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AMBIENTE (63)

Perizia dell'Iss: «Rischi concreti». L'azienda: ma l'acqua è potabile

Articolo della Gazzetta del Mezzogiorno 19 Settembre 2017 di Massimiliano Scagliarini

BARI - Chiariamolo subito: l’acqua distribuita ai pugliesi in questi anni è perfettamente potabile, ampiamente nei parametri di legge. Tuttavia il cloro utilizzato per purificarla è pericoloso. Lo dice una perizia che gli esperti Giovanni Tiravanti (Cnr) e Luca Lucentini (direttore del reparto Igiene acque interne dell’Istituto superiore di sanità) hanno consegnato alla Procura di Bari nell’ambito dell’indagine sulle forniture di ipoclorito di sodio effettuate ad Aqp negli anni dal 2011 al 2015. Un documento molto tecnico, le cui conclusioni sono però molto chiare.

 

«Non possono escludersi - scrivono infatti i due consulenti della Procura - concreti pericoli per la salute dei consumatori, soprattutto tenendo conto dell’estensione temporale dei fenomeni oggetto di attenzione ai potenziali contaminanti - acqua potabile quotidianamente assunta - e delle dimensioni della popolazione esposta (circa 4 milioni di consumatori». Il cloro, insomma, era sporco. E questo perché, «sistematicamente», secondo i due consulenti, ad Aqp è stato fornito «ipoclorito non conforme agli appalti pubblici». Un cloro «industriale», e non la sostanza chimica destinata al consumo umano, la cui filiera è controllata e certificata dal produttore fino all’utilizzatore. Ed è qui il nodo dell’indagine coordinata dal pm Claudio Pinto, che ora dovrà tirare le somme tra il parere dei tecnici e gli approfondimenti svolti dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza: il cloro industriale è «sporco», perché presenta tracce di contaminanti come ad esempio i bromati, e per quanto il sistema di potabilizzatori di Aqp funzioni alla perfezione, dalle indagini è emerso che il cloro consegnato dal fornitore non veniva controllato adeguatamente. Di più: a febbraio 2016 le indagini hanno accertato che in alcuni dei laboratori ubicati presso gli impianti di potabilizzazione i cromatografi erano disattivati, e che le analisi si limitavano a valutare la concentrazione del cloro ma non miravano ad accertarne la purezza. Semplicemente, si fidavano delle dichiarazioni del fornitore.

Per questo le ipotesi di reato vanno dalla frode in pubbliche forniture alla turbativa d’asta fino alla contraffazione di sostanze alimentari, che è un reato di pericolo: è sufficiente che queste sostanze vengano distribuite per il consumo umano. Gli indagati iniziali erano 13, tra cui l’ex amministratore di Aqp, Nicola Costantino, l’amministratore della società titolare dell’appalto (Chimica D’Agostino) Donato D’Agostino, oltre a dirigenti, tecnici e impiegati dell’Acquedotto: ma è probabile che l’esame degli ultimi atti di indagine possa portare ad ipotizzare altre responsabilità.

Aqp ufficialmente non commenta, essendo aperte le indagini. Tuttavia fonti di Acquedotto tengono a ribadire che non esistono rischi per la distribuzione idrica, proprio perché - come ha accertato la stessa perizia - il processo di potabilizzazione garantisce la qualità dell’acqua, verificata anche dalle analisi svolte da Arpa Puglia.

Resta però il problema della fornitura di cloro. Pare che in occasione dello scorso appalto, una ditta siciliana abbia scritto ad Aqp facendo notare che nessun fornitore italiano produce l’ipoclorito con le caratteristiche richieste (deve essere importato dall’estero). Un avvertimento che non sarebbe stato tenuto in alcuna considerazione. Nel frattempo il cloro continua ad essere fornito dal precedente appaltatore, anche se è in corso una nuova gara non ancora aggiudicata.

 

 

 

Quest’anno anche Bovino ha subito  incendi agro-boschivi sul proprio territorio con grave rischio per la sicurezza  e l’ incolumità pubblica. Uno di questi incendi si è verificato  nel pomeriggio dell’ 11 luglio ed ha messo a serio rischio  alcune case della periferia del paese. E’ stata l’ opera tempestiva dell’ associazione PATA di Bovino e l’ intervento delle squadre di vigili del fuoco da Deliceto e Foggia  a scongiurare conseguenze disastrose ed a limitare i danni alle abitazioni.

