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AMBIENTE (68)

EOLICO SELVAGGIO: ACCAPARRAMENTO VERDE

Written by Friday, 13 April 2018 19:04

     Oggi, presso la Biblioteca A. Santucci dell’Università di Salerno, si è discusso di “accaparramento verde” ed energia eolica nell’Appennino Meridionale. Nell’ambito di una serie d’incontri sul tema Ecologia Politica e Giustizia Ecologica, il seminario ha ospitato Samadhi Lipari, ricercatore dottorando presso la School of Geography dell’Università di Leeds, nel Regno Unito.

Al centro del dibattito, l’espansione degli impianti eolici negli ultimi decenni che ha visto le alture tra le province di Salerno, Avellino, Benevento, Potenza, Campobasso e Foggia riempirsi di turbine. Queste province producono oltre due quinti dell’energia “eolica” italiana, coprono circa il 2,5% dei consumi complessivi nazionali, secondo i dati TERNA e consumano -tutte tranne Avellino- molto meno di quanto mettono in rete. Un territorio a vocazione agro-forestale che tuttavia funziona come una grande centrale elettrica.

Chi ci guadagna? Poche società –perlopiù multinazionali- che controllano la filiera e che redistribuisco parte dei profitti ad altre società addette alla gestione degli impianti o esecutrici dei lavori di costruzione. Giusto per dare un senso del volume, un parco di 10 turbine da 2MW è capace di produrre circa 5,8 Mln di euro l’anno, tenuto conto del regime incentivante in vigore dal 2016, che è finanziato dai cittadini tramite la bolletta elettrica. Un mercato liberalizzato dell’energia in cui però la collettività sostiene i profitti dei privati.

Cosa resta al territorio? Pochissimo in termini di ricchezza da un lato, molte danni al tessuto socio-economico e alla vita politica delle comunità, dall’altro. Hanno evidenziato questi aspetti Michele Solazzo, Pinuccio Fappiano e Armando Buglione dei comitati “No Eolico Selvaggio” attivi ormai da diversi anni tra l’alta Irpina e il Sannio. Grazie alla loro profonda conoscenza del territorio e del fenomeno stesso è stato possibile riempire di significato e di casi reali il termine “accaparramento verde”. È apparso infatti chiaro come l’appennino meridionale sia considerato un esteso giacimento a cielo aperto di energia, da cui estrarre valore attraverso l’accaparramento dei fondi agricoli e forestali, con la giustificazione “verde”, di fare del bene al pianeta. Una tendenza favorita dall’ordinamento giuridico che riconosce agli investitori eolici il diritto di ricorrere all’esproprio dei fondi. Grazie a tale norma che considera gli impianti eolici di pubblica utilità, si finisce per espropriare dei privati…a beneficio di altri privati.

In una tale situazione, gli attivisti hanno fatto notare come le comunità si trovino di fatto sottratte della loro capacità di programmare il territorio, anche a causa dell’assenza di strumenti importanti come i Piani Paesaggistici e i Piani Energetici e Ambientali Regionali. Non solo: spesso le stesse relazioni tra gli abitanti si deteriorano, contrapponendo coloro che riescono a guadagnarci qualcosa, come i proprietari dei terreni, o i professionisti che partecipano alle fasi di progettazione e realizzazione, agli altri membri delle comunità, specialmente quelli risiedenti vicino agli impianti, che invece ci perdono del tutto.

Sono dunque le energie rinnovabili il problema dei territori? No, emerge dal seminario. È piuttosto la loro organizzazione su scala industriale che causa l’accaparramento dei territori. Al contrario, fanno notare i comitati, misure come l’autoproduzione, nella direzione del decentramento e di politiche di efficienza, consentirebbe a territori, come l’appennino meridionale, di essere energeticamente autosufficienti, senza distruggere ettari ed ettari di crinali, campi e boschi.

BOVINO - Dove sono le rondini di primavera?

Written by Sunday, 15 April 2018 07:48

Interessante interrogativo a cui dà una risposta Carmine Santoro, presidente dell' Associazione P.A.T.A. di Bovino:

Avete notato che non si vedono ancora le rondini e qualche altro migratore primaverile (21 marzo)?  Siamo a metà aprile!  Anni addietro i primi ad arrivare puntualmente a fine marzo, sono stati i “balestrucci” (delichon urbicum).Questo agile e veloce uccello, è stato descritto anche da Shakespeare nel Macbeth.

