolto e cespugli di ginestre.

 

Da tempo l’intera zona di Valleverde è sotto tutela del vincolo paesaggistico-ambientale, per effetto del Decreto Ministeriale 1°agosto 1985, in quanto classificata come area di notevole interesse pubblico per la conservazione dello stato dei luoghi, in riferimento alla legge n.1497 del 1939.

Inoltre, rientra nei confini del Sito importanza comunitario SIC 421090 Regione Puglia, che oltre alla stessa Valleverde, assorbe gran parte della Valle del Cervaro fino agli Stalloni-Pisano.

 

  In effetti all’occhio esperto del naturalista-ricercatore, non può sfuggire la particolarità della flora spontanea presente nella zona e della fauna che si muove dentro e fuori dal bosco, o che frequenta piccoli anfratti e solchi scavati dall’acqua, ricoperti da una folta vegetazione formata  da cespugli spinosi e ginestre.

In virtù della tutela prevista da tale Decreto, anche la “scorciatoia” risulta protetta perché compresa nell’area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale, ma nonostante specifici divieti e limitazioni, previsti dalla normativa in materia, alcuni tratti di essa hanno subìto alterazioni e trasformazioni.

Va ricordato che, in occasione della visita del Papa nel maggio del 1987, la pavimentazione di acciottolato presente all’inizio della scorciatoia, quando la si imbocca dal santuario, fu ricoperta da uno strato di “sabbione” e breccione per permettere al bus, ed altri mezzi pesanti, di effettuare la manovra di retromarcia nella curva, per riposizionare il veicolo alla partenza.

Dopo tale evento, sarebbe stato logico e corretto provvedere al “ripristino dei luoghi” ma ……fra il Comune ed i responsabili del santuario iniziò il solito “palleggio” di competenze, con il risultato attuale che una parte dell’acciottolato è sparito e si nota l’intrusione di elementi estranei all’originale conformazione del posto.

 Nell’insieme, sia la pavimentazione di ciottoli che l’intera struttura naturalistica della “scorciatoia” si presentano in buono stato di conservazione, resta di fatto che si fa ancora in tempo a salvare quanto di orginario è ancora recuperabile, con la dovuta buona volontà dei responsabili a cui è affidata la vigilanza e custodia della zona, e con relativi interventi professionalmente qualificati.

Tanto perché, tutelare certi luoghi significa rispettare la memoria e lo spirito di chi ci ha preceduti, per un dovere morale che non dovrebbe essere imposto da nessuna legge o norma.   

  

Carmine Santoro

 

EOLICO SELVAGGIO: ACCAPARRAMENTO VERDE

Written by Friday, 13 April 2018 19:04

     Oggi, presso la Biblioteca A. Santucci dell’Università di Salerno, si è discusso di “accaparramento verde” ed energia eolica nell’Appennino Meridionale. Nell’ambito di una serie d’incontri sul tema Ecologia Politica e Giustizia Ecologica, il seminario ha ospitato Samadhi Lipari, ricercatore dottorando presso la School of Geography dell’Università di Leeds, nel Regno Unito.

Al centro del dibattito, l’espansione degli impianti eolici negli ultimi decenni che ha visto le alture tra le province di Salerno, Avellino, Benevento, Potenza, Campobasso e Foggia riempirsi di turbine. Queste province producono oltre due quinti dell’energia “eolica” italiana, coprono circa il 2,5% dei consumi complessivi nazionali, secondo i dati TERNA e consumano -tutte tranne Avellino- molto meno di quanto mettono in rete. Un territorio a vocazione agro-forestale che tuttavia funziona come una grande centrale elettrica.

Chi ci guadagna? Poche società –perlopiù multinazionali- che controllano la filiera e che redistribuisco parte dei profitti ad altre società addette alla gestione degli impianti o esecutrici dei lavori di costruzione. Giusto per dare un senso del volume, un parco di 10 turbine da 2MW è capace di produrre circa 5,8 Mln di euro l’anno, tenuto conto del regime incentivante in vigore dal 2016, che è finanziato dai cittadini tramite la bolletta elettrica. Un mercato liberalizzato dell’energia in cui però la collettività sostiene i profitti dei privati.