 

Come sempre attivo e sensibile su questi temi e per la tutela ambientale, Carmine Santoro, Presidente dell’ associazione PATA di Bovino, ha diramato alla stampa questo comunicato: 

BOVINO – L’attività di programmazione ed intervento nella lotta agli incendi agro-boschivi, rientra nelle competenze e funzioni della Protezione Civile, stessa materia attribuita alle Regioni e di conseguenza, anche in parte, ai Comuni.

Sempre più spesso sentiamo parlare del “rischio interfaccia” con una serie di indicazioni e prescrizioni, che si riflettono sulla sicurezza ed incolumità pubblica e per la tutela del patrimonio pubblico e privato. In merito la recente legge regionale n.38 dic.2016, ha regolamentato alcuni specifici aspetti del rischio interfaccia, connessi agli incendi agro-boschivi, a cui ogni Comune deve far riferimento come previsione dei rischi “sotto casa” e relativa programmazione d’intervento, in applicazione della legge e secondo il rispettivo Piano comunale di protezione civile. Sono a rischio interfaccia tutte le aree rurali esposte al contatto con possibili fronti di fuoco, in particolare la periferia del paese dove sono presenti immobili, manufatti, capannoni, aziende quando sono circondate da incolti e vegetazione secca.

Alla fine di giugno, a Sant’Agata di Puglia brucia Monte Croce. Il fuoco incontrollabile divora tutto fino a pochi metri dall’abitato, tanto che il Sindaco pensa di far evacuare l’area urbana di CorsoVolpe.  Ad agosto, brucia un boschetto alle porte di Troia, mentre a Torremaggiore il fuoco minaccia da vicino la Villa comunale. A Bovino, qualche mese addietro, lungo la strada rurale Costa degli Impisi si è sviluppato un incendio le cui fiamme, alimentate dal vento, hanno velocemente raggiunto la periferia del paese e si sono propagate intorno alle prime  abitazioni. In questi casi, siamo di fronte alla tipica zona di interfaccia, intesa come “luogo dove l’area naturale e quella urbana, si incontrano e interferiscono reciprocamente”, come da definizione  della NW/UFPC del 1987.

Necessaria questa premessa, non per riportare un po’ di cronaca, ma per riflettere su questo drammatico episodio laddove si è dovuto affrontare seriamente una situazione di “emergenza d’interfaccia” quando il fuoco dall’incolto dell’Aia pubblica ha aggredito quelle abitazioni, che oggi risultano seriamente danneggiate. L’arrivo sul posto di Volontari, Carabinieri e Polizia Municipale, Sindaco e Responsabili di protezione civile,Vigili del Fuoco ed altri semplici cittadini, hanno evitato il peggio. Ma resta la paura dei residenti, che hanno tragicamente vissuto l’esperienza di vedersi circondati dalle fiamme, ed il dolore conseguente la distruzione dei beni presenti all’esterno dei fabbricati. Per tutti, abitanti ed amministratori, dovrebbe essere un monito e motivo di analisi, per programmare concreti provvedimenti di prevenzione su possibili altri casi simili.

Le periferie presenti nella maggior parte dei nostri paesi, si identificano a rischio per la presenza di una serie di incolti, purtroppo molto spesso inaccessibili, sui quali si è sviluppata una fitta vegetazione (rovi,spinatrigne,ginestre,cardi,edera, ecc..) che insieme ai tanti rifiuti abbandonati, sono facilmente infiammabili. Questo tipo di periferia, richiede una particolare attenzione-previsione da parte di ogni Comune, per il rischio interfaccia esistente, al fine di tutelare gli insediamenti urbani e produttivi dagli incendi e contenere i danni a persone e cose.  In questo caso, oltre alla possibile azione di tutela da parte degli Enti, va anche istruita la popolazione più esposta al rischio interfaccia ed al rischio idrogeologico, quella stessa popolazione che deve anche conoscere e saper gestire i rischi prevedibili, che circondano le loro abitazioni.