La presenza complessiva del balestruccio nei centri urbani,  risulta in diminuzione a causa dei molti edifici moderni, che non offrono angoli, sporgenze ed archetti adatti alla costruzione dei nidi.

Altra presenza in ritardo è quella dell’assiolo (otus scops) che per il suo caratteristico verso-richiamo: “chiù” viene spesso confuso con il cuculo. L’assiolo è un piccolo gufo, che misura fra i 18 e 21 cm.  con i “cornetti” di piume ripiegati sulla testa, sembra tarchiato e con un testone. Citato dal poeta Pascoli nella poesia “L’assiuolo”.

Di giorno si rifugia per riposarsi sugli alberi e nelle cavità, perché ha vita notturna quando va a caccia per cibarsi. Ecco perché, dal tramonto e durante la notte, il suo  “chiù” ci accompagna in campagna o lo si sente in periferia dove c’è qualche boschetto, o nei parchi urbani con alberi accoglienti. Anche questo uccello ci avverte che la primavera presto cederà il passo all’estate! 

Possiamo ipotizzare, su base scientifica con comprovate ricerche e verifiche precedenti, che il “ritardo” e la scarsa presenza di questi ed altri simpatici uccelli migratori, sia da imputare ai mutamenti climatici,  all’inquinamento atmosferico ed alla riduzione dei boschi.

Forse per questa primavera, la spiegazione è solo di carattere meteo-climatica, speriamo nella prossima fase lunare, che notoriamente mette in moto le migrazioni. Staremo a vedere!

 

                                                                                                         Carmine Santoro

B                                                          

UN SAGGIO BOVINESE PER IL BIOLOGICO IN AGRICOLTURA

Written by Sunday, 11 February 2018 12:09

Volendo azzardare spiegazioni sul significato dei soprannomi o dei cognomi  paesani, vien da sé pensare che il cognome di Saggese sia affine a SAGGEZZA , per cui si potrebbe dire che si è voluto dare a quel cognome il significato di "uomo saggio" che, nel settore agricolo, avvicina il termine all' agricoltura biologica.

Basta, infatti leggere questo articolo per dire che è proprio così:

BOVINO - INCENDI BOSCHIVI - ESTATE 2017

Written by Friday, 29 December 2017 08:44

Sul periodico Elce n. 124 in un articolo a firma di Orazio Sgambati si è scritto sugli incendi estivi che hanno interessato anche il territorio bovinese, uno dei quali (11.07.2017 Area di Protezione Civile e Largo Impisi a Bovino) in questo video.

 

SICUREZZA NELLE MANIFESTAZIONI PUBBLICHE

Written by Friday, 10 November 2017 19:00

 

Per un maggiore approfondimento della tematica affrontata da Carmine Santoro sul periodico Elce di Ottobre, abbiamo chiesto all'autore  se e quali fossero le alternative al modo in cui vengono transennati i luoghi di svolgimento delle manifestazioni pubbliche. Il Presidente dell' Associazione P.A.T.A. ci ha gentilmente fornito come risposta il documento integrale che aveva preparato per la stampa ma che ragioni di spazio hanno costretto alla sintesi pubblicata.

Ritenuto estremamente utile l'argomento, riportiamo il testo integrale di quell' articolo e ringraziamo l'autore per avercelo fornito:

Si può dire che i festeggiamenti ottobrini in onore di S. Celestino, segnano la conclusione dell’Estate Bovinese, con il fragore degli ultimi botti la folla si disperde, le luminarie si spengono e di conseguenza subentra la calma ed il pigro silenzio della nostra Comunità.

Si sa che, durante e dopo qualsiasi festa in piazza, “come fai fai” circolano i più disparati commenti, quasi sempre solo per sparlare e raramente per proporre o per proporsi, cioè per offrire aiuto e competenza nell’intento di migliorare una qualsiasi iniziativa di trattenimento aperto alla cittadinanza e per incentivare il turismo.

Pochi sanno o fanno finta di non capire, che ogni evento, sagra o spettacolo richiede una serie di provvedimenti e valutazioni, inseriti in una tipica articolata burocrazia italiana, nella quale non è facile districarsi. Prendiamo a riferimento le manifestazioni svoltisi durante la trascorsa stagione estiva, condizionati dalla circolare n.22306/2017 sulle “Misure di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche” inviata ai Sindaci dei Comuni della provincia, da parte della Prefettura/UTG Area I.