Cosa resta al territorio? Pochissimo in termini di ricchezza da un lato, molte danni al tessuto socio-economico e alla vita politica delle comunità, dall’altro. Hanno evidenziato questi aspetti Michele Solazzo, Pinuccio Fappiano e Armando Buglione dei comitati “No Eolico Selvaggio” attivi ormai da diversi anni tra l’alta Irpina e il Sannio. Grazie alla loro profonda conoscenza del territorio e del fenomeno stesso è stato possibile riempire di significato e di casi reali il termine “accaparramento verde”. È apparso infatti chiaro come l’appennino meridionale sia considerato un esteso giacimento a cielo aperto di energia, da cui estrarre valore attraverso l’accaparramento dei fondi agricoli e forestali, con la giustificazione “verde”, di fare del bene al pianeta. Una tendenza favorita dall’ordinamento giuridico che riconosce agli investitori eolici il diritto di ricorrere all’esproprio dei fondi. Grazie a tale norma che considera gli impianti eolici di pubblica utilità, si finisce per espropriare dei privati…a beneficio di altri privati.

In una tale situazione, gli attivisti hanno fatto notare come le comunità si trovino di fatto sottratte della loro capacità di programmare il territorio, anche a causa dell’assenza di strumenti importanti come i Piani Paesaggistici e i Piani Energetici e Ambientali Regionali. Non solo: spesso le stesse relazioni tra gli abitanti si deteriorano, contrapponendo coloro che riescono a guadagnarci qualcosa, come i proprietari dei terreni, o i professionisti che partecipano alle fasi di progettazione e realizzazione, agli altri membri delle comunità, specialmente quelli risiedenti vicino agli impianti, che invece ci perdono del tutto.

Sono dunque le energie rinnovabili il problema dei territori? No, emerge dal seminario. È piuttosto la loro organizzazione su scala industriale che causa l’accaparramento dei territori. Al contrario, fanno notare i comitati, misure come l’autoproduzione, nella direzione del decentramento e di politiche di efficienza, consentirebbe a territori, come l’appennino meridionale, di essere energeticamente autosufficienti, senza distruggere ettari ed ettari di crinali, campi e boschi.

BOVINO - Dove sono le rondini di primavera?

Written by Sunday, 15 April 2018 07:48

Interessante interrogativo a cui dà una risposta Carmine Santoro, presidente dell' Associazione P.A.T.A. di Bovino:

Avete notato che non si vedono ancora le rondini e qualche altro migratore primaverile (21 marzo)?  Siamo a metà aprile!  Anni addietro i primi ad arrivare puntualmente a fine marzo, sono stati i “balestrucci” (delichon urbicum).Questo agile e veloce uccello, è stato descritto anche da Shakespeare nel Macbeth.

La presenza complessiva del balestruccio nei centri urbani,  risulta in diminuzione a causa dei molti edifici moderni, che non offrono angoli, sporgenze ed archetti adatti alla costruzione dei nidi.

Altra presenza in ritardo è quella dell’assiolo (otus scops) che per il suo caratteristico verso-richiamo: “chiù” viene spesso confuso con il cuculo. L’assiolo è un piccolo gufo, che misura fra i 18 e 21 cm.  con i “cornetti” di piume ripiegati sulla testa, sembra tarchiato e con un testone. Citato dal poeta Pascoli nella poesia “L’assiuolo”.

Di giorno si rifugia per riposarsi sugli alberi e nelle cavità, perché ha vita notturna quando va a caccia per cibarsi. Ecco perché, dal tramonto e durante la notte, il suo  “chiù” ci accompagna in campagna o lo si sente in periferia dove c’è qualche boschetto, o nei parchi urbani con alberi accoglienti. Anche questo uccello ci avverte che la primavera presto cederà il passo all’estate! 

Possiamo ipotizzare, su base scientifica con comprovate ricerche e verifiche precedenti, che il “ritardo” e la scarsa presenza di questi ed altri simpatici uccelli migratori, sia da imputare ai mutamenti climatici,  all’inquinamento atmosferico ed alla riduzione dei boschi.

Forse per questa primavera, la spiegazione è solo di carattere meteo-climatica, speriamo nella prossima fase lunare, che notoriamente mette in moto le migrazioni. Staremo a vedere!

 

                                                                                                         Carmine Santoro

B                                                          

Firma questa petizione

E’ notizia recente che il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a punto la bozza del decreto sui nuovi incentivi alle energie rinnovabili per il triennio in corso che prevede ben sette procedure di gara fra il 2018 e il 2020.

Ma già da tempo gli imprenditori delle rinnovabili si preparano a questa nuova opportunità di business, soprattutto per l’eolico che aveva subito negli ultimi anni un ridimensionamento.