Possibile che un cittadino, che si ritrova la propria abitazione circondata da vegetazione ed altro materiale infiammabile (rifiuti), non si preoccupa minimamente del rischio incendio?  L’informazione è molto importante, perché molti cittadini sono convinti che tutti questi problemi li debba risolvere sempre e solo il Comune, o che le situazioni pericolose vanno affrontate e risolte con l’intervento dei Vigili del Fuoco. L’orientamento di alcune normative dimostrano il contrario, e cioè che il cittadino singolo o associato deve essere consapevole dei danni che si possono causare al singolo ed alla collettività, per un comportamento irresponsabile o superficiale, o peggio, per una libera e soggettiva interpretazione di qualsiasi norma e divieto, per eludere l’impegno nell’attività di prevenzione a tutela dei suoi stesi beni. Senza trascurare il particolare che il tutto comporta delle spese, sia per l’Ente pubblico che per il privato.

 

 

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Il periodo estivo non è solo “incendi boschivi” è ormai tradizione consolidata che per alcuni mesi, ci viene offerto un carico di manifestazioni,concerti,eventi,fiere e sagre,spettacoli di ogni tipo, incontri,rievocazioni storiche, ecc… insomma si fa a gara a chi più sa offrire accattivanti programmi per attirare turisti, visitatori,degustatori,sportivi e vacanzieri. In poche parole e per fatto di cose, si vanno a determinare situazioni a rischio, solo per divertimento, con una concentrazione di gente e/o di  folla, con il risultato di ammassamenti disordinati e caotici, spesso incontrollabili.

Dopo tanti tragici episodi e sciagure, causate anche dalla superficialità di organizzatori e partecipanti, è tempo ormai di attuare una prevenzione, mirata alla sicurezza e tutela pubblica. Oltre alle già esistenti normative in materia, è stata diffusa a giugno 2017 con nota n.22306 Area I del Prefetto di Foggia-UTG, una specifica circolare sulle manifestazioni e spettacoli pubblici.  Queste nuove disposizioni e/o prescrizioni e richiami all’applicazione delle norme in vigore, meritano un’attenta applicazione “di competenza” da parte dei Responsabili addetti al rilascio delle autorizzazioni ed una seria valutazione da parte degli Organizzatori di spettacoli,manifestazione ed aventi pubblici, che spesso si identificano in comitati, proloco, associazioni e confraternite e che sono abituati a classificare tutte queste iniziative con il “tanto si è sempre fatto così” e ci è andata bene!

In pratica, le circolari del Prefetto del 5 e del 15 giugno c.a., forniscono precise indicazioni su “preventivi e mirati sopralluoghi”da effettuare nelle località di svolgimento delle iniziative, per una scrupolosa verifica della sussistenza dei previsti dispositivi di SAFETY, con individuazione di eventuali vulnerabilità, per le relative valutazioni di “apposite misure aggiuntive” da parte degli Enti pubblici o privati competenti. In sede di  analisi e valutazione da parte degli Uffici competenti, dovranno essere accertate alcune imprescindibili condizioni di sicurezza,…. quindi nulla di approssimativo o del tipo “mi sembra e si potrebbe”. Il tutto perché insieme ai dispositivi di SECURITY, quali i servizi di ordine e sicurezza pubblica, si possa individuare una strategia operativa, significando che senza questi requisiti di sicurezza, le manifestazioni non potranno aver luogo.

Per concludere, ci sono tutti i presupposti e la volontà di “addestrare” i cittadini alla formazione della prevenzione-previsione, che non dobbiamo ritenere ad esclusivo carico e competenza della Pubblica Amministrazione o delle Forze Operative, ma come diritto-dovere civico per una responsabile partecipazione del cittadino alle attività di protezione civile.

                                                                                                         Carmine Santoro

 

 

                                                                                                                     

 

 

 

 

RIFIUTI - NUOVE DIFFICOLTA' IN TUTTA LA PROVINCIA DI FOGGIA

Written by Wednesday, 02 August 2017 18:19

Rifiuti, da oggi conferimento da Deliceto a Taranto. Protestano i sindaci.