Con tale documento sono state impartite precise indicazioni e richiami normativi, per qualificare gli aspetti di Safety a salvaguardia dell’incolumità delle persone e quelli di Security per i servizi di sicurezza da individuare come strategia operativa. Questa pianificazione, onde evitare e/o limitare danni e tragedie, va applicata alle manifestazioni o spettacoli pubblici ivi compreso: sagre, fiere, mercatini, ecc….. per cui, in alcuni casi, è necessario un piano di sicurezza con precise responsabilità di organizzazione ed esecuzione.

L’aspetto principale per la redazione di un piano-sicurezza, consiste nell’individuare (previsione-prevenzione) i probabili rischi che, insieme a quelli già noti ed evidenti, si possono presentare durante lo svolgimento di “iniziative programmate in aree pubbliche di libero accesso” che possono richiamare una consistente presenza di spettatori-partecipanti. In primis vengono individuati gli organizzatori come persone fisiche (nome e cognome) che devono assumersi precise responsabilità nella fase di preparazione ed esecuzione della manifestazione, per garantire adeguate misure di safety.  Tralasciamo pure l’elenco degli adempimenti previsti nella circolare, e dettati dalla normativa in materia, resta sempre e comunque da individuare gli Organizzatori inevitabilmente responsabili dell’applicazione di queste norme.

E quì va chiarito: NON sempre il Comune è unico “responsabile” degli adempimenti da attuare, affinchè le iniziative pubbliche si possano svolgere entro determinati parametri di sicurezza. Alcuni comitati e/o singoli organizzatori nel realizzare una manifestazione, ritengono che una semplice comunicazione sia sufficiente a scaricare sul Sindaco (Polizia Municipale e UTC) altre responsabilità che risultano, invece, direttamente a loro carico. Come dire: offrire divertimento popolare e lo spettacolo fine a se stesso, per gli applausi, …ma che la responsabilità sia di altri.  Ne consegue che le manifestazioni di una certa portata richiedono, in fase di esecuzione, la partecipazione di operatori qualificati ed affidabili, per professionalità ed esperienza. Sarebbe ora di abbandonare i vecchi schemi, fondati sul “si è sempre fatto così” o del tipo “cosa mai può succedere” non per logorare quanto viene realizzato con impegno, ma per una realtà di problemi che si sono dimostrati portatori di rischi.   

Tanto per dirne una, in ogni occasione/evento/manifestazione/sagra, si fa uso frequente e massiccio delle transenne in metallo, come se fosse la soluzione ad ogni probabile inconveniente o che la transenna sia un sicuro riparo da ogni pericolo. Poche considerazioni, fanno emergere ben altri aspetti e problemi di “falsa sicurezza” che la tipica transenna metallica da cantiere nasconde, a tutto svantaggio dell’incolumità delle persone.

Prima considerazione: le comuni transenne zincate, sono realizzate e destinate principalmente, se non esclusivamente, all’interdizione del traffico veicolare e pedonale, servono a segnalare lo spazio interessato da interventi di manutenzione stradale, delimitano il perimetro di un cantiere temporaneo e quindi di lavori in corso, per “segnalare” in modo fisico a pedoni e veicoli la presenza di un pericolo, così da farli deviare.  Si possono anche delimitare spazi interessati da manifestazioni, purchè il pubblico non venga a contatto diretto con le transenne, ovvero la folla non venga in qualche modo “trattenuta” negli spazi delimitati dalle transenne, come in un recinto.

Seconda considerazione: le transenne in argomento, sono molto instabili e particolarmente quelle costruite con  i piedi a punta, diventano pericolose nel caso di una eccessiva pressione della gente che nel tentativo di aprirsi un varco per fuggire, si ritrova circondata da questo “recinto”. Sotto la spinta le transenne cadono a terra ed oltre l’inciampo, si posizionano con i piedi aguzzi rivolti in alto pronti a trafiggere chi dovesse caderci sopra, si trasformano quindi in ostacoli a mò di  “cavalli di Frisia” a scapito dell’incolumità delle persone.