Alcuni giorni fa un cittadino (Michele Dota di Bovino) ha inviato all’Associazione Italia Nostra, sezione di Troia, una nota puntuale e circostanziata denunciando l’arrivo di una serie di progetti per la realizzazione di impianti eolici nel territorio dei Monti Dauni.

Un Parco eolico promosso dalla Renvico Italy s.r.l. con sede in Milano della potenza di 33,6 MW interessa Bovino alle contrade ”Serrone e San Lorenzo”; l’iter autorizzativo è già avanzato: è in atto una procedura di VIA di livello nazionale, avviata il 17/11/2017, per la quale si sono già interrotti i tempi per muovere osservazioni e/o controdeduzioni (scadenza 18/02/2018).

Il progetto prevede la realizzazione di 8 aerogeneratori, ciascuno di 4,2 MW di potenza, alto 166 metri con diametro del rotore di 150 m., in grado, ciascuno, di soddisfare il fabbisogno di 4.000 utenze domestiche.

 Ma c’è di più, la Renvico Italy s.r.l. nelle immediate vicinanze del Parco eolico di Bovino ha in atto due procedure di VIA (questa volta a livello provinciale in Commissione VIA Provincia di Foggia) l’una per 7 aereogeneratori con potenza pari a 29,4 MW in territorio di Orsara di Puglia, località “Magliano”; l’altra per 6 aereogeneratori (25,2 MW complessivi) nel territorio di Troia alla località “Cancarro” ove si trova la sottostazione elettrica.

La Renvico Italy s.r.l. sta così, di fatto, cercando di realizzare in totale 21 aerogeneratori che si sviluppano sul territorio di 3 Comuni, con una potenza complessiva di circa 88 MW.

Sembrerebbe che il costo economico di realizzazione per ciascuna torre sia stimabile in 5 milioni di Euro; il ricavo annuale in 2 milioni di Euro, da moltiplicare per i 20 anni di durata degli incentivi statali riconosciuti a chi produce energia da fonte rinnovabile. Incentivi a cui i cittadini contribuiscono con l’apposita voce in bolletta.

Sempre la Renvico Italy s.r.l. ha in fase autorizzativa (VIA di livello nazionale) anche il Parco eolico di San Paolo di Civitate con 10 aerogeneratori per una potenza complessiva di 42 MW.

Anche un’altra contrada di Bovino, di importante pregio archeologico e che in passato ci ha restituito le preziose Stele Daunie, è sotto assedio.

Qui la Winderg Srl (Sede Legale Vimercate -MB) ha progettato la realizzazione del Parco Eolico di “Monte Livagni” con 12 aerogeneratori per complessivi 30 MW di potenza. Il progetto è attualmente in fase di valutazione in “Commissione VIA della Provincia di Foggia”.

Visitando il SIT (Sistema Informativo Territoriale) della Regione Puglia che riporta geograficamente tutti gli impianti energetici da fonti rinnovabili (eolico,fotovoltaico,biomasse) realizzati e/o autorizzati in Puglia si può individuare l’esatta ubicazione gli impianti già autorizzati.

Si tratta in totale di 53 Torri per un totale di 166 MW di potenza, tale da coprire oltre 100.000 utenze domestiche. Parliamo di 320.000 cittadini, calcolati considerando che a ciascuna utenza (da 1,5/Kw) possano corrispondere 3,2 cittadini (padre, madre, e 1,2 figli). Metà della popolazione residente al 2016 in Provincia di Foggia!

La preoccupazione serpeggia tra la popolazione che ancora una volta subisce decisioni calate dall’alto, senza che alcun processo partecipativo delle comunità locali sia stato attivato. Negli ultimi due decenni abbiamo visto il territorio dei Monti Dauni ferito, depredato, umiliato, e senza alcuna compensazione, senza alcun vantaggio tangibile per i cittadini e per le comunità, che, legittimamente sentono come propria la risorsa vento che appartiene anch’esso alla terra in cui si è nati, si lavora, si vive, come scrisse nel suo “Controvento” il giornalista Antonello Caporale.

L’Associazione Italia Nostra, talvolta anche in antitesi con altre Associazioni ambientaliste più concilianti rispetto a questo fenomeno, sin dal primo momento ha denunciato i danni ambientali paventati e allertato i cittadini dell’area subappenninico prescelta per la sua ventosità, ravvisando anche pericoli di conflitti sociali e di inquinamento morale, visto i numerosi procedimenti penali a carico di amministratori e imprenditori coinvolti nella gestione dell’affare eolico.