E' da Teleradioerre che prendiamo la notizia:

 FOGGIA01/08/2017 15:01:00 di Redazione

Nuovi problemi in tema di rifiuti per i Comuni della Capitanata (fra cui anche Vieste, Peschici e Vico). Da oggi cancelli chiusi nel sito di Deliceto: il conferimento avverrà a Taranto. La novità era stata comunicata venerdì scorso a Bari dal neo assessore regionale all'Ambiente Filippo Caracciolo, assistito dal commissario dell’Agenzia regionale per la gestione dei ciclo rifiuti Gianfranco Grandaliano, in un incontro con i sindaci dei Comuni che conferiscono i loro rifiuti alla discarica di Deliceto. Per il Gargano erano presenti il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, il sindaco di Vico del Gargano Michele Sementino e quello di Peschici Franco Tavaglione, insieme ai rappresentanti di altri Comuni come Lucera, San Severo e Deliceto.  

Nell’incontro, svoltosi presso gli uffici regionali di via delle Magnolie, si è spiegato che a partire proprio dal 1° agosto i Comuni finora afferenti a Deliceto devono conferire la parte indifferenziata nella discarica di Taranto mentre la quota destinata al recupero energetico andrà al termovalorizzatore di Manfredonia. Inevitabile sarò perciò una ripercussione sul costo del conferimento pagato dai Comuni e di conseguenza sull’entità della Tari per i cittadini di Capitanata.

 

Nell’occasione dell’incontro tutti i sindaci presenti hanno sollecitato con forza la Regione a porre in atto tutte le azioni finalizzate alla riapertura della discarica di Deliceto. A tal proposito con l’assessore Caracciolo si è impegnato a portare in Giunta regionale, prima della pausa di agosto, un’apposita delibera che anticipa alcune azioni e misure già inserite nel nuovo Piano regionale dei Rifiuti, un documento in attesa di essere varato, per l’ampliamento da subito dei siti di Deliceto e Taranto. Con tale provvedimento sarebbe possibile entro un paio di mesi la riapertura della discarica di Deliceto.  

 

Continua il martellamento dell’ AQP per il pagamento delle fatture arretrate con importi assurdi e per consumi "stimati" in case chiuse e depositi abbandonati ….

La cittadinanza bovinese soffre di questo stato di cose  per un passaggio di gestione che si doveva evitare perché abbiamo risorse idriche locali notevoli e che ora sono state disperse e abbandonate. Sale la protesta dei cittadini ed è partita una petizione popolare che richiede il ripristino dello stato precedente della gestione idrica e fognaria. Associazioni, Sindacati, Comitati, Partiti, Esercizi Commerciali, Artigiani e gruppi di cittadini possono aderire alla raccolta firme ( Acli - CTA - Rifondazione e WBV hanno già offerto la propria disponibilità).

 Si…può…fare!, questo è l’ articolo dell’ Elce n. 121 di Luglio/Agosto 2017:

 

         Non è la prima volta che questo sito mette in evidenza       l’ enorme pericolosità dell’ ex fabbrica di mattoni (la fornace) di Giardinetto, a pochi chilometri da Bovino in cui han lavorato tantissimi Bovinesi  .

In questi giorni è stato trasmesso un servizio delle Iene sui canali Mediaset che riporta la gravissima situazione del sito contaminato, in totale abbandono e già sotto gli obiettivi dell’ emittente LA7 , di cui pubblicammo  il video su queste pagine, mentre un altro filmato è visibile sulla pagina home di nardino.it nel riquadro del video del giorno.

Ora riportiamo quest’ articolo dello Stato Quotidiano, sperando che l’ impegno preso dal Presidente della Regione venga mantenuto in tempi brevissimi:

VIDEO:

Come ormai spesso accade, ci vogliono “Le Iene” per portare all’attenzione del grande pubblico i gravi problemi della nostra terra. Durante la trasmissione di Italia 1, infatti, è andato in onda il servizio relativo alla “bomba” ecologica presente in località Giardinetto, a pochi km da Foggia ma nel territorio di Troia, che ha mostrato la sconcertante situazione attuale del sito di stoccaggio di rifiuti tossici presente in loco. Un agglomerato di capannoni che, come spiegato dall’inviato Giulio Golia, vedrebbe l’accumulo di materiali pericolosi per un quantitativo stimato compreso tra le 125mila e le 250mila tonnellate, provenienti da tutto il mondo (compreso il nord Italia) ed ammassate all’interno delle stesse strutture o addirittura sotterrate da circa vent’anni, quando le forze dell’ordine sequestrarono l’impianto.