Terza considerazione: il Comune dovrebbe dimostrarsi prudente nel “prestare” le proprie transenne, quantomeno ne deve indicare i limiti di uso e destinazione. Questo perché: una errata convinzione, da parte degli utilizzatori, porta a credere che eventuali responsabilità per inconvenienti ricadono sul Sindaco/Comune o che lo stesso risponda per danni. Non sempre, e solo in rare occasioni, il Comune risulta responsabile diretto dell’utilizzo improprio delle transenne. Attualmente sia il Comune che i vari Organizzatori promotori di eventi, manifestazioni al pubblico e sagre, non dispongono di transenne e/o barriere idonee ed omologate.

La reazione più sensata e logica, sarebbe quella di dotarsi, anche un po’ per volta, di transenne omologate e barriere, studiate e prodotte per il contenimento del pubblico, del tipo mobili Border HDPE o in PVC Lazzari, o transenne antipanico Gigs in alluminio per manifestazioni, barriere frangi folla e di controllo per aree sensibili  italstage, ecc….per dirne alcune delle più note sul mercato.

Potrebbe anche essere una forma d’investimento a lungo termine per i Comitati, Confraternite, Proloco, Gal, Enti sportivi, Aziende e Commercianti che partecipano alle sagre e mercatini…. si può acquistarle insieme ed utilizzarle a rotazione, con un disciplinare/accordo e relativa cauzione.  In qualche occasione di può anche “risparmiare” sulle spese superflue e solo di facciata, come quelle destinate allo spettacolo dei fuochi d’artificio, diciamocelo: fastidiosi per chi se li ritrova sotto casa e per gli animali domestici, con rilascio di fumo e rumore inquinante e spargimento di rifiuti rilasciati dalla combustione e sparo dei fuochi pirotecnici.

 

                                            Carmine Santoro

Perizia dell'Iss: «Rischi concreti». L'azienda: ma l'acqua è potabile

Articolo della Gazzetta del Mezzogiorno 19 Settembre 2017 di Massimiliano Scagliarini

BARI - Chiariamolo subito: l’acqua distribuita ai pugliesi in questi anni è perfettamente potabile, ampiamente nei parametri di legge. Tuttavia il cloro utilizzato per purificarla è pericoloso. Lo dice una perizia che gli esperti Giovanni Tiravanti (Cnr) e Luca Lucentini (direttore del reparto Igiene acque interne dell’Istituto superiore di sanità) hanno consegnato alla Procura di Bari nell’ambito dell’indagine sulle forniture di ipoclorito di sodio effettuate ad Aqp negli anni dal 2011 al 2015. Un documento molto tecnico, le cui conclusioni sono però molto chiare.

 

«Non possono escludersi - scrivono infatti i due consulenti della Procura - concreti pericoli per la salute dei consumatori, soprattutto tenendo conto dell’estensione temporale dei fenomeni oggetto di attenzione ai potenziali contaminanti - acqua potabile quotidianamente assunta - e delle dimensioni della popolazione esposta (circa 4 milioni di consumatori». Il cloro, insomma, era sporco. E questo perché, «sistematicamente», secondo i due consulenti, ad Aqp è stato fornito «ipoclorito non conforme agli appalti pubblici». Un cloro «industriale», e non la sostanza chimica destinata al consumo umano, la cui filiera è controllata e certificata dal produttore fino all’utilizzatore. Ed è qui il nodo dell’indagine coordinata dal pm Claudio Pinto, che ora dovrà tirare le somme tra il parere dei tecnici e gli approfondimenti svolti dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza: il cloro industriale è «sporco», perché presenta tracce di contaminanti come ad esempio i bromati, e per quanto il sistema di potabilizzatori di Aqp funzioni alla perfezione, dalle indagini è emerso che il cloro consegnato dal fornitore non veniva controllato adeguatamente. Di più: a febbraio 2016 le indagini hanno accertato che in alcuni dei laboratori ubicati presso gli impianti di potabilizzazione i cromatografi erano disattivati, e che le analisi si limitavano a valutare la concentrazione del cloro ma non miravano ad accertarne la purezza. Semplicemente, si fidavano delle dichiarazioni del fornitore.

Per questo le ipotesi di reato vanno dalla frode in pubbliche forniture alla turbativa d’asta fino alla contraffazione di sostanze alimentari, che è un reato di pericolo: è sufficiente che queste sostanze vengano distribuite per il consumo umano. Gli indagati iniziali erano 13, tra cui l’ex amministratore di Aqp, Nicola Costantino, l’amministratore della società titolare dell’appalto (Chimica D’Agostino) Donato D’Agostino, oltre a dirigenti, tecnici e impiegati dell’Acquedotto: ma è probabile che l’esame degli ultimi atti di indagine possa portare ad ipotizzare altre responsabilità.