A fronte dell’invasività degli impianti, limitatissimi i benefici che si sono sostanziati nel ricorso, non sempre garantito, a imprese e a manodopera locale per la realizzazione delle parti più convenzionali degli impianti (tipicamente le opere civili); nella manutenzione ordinaria e nella sorveglianza; in qualche "lascito" infrastrutturale (a volte miglioramenti della viabilità, molte più volte peggioramenti della stessa).

Peraltro, a dispetto degli accordi, alcuni gestori dei Parchi Eolici realizzati non pagano più le royalities pattuite con i Comuni in sede di Convenzione.

E che dire dell’ingiustizia dei fitti riconosciuti ai proprietari dei terreni interessati dalle installazioni? Provate a vestire i panni del contadino del fondo confinante, al cui margine, per evitare di “spezzare” il campo, si è collocata la torre eolica e che non ne riceve alcun beneficio, foss’anche un simbolico sconto in bolletta.

Qualcuno però potrebbe e dovrebbe dar risposte su quanto già si produce e se davvero è necessario il ricorso a nuovi impianti, che dopo aver sfregiato i monti, minacciano i mari con le Centrali eoliche off-shore di Chieuti (50 torri per 150 MW totali) e quella del Golfo di Manfredonia (65 torri per 195 MW totali).

Sul portale Valutazioni Ambientali VAS – VIA, del Ministero dell’Ambiente sono ben 8 le procedure di valutazione che riguardano la Puglia per 4 Parchi Eolici off-shore e 4 on-shore. Più di tutte le altre Regioni messe insieme!

Ad avviso di Italia Nostra, la produzione di energia da fonti rinnovabili avrebbe potuto rappresentare una grande opportunità, industriale e finanziaria, per aree come la nostra; ma la carenza di regole ha finito con il trasformarla nell’assalto al territorio, indifeso ed impreparato, da parte di amministratori miopi e industriali in cerca di facili guadagni.

 

E purtroppo l’assedio che credevamo terminato per saturazione del territorio, sta tornando ancora più virulento e spregiudicato che mai, agevolato dalla normativa che ridimensiona il ruolo  di  Comuni e Regioni nei processi autorizzativi.

-Italia Nostra Sezione di Troia

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      La verità è che, dietro l’ immagine acqua e sapone di energia pulita, l’ eolico si è rivelato un paravento, una grossa speculazione a danno delle piccole comunità soprattutto al Sud, una pagina nera che riapre i problemi più spinosi della questione meridionale. Alcuni soggetti, quelli più interessati, cercano di farci passare come coloro che sono contrari all’ energia pulita, che non vogliono dare nessun contributo per alleviare la dipendenza da una fonte costosa e inquinante come il petrolio. Nulla di tutto questo. Dietro l’ eolico c’è il massacro del territorio, la colonizzazione selvaggia operata da grandi società, la favola di uno sviluppo basato sullo sfruttamento del vento. Nonostante tutto il Subappennino ha pagato  caro il suo contributo all’ energia alternativa dell’ eolico e sarebbe ora che venisse risparmiato da una ulteriore degradazione bloccando tutte le richieste già presentate negli uffici regionali !!

 

Con un avviso  del 6 Marzo 2018 è stato ri-pubblicato il piano regionale amianto contenente l' obbligo di autonotifica entro il 28 aprile 2018   e sanzioni per gli inadempienti .

E' questo un problema molto importante a cui prestare massima attenzione :

 

      Lettera aperta  di Michele Dota come  l' Urlo di Munch, l' immagine che incarna il dramma esistenziale del Bovinese moderno , inviata anche a questo sito web e che pubblichiamo ben volentieri perché si ricollega  al tema ambientale che da sempre combattiamo, l' eolico selvaggio che molti mascherano come eco-sostenibile ma che in realtà deturpa le nostre colline per l' arricchimento di società di profitto. In particolare, le ultime tre pagine del documento di Michele Dota suonano come un invito ad una riflessione profonda e come un grido di allarme che dovrebbe smuovere le coscienze di tutti gli abitanti:

UN SAGGIO BOVINESE PER IL BIOLOGICO IN AGRICOLTURA

Written by Sunday, 11 February 2018 12:09

Volendo azzardare spiegazioni sul significato dei soprannomi o dei cognomi  paesani, vien da sé pensare che il cognome di Saggese sia affine a SAGGEZZA , per cui si potrebbe dire che si è voluto dare a quel cognome il significato di "uomo saggio" che, nel settore agricolo, avvicina il termine all' agricoltura biologica.

Basta, infatti leggere questo articolo per dire che è proprio così:

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