A sconcertare più di tutto è l’attuale conservazione dei rifiuti, divisi tra montagne di polveri pericolose, pronte a prendere il volo ad ogni folata di vento, e sacchi completamente deteriorati, che permettono lo sversamento delle sostanze in tutta l’area circostante. Presente, inoltre, anche un grosso quantitativo di eternit, spesso danneggiato e dunque libero di rilasciare fibre di amianto altamente nocive per la salute.

Il servizio racchiude inoltre un intervento delle istituzioni, con il sindaco di Troia, Leonardo Cavalieri, ed il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, a dire la propria sulla questione Giardinetto, con il presidente pugliese che ha assicurato la possibilità di aiutare economicamente il comune dauno nella bonifica del sito. La speranza è che questa brutta vicenda, che ormai dura da troppo tempo, possa avere una soluzione in tempi immediati che permettano di mettere la parola fine ai rischi corsi dai cittadini del vicino borgo e di tutta la provincia.

  (A cura di Salvatore Fratello, Foggia 27.04.2017) 

 Il parco eolico "Wind farm" di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), considerato fra i più grandi d’Europa per estensione e potenza erogata, tra i beni per 350 milioni di euro sequestrati dai finanzieri di Catanzaro su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Crotone su richiesta della Dda di CatanzaroAmmonta a circa 350 milioni il sequestro effettuato dalla Guardia di finanza di Catanzaro alla ‘ndrangheta di Crotone. Nel mirino della Dda c’è la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto che si è vista applicare i sigilli al parco eolico “Wind Farm”. Su richiesta del procuratore Nicola Gratteri e dell’aggiunto Vincenzo Luberto, gli uomini del colonnello Michele Di Nunno hanno eseguito il decreto emesso dal Tribunale nei confronti di Pasquale Arena, nipote del vecchio boss Nicola Arena (fino a poco tempo fa detenuto al 41 bis) e fratello di Carmine Arena, ucciso a colpi di bazooka nell’ottobre 2004. Dietro il parco eolico più grande d’Europa “ci sono i soldi e i beni accumulati in anni e anni di comportamenti mafiosi – dice Gratteri – La cosca Arena è tra le più agguerrite, una famiglia che in modo costante ha dominato il respiro sociale ed economico del territorio”. Funzionario del Comune di Isola Capo Rizzuto, Pasquale Arena è ritenuto il gestore occulto degli affari della cosca, l’uomo che curava gli interessi economici della famiglia e che era riuscito, attraverso una fitta rete di società tedesche, svizzere e della Repubblica di San Marino, a far entrare la famiglia mafiosa nel business delle energie rinnovabili. Le società estere, infatti, detenevano formalmente le quote sociali di altre tre società con sede a Crotone e Isola. Un sistema di scatole cinesi che ha consentito a Pasquale Arena di ottenere le autorizzazioni da parte degli enti locali e di realizzare e avviare, per conto della cosca, il parco eolico “Wind Farm” con 48 aerogeneratori e diverse opere accessorie. Il procuratore Gratteri ha ripreso una vecchia indagine e ha inferto un duro colpo all’impero che sembrava ritornato in mano alla cosca Arena. L’inchiesta delle Fiamme gialle, infatti, aveva portato alcuni anni fa già al sequestro preventivo degli stessi beni che, però, in seguito ad alcuni ricorsi, erano stati restituiti ai formali intestatari delle società coinvolte nell’indagine.