Aqp ufficialmente non commenta, essendo aperte le indagini. Tuttavia fonti di Acquedotto tengono a ribadire che non esistono rischi per la distribuzione idrica, proprio perché - come ha accertato la stessa perizia - il processo di potabilizzazione garantisce la qualità dell’acqua, verificata anche dalle analisi svolte da Arpa Puglia.

Resta però il problema della fornitura di cloro. Pare che in occasione dello scorso appalto, una ditta siciliana abbia scritto ad Aqp facendo notare che nessun fornitore italiano produce l’ipoclorito con le caratteristiche richieste (deve essere importato dall’estero). Un avvertimento che non sarebbe stato tenuto in alcuna considerazione. Nel frattempo il cloro continua ad essere fornito dal precedente appaltatore, anche se è in corso una nuova gara non ancora aggiudicata.

 

 

 

Quest’anno anche Bovino ha subito  incendi agro-boschivi sul proprio territorio con grave rischio per la sicurezza  e l’ incolumità pubblica. Uno di questi incendi si è verificato  nel pomeriggio dell’ 11 luglio ed ha messo a serio rischio  alcune case della periferia del paese. E’ stata l’ opera tempestiva dell’ associazione PATA di Bovino e l’ intervento delle squadre di vigili del fuoco da Deliceto e Foggia  a scongiurare conseguenze disastrose ed a limitare i danni alle abitazioni.

 

Come sempre attivo e sensibile su questi temi e per la tutela ambientale, Carmine Santoro, Presidente dell’ associazione PATA di Bovino, ha diramato alla stampa questo comunicato: 

BOVINO – L’attività di programmazione ed intervento nella lotta agli incendi agro-boschivi, rientra nelle competenze e funzioni della Protezione Civile, stessa materia attribuita alle Regioni e di conseguenza, anche in parte, ai Comuni.

Sempre più spesso sentiamo parlare del “rischio interfaccia” con una serie di indicazioni e prescrizioni, che si riflettono sulla sicurezza ed incolumità pubblica e per la tutela del patrimonio pubblico e privato. In merito la recente legge regionale n.38 dic.2016, ha regolamentato alcuni specifici aspetti del rischio interfaccia, connessi agli incendi agro-boschivi, a cui ogni Comune deve far riferimento come previsione dei rischi “sotto casa” e relativa programmazione d’intervento, in applicazione della legge e secondo il rispettivo Piano comunale di protezione civile. Sono a rischio interfaccia tutte le aree rurali esposte al contatto con possibili fronti di fuoco, in particolare la periferia del paese dove sono presenti immobili, manufatti, capannoni, aziende quando sono circondate da incolti e vegetazione secca.

Alla fine di giugno, a Sant’Agata di Puglia brucia Monte Croce. Il fuoco incontrollabile divora tutto fino a pochi metri dall’abitato, tanto che il Sindaco pensa di far evacuare l’area urbana di CorsoVolpe.  Ad agosto, brucia un boschetto alle porte di Troia, mentre a Torremaggiore il fuoco minaccia da vicino la Villa comunale. A Bovino, qualche mese addietro, lungo la strada rurale Costa degli Impisi si è sviluppato un incendio le cui fiamme, alimentate dal vento, hanno velocemente raggiunto la periferia del paese e si sono propagate intorno alle prime  abitazioni. In questi casi, siamo di fronte alla tipica zona di interfaccia, intesa come “luogo dove l’area naturale e quella urbana, si incontrano e interferiscono reciprocamente”, come da definizione  della NW/UFPC del 1987.

Necessaria questa premessa, non per riportare un po’ di cronaca, ma per riflettere su questo drammatico episodio laddove si è dovuto affrontare seriamente una situazione di “emergenza d’interfaccia” quando il fuoco dall’incolto dell’Aia pubblica ha aggredito quelle abitazioni, che oggi risultano seriamente danneggiate. L’arrivo sul posto di Volontari, Carabinieri e Polizia Municipale, Sindaco e Responsabili di protezione civile,Vigili del Fuoco ed altri semplici cittadini, hanno evitato il peggio. Ma resta la paura dei residenti, che hanno tragicamente vissuto l’esperienza di vedersi circondati dalle fiamme, ed il dolore conseguente la distruzione dei beni presenti all’esterno dei fabbricati. Per tutti, abitanti ed amministratori, dovrebbe essere un monito e motivo di analisi, per programmare concreti provvedimenti di prevenzione su possibili altri casi simili.

Le periferie presenti nella maggior parte dei nostri paesi, si identificano a rischio per la presenza di una serie di incolti, purtroppo molto spesso inaccessibili, sui quali si è sviluppata una fitta vegetazione (rovi,spinatrigne,ginestre,cardi,edera, ecc..) che insieme ai tanti rifiuti abbandonati, sono facilmente infiammabili. Questo tipo di periferia, richiede una particolare attenzione-previsione da parte di ogni Comune, per il rischio interfaccia esistente, al fine di tutelare gli insediamenti urbani e produttivi dagli incendi e contenere i danni a persone e cose.  In questo caso, oltre alla possibile azione di tutela da parte degli Enti, va anche istruita la popolazione più esposta al rischio interfaccia ed al rischio idrogeologico, quella stessa popolazione che deve anche conoscere e saper gestire i rischi prevedibili, che circondano le loro abitazioni.

Possibile che un cittadino, che si ritrova la propria abitazione circondata da vegetazione ed altro materiale infiammabile (rifiuti), non si preoccupa minimamente del rischio incendio?  L’informazione è molto importante, perché molti cittadini sono convinti che tutti questi problemi li debba risolvere sempre e solo il Comune, o che le situazioni pericolose vanno affrontate e risolte con l’intervento dei Vigili del Fuoco. L’orientamento di alcune normative dimostrano il contrario, e cioè che il cittadino singolo o associato deve essere consapevole dei danni che si possono causare al singolo ed alla collettività, per un comportamento irresponsabile o superficiale, o peggio, per una libera e soggettiva interpretazione di qualsiasi norma e divieto, per eludere l’impegno nell’attività di prevenzione a tutela dei suoi stesi beni. Senza trascurare il particolare che il tutto comporta delle spese, sia per l’Ente pubblico che per il privato.

 

 

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Il periodo estivo non è solo “incendi boschivi” è ormai tradizione consolidata che per alcuni mesi, ci viene offerto un carico di manifestazioni,concerti,eventi,fiere e sagre,spettacoli di ogni tipo, incontri,rievocazioni storiche, ecc… insomma si fa a gara a chi più sa offrire accattivanti programmi per attirare turisti, visitatori,degustatori,sportivi e vacanzieri. In poche parole e per fatto di cose, si vanno a determinare situazioni a rischio, solo per divertimento, con una concentrazione di gente e/o di  folla, con il risultato di ammassamenti disordinati e caotici, spesso incontrollabili.

Dopo tanti tragici episodi e sciagure, causate anche dalla superficialità di organizzatori e partecipanti, è tempo ormai di attuare una prevenzione, mirata alla sicurezza e tutela pubblica. Oltre alle già esistenti normative in materia, è stata diffusa a giugno 2017 con nota n.22306 Area I del Prefetto di Foggia-UTG, una specifica circolare sulle manifestazioni e spettacoli pubblici.  Queste nuove disposizioni e/o prescrizioni e richiami all’applicazione delle norme in vigore, meritano un’attenta applicazione “di competenza” da parte dei Responsabili addetti al rilascio delle autorizzazioni ed una seria valutazione da parte degli Organizzatori di spettacoli,manifestazione ed aventi pubblici, che spesso si identificano in comitati, proloco, associazioni e confraternite e che sono abituati a classificare tutte queste iniziative con il “tanto si è sempre fatto così” e ci è andata bene!

In pratica, le circolari del Prefetto del 5 e del 15 giugno c.a., forniscono precise indicazioni su “preventivi e mirati sopralluoghi”da effettuare nelle località di svolgimento delle iniziative, per una scrupolosa verifica della sussistenza dei previsti dispositivi di SAFETY, con individuazione di eventuali vulnerabilità, per le relative valutazioni di “apposite misure aggiuntive” da parte degli Enti pubblici o privati competenti. In sede di  analisi e valutazione da parte degli Uffici competenti, dovranno essere accertate alcune imprescindibili condizioni di sicurezza,…. quindi nulla di approssimativo o del tipo “mi sembra e si potrebbe”. Il tutto perché insieme ai dispositivi di SECURITY, quali i servizi di ordine e sicurezza pubblica, si possa individuare una strategia operativa, significando che senza questi requisiti di sicurezza, le manifestazioni non potranno aver luogo.