 La successiva attività investigativa, coordinata dal pm Domenico Guarascio, ha consentito agli investigatori del Nucleo di polizia tributaria di ricostruire i vari passaggi dell’investimento e ricondurre il parco eolico nell’impero degli Arena. Con l’operazione di oggi, denominata “l’Isola del vento”, i finanzieri del Gico sono riusciti a svelare il sistema adottato dalla ‘ndrangheta per schermare il patrimonio. Un sistema che, secondo gli investigatori, era costituito da sofisticati e complessi reticoli societari e da strane cessioni di quote che servivano a occultare i veri padroni di uno dei parchi eolici più grandi d’Europa. In particolare il coinvolgimento della famiglia Arena nel progetto sarebbe avvenuto attraverso la partecipazione nella compagine societaria della “Purena Srl”, che deteneva partecipazione nella “Vent1 Capo Rizzuto Srl”. Quest’ultima poi è subentrata alla società sammarinese “Seas Srl” (rappresentata da Maximiliano Gobbi) che, per prima, aveva chiesto l’autorizzazione a realizzare il parco “Wind Farm” al Comune di Isola Capo Rizzuto. Dalle indagini era emerso, inoltre, che l’agente mandatario della “Seas Srl” era Nicola Arena (nipote dell’omonimo boss) che però era “assolutamente privo – sostengono gli inquirenti – di qualsivoglia competenza tecnico-professionale, sia nello specifico settore delle energie alternative, sia, più in generale, nel campo giuridico-economico necessario alla stipula degli atti amministrativi”. Ma Nicola Arena era anche socio della “Purena Srl” a sua volta socia della “Vent1 Capo Rizzuto Srl” che ha realizzato materialmente il parco e che era amministrata dal tedesco Martin Josef Frick, personaggio chiave dell’inchiesta. In un’intercettazione del 27 aprile 2009, infatti, i finanzieri sentono parlare al telefono Frick con un’impiegata di uno studio notarile alla quale comunicava i nominativi dei proprietari dei fondi su cui insisteva il parco. Le pale eoliche, in sostanza, erano state impiantate nei terreni riconducibili direttamente alla famiglia Arena o ai loro prestanome.

di Lucio Musolino | 3 marzo 2017 da Il Fatto Quotidiano

BOVINO: Alberi abbattuti nel Cervaro.

Written by Wednesday, 01 March 2017 07:49

Il Centro Studi Naturalistici della Provincia di Foggia grida al  "Disastro ambientale" attraverso la pagina di Teleradioerre del 28.02.2017 nella quale sono pubblicate anche le fotografie dei lavori di realizzazione del secondo binario ferroviario Foggia-Napoli:

Centinaia di alberi sono stati abbattuti in prossimità del torrente Cervaro nei pressi della stazione ferroviaria di Bovino. Da alcuni mesi RFI sta eseguendo i lavori di potenziamento della tratta ferroviaria Foggia-Caserta nell'ambito del progetto alta capacità che prevede il raddoppio del binario. La ferrovia costeggia il fiume proprio nel Vallo di Bovino dove RFI sta eseguendo opere di consolidamento della tratta. Lavori contestati dalle associazioni ambientaliste e soprattutto dal Centro Studi Naturalistici della provincia di Foggia, contrario sin dall'inizio a interventi non selettivi che comportano l'eliminazione della vegetazione ripariale con gravi conseguenze naturalistiche. "Il disastro ambientale continua, centinaia di alberi di un habitat comunitario ripariale abbattuti e alveo compromesso nel Cervaro" - scrivono in una nota i rappresentanti dell'associazione ambientalista. "Riteniamo che sia possibile e indispensabile un equilibrio tra la messa in sicurezza del territorio e la tutela della biodiversità, ricordando che i corsi d'acqua costituiscono veri e propri corridoi ecologici da preservare".

ACQUA E NEVE - LA SITUAZIONE A BOVINO

Written by Sunday, 15 January 2017 19:37

Così come preannunciato da tutti i comunicati meteo, anche a Bovino la neve è riapparsa nel pomeriggio di oggi e senza sosta continua a venir giù lenta e costante. 

Un poco c'è da preoccuparsi perché non siamo più abituati a situazioni di freddo così intenso ma fino a stasera segnalazioni di pericolo non ce ne sono state. Ad affermarlo è il Presidente della PATA, Carmine Santoro che in un' intervista all' emittente Teleradioerre (vedi il video del giorno nella pagina Home di questo sito) ha spiegato le funzioni e le modalità d' intervento del C.O.C. di Bovino in caso di neve abbondante.

Nei giorni scorsi c'è stato notevole disagio nel paese a causa del congelamento delle tubazioni idriche  che in alcuni casi non si è ancora risolto e che ha fatto saltare tantissimi contatori.

La popolazione è in agitazione per i problemi dell' acqua, della rottura dei contatori, della rete idrica rifatta pochi mesi fa nel centro storico, ma anche per gli addebiti fatti dall' Acquedotto Pugliese per tantissime utenze in case chiuse per gran parte dei mesi dell' anno . Certamente un passaggio di gestione che vede un peggioramento dei servizi rispetto alla gestione tenuta dal Comune fino all' ottobre 2015.

Anche se già mesi addietro il sito di Nardino.it  ha pubblicato una mia relazione/analisi sullo stesso argomento, vorrei riprendere, in modo pacato ed oggettivo, il “problema” dei cani randagi e d’affezione/compagnia.   Il tutto sperando di apportare qualche precisazione e chiarimento, senza entrare in polemica con coloro che, nel trascorso periodo estivo, hanno esposto altre rimostranze e loro opinioni sul “randagismo bovinese”.

Purtroppo, per i tanti motivi dovuti alla “crisi”  anche quello dei cani, risulta un problema difficile da affrontare, principalmente per quelle competenze specifiche attribuite alla ASL e ad altri Enti diversi tra loro, che dovrebbero invece risolverlo.    Come suol dirsi all’italiana maniera: “per la parte di propria competenza” ….senza raccordo tra loro e tutti insieme per concludere poco e per mantenere in vita la burocrazia dello “scaricabarile”.

Per quanto mi risulta, la legge regionale n.12/1995 all’art.2 attribuisce ai Comuni le funzioni di vigilanza sul trattamento dei cani e la tutela igienico-sanitaria che viene esercitata dalle AUSL. Questa legge (art.6) stabilisce anche, che spetta al Servizio Veterinario delle ASL il recupero dei cani randagi e vaganti, su specifica segnalazione delle Amministrazioni locali e/o della Polizia Municipale.

Tale legge, non contiene nessuna norma o attribuzioni di responsabilità specifiche, a carico dei Sindaci di turno.   Posso anche sbagliarmi…..bene accetto se un chiarimento in merito, può dimostrare il contrario!

Per sincerarsi di tutto ciò basterebbe contattare le AUSL ed il relativo Servizio Veterinario, per informarsi sulle procedure previste per la cattura dei randagi e per sapere: dove, come, quando e a chi “consegnare” i cani randagi, ma soprattutto come catturarli.  Ora, se invettive ed esposti possono far scappare i randagi e possono servire alla loro cattura…..ben venga, vuol dire che in breve il problema sarà risolto.

Tornando alla situazione che più ci interessa da vicino, dovremmo prima di tutto chiederci: quanti sono i cani padronali iscritti-censiti all’anagrafe canina della ASL e perché i Bovinesi amanti dei cani, li lasciano circolare liberamente…..facendo finta di non conoscerli?    Basti pensare a quanti canagloni, dalle vicine aziende agricole e ville padronali, scorazzano di sera per le vie del paese. Questo atteggiamento dei “finti” padroni, non solo risulta scorretto, ma incide notevolmente sulla statistica dei cani vaganti che vengono classificati “randagi pericolosi”.

 

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I pochi cani randagi/abbandonati presenti nell’area urbana, non hanno creato problemi e non si sono mai mostrati minacciosi (una setter, un vecchio segugio, un meticcio nei pressi della Villa…) animali tra l’altro facilmente catturabili.  Altri cani di grossa taglia singoli o in gruppo, sempre padronali, provengono dalle vicine aziende agricole e dalle masserie con allevamenti di bestiame. La loro presenza risulta occasionale, ma… certamente se vengono “notati” da qualcuno, questo qualcuno trova facile ingigantire l’allarme “cani randagi”.   

Quindi questo è un aspetto fondamentale di buon senso e di attenzione da parte dei proprietari e/o detentori di cani da lavoro/compagnia…… e non certo un problema da scaricare sulla ASL o sul Sindaco.

Con tutta la buona volontà ed attenzione, (presidio h24!) con turni e ronde di notte per tutto il paese, come si fa ad individuare la provenienza ed appartenenza di un cane… così a vista o solo per conoscenza diretta?

Sono i proprietari che dovrebbero averli già dichiarati all’anagrafe canina, proprio per un eventuale successivo controllo e riconoscimento …..non è che i cani frequentano una sola via o una sola piazzetta, così da attenderli a colpo sicuro!

Purtroppo la legge regionale e altre normative, nella loro applicazione concreta,  risultano carenti proprio nell’attività d’intervento (accalappiacani ASL) per provvedere alla cattura dei cani randagi e vaganti, in modo veloce ed efficiente. Le procedure si complicano, ancor più, quando sorge il problema dell’affidamento e ricovero dei cani catturati.

Con tutta l’ammirazione per quanti si prodigano per il rispetto verso gli animali, di cui condivido il senso civico, dobbiamo però fare i conti con quella realtà burocratica amministrativa e con le regole imposte dalla normativa, che vanifica i buoni propositi o mortifica il sentimento di pietà, con il quale guardiamo ed accettiamo la presenza di cani e gatti.

Quando un cittadino-utente decide di accogliere un cane da compagnia, sa o impara presto, che si assume obblighi e doveri verso gli altri cittadini, per quanto previsto dalla normativa e dai regolamenti condominiali e dal buon senso civico. Ma stranamente o furbamente… cani e gatti mi piacciono, pietà per loro ..ma non  li tengo certamente a casa mia, perché puzzano e danno fastidio. Che restino pure nel quartiere dove abito… a carico di tutti!

Purtroppo, sono in tanti a pensarla a questa maniera!

 

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E’ vero che a Bovino, attualmente, non esiste uno sgambatoio (da non assimilare al cacatoio) diciamo dove far solo passeggiare il “cagnolino” ma è pur vero che ciò non autorizza il possessore di un cane a scegliersi lo spazio verde, che trova comodo, per accontentare il suo “fedele amico”.

Con ciò non si può escludere o vietare, che si debba individuare un’area verde specifica destinata al trastullo dei cani… perfettamente d’accordo!  Ben vengano indicazioni in merito, per collaborare, con il nostro Comune, alla individuazione e realizzazione di questa opera.

Se si ha rispetto per il cittadino, riferito ai negozi ed alle abitazioni private, dove il senso civico ci suggerisce di non portare i cani a fare i propri bisogni, sulle scarpe dei privati, lo stesso principio dovrebbe valere anche per il rispetto del verde pubblico.   Ossia quei luoghi accessibili a tutti che hanno funzione turistica ricreativa o del decoro urbano, angoli o spazi urbani realizzati con la spesa pubblica, con aiuole curate e decorate con fiori, in cui tutti possono usufruire per passeggiare, sostare, scattare una foto, portare i bambini a giocare, fermarsi con la carrozzina per cullare il neonato, ecc….    Invece capita di imbattersi in padroni di cani, tenuti e coccolati in casa, che puntualmente una volta o due al giorno, menano il cagnolino a passeggio in Villa, senza sacchetto e paletta per la raccolta dei loro escrementi.

Se ci riflettiamo, non torna giusto che un ristretto numero di persone si senta autorizzato ad usare queste aiuole e questi spazi verdi per i soli bisogni del proprio cane…… non so quante di queste stesse persone sarebbero contente di ritrovarsi una scarpa imbrattata di disgustosi escrementi canini.  Non so fino a che punto, questi “educati” proprietari  di cani, sarebbero contenti di sapere che un loro ipotetico familiare si ritrovi, come giardiniere, a dovere calpestare l’erba o toccare piante e fiori fra escrementi e piscio di  cani… non so quante madri e nonni/e esultino di gioia quando si ritrovano un loro figlioletto o nipotino, con scarpette e pantaloni imbrattati e puzzolenti.

Oddio, per scoraggiare e rieducare queste persone basterebbe poco…… un severo controllo all’ingresso della Villa Comunale, anche solo una volta a settimana, ma …hanno tutti troppo da fare, con altri compiti ed incombenze più necessarie ed importanti.

E guai a voler rimproverare queste civilissime persone….. sanno argomentare ogni scusa e ragion filosofica che alla fine riescono a dimostrare, a loro favore, che c’è sempre un terzo responsabile o che la norma è inadeguata e non riferita proprio a loro.      

Grazie per l’attenzione e saluti a tutti     Carmine Santoro

Dal 1 Dicembre prossimo cominceranno i controlli ai sacchetti di immondizia contenenti rifiuti indifferenziati. Infatti saranno tollerati sacchetti anonimi contenenti i rifiuti indifferenziati fino al 30 Novembre; dopo tale data i sacchetti dovranno avere tutti i codici a barre rilasciati dal Comune:

I nostri contatti :)