Per concludere, ci sono tutti i presupposti e la volontà di “addestrare” i cittadini alla formazione della prevenzione-previsione, che non dobbiamo ritenere ad esclusivo carico e competenza della Pubblica Amministrazione o delle Forze Operative, ma come diritto-dovere civico per una responsabile partecipazione del cittadino alle attività di protezione civile.

                                                                                                         Carmine Santoro

 

 

                                                                                                                     

 

 

 

 

RIFIUTI - NUOVE DIFFICOLTA' IN TUTTA LA PROVINCIA DI FOGGIA

Written by Wednesday, 02 August 2017 18:19

Rifiuti, da oggi conferimento da Deliceto a Taranto. Protestano i sindaci.

E' da Teleradioerre che prendiamo la notizia:

 FOGGIA01/08/2017 15:01:00 di Redazione

Nuovi problemi in tema di rifiuti per i Comuni della Capitanata (fra cui anche Vieste, Peschici e Vico). Da oggi cancelli chiusi nel sito di Deliceto: il conferimento avverrà a Taranto. La novità era stata comunicata venerdì scorso a Bari dal neo assessore regionale all'Ambiente Filippo Caracciolo, assistito dal commissario dell’Agenzia regionale per la gestione dei ciclo rifiuti Gianfranco Grandaliano, in un incontro con i sindaci dei Comuni che conferiscono i loro rifiuti alla discarica di Deliceto. Per il Gargano erano presenti il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, il sindaco di Vico del Gargano Michele Sementino e quello di Peschici Franco Tavaglione, insieme ai rappresentanti di altri Comuni come Lucera, San Severo e Deliceto.  

Nell’incontro, svoltosi presso gli uffici regionali di via delle Magnolie, si è spiegato che a partire proprio dal 1° agosto i Comuni finora afferenti a Deliceto devono conferire la parte indifferenziata nella discarica di Taranto mentre la quota destinata al recupero energetico andrà al termovalorizzatore di Manfredonia. Inevitabile sarò perciò una ripercussione sul costo del conferimento pagato dai Comuni e di conseguenza sull’entità della Tari per i cittadini di Capitanata.

 

Nell’occasione dell’incontro tutti i sindaci presenti hanno sollecitato con forza la Regione a porre in atto tutte le azioni finalizzate alla riapertura della discarica di Deliceto. A tal proposito con l’assessore Caracciolo si è impegnato a portare in Giunta regionale, prima della pausa di agosto, un’apposita delibera che anticipa alcune azioni e misure già inserite nel nuovo Piano regionale dei Rifiuti, un documento in attesa di essere varato, per l’ampliamento da subito dei siti di Deliceto e Taranto. Con tale provvedimento sarebbe possibile entro un paio di mesi la riapertura della discarica di Deliceto.  

 

Continua il martellamento dell’ AQP per il pagamento delle fatture arretrate con importi assurdi e per consumi "stimati" in case chiuse e depositi abbandonati ….

La cittadinanza bovinese soffre di questo stato di cose  per un passaggio di gestione che si doveva evitare perché abbiamo risorse idriche locali notevoli e che ora sono state disperse e abbandonate. Sale la protesta dei cittadini ed è partita una petizione popolare che richiede il ripristino dello stato precedente della gestione idrica e fognaria. Associazioni, Sindacati, Comitati, Partiti, Esercizi Commerciali, Artigiani e gruppi di cittadini possono aderire alla raccolta firme ( Acli - CTA - Rifondazione e WBV hanno già offerto la propria disponibilità).

 Si…può…fare!, questo è l’ articolo dell’ Elce n. 121 di Luglio/Agosto 2017:

 

         Non è la prima volta che questo sito mette in evidenza       l’ enorme pericolosità dell’ ex fabbrica di mattoni (la fornace) di Giardinetto, a pochi chilometri da Bovino in cui han lavorato tantissimi Bovinesi  .

In questi giorni è stato trasmesso un servizio delle Iene sui canali Mediaset che riporta la gravissima situazione del sito contaminato, in totale abbandono e già sotto gli obiettivi dell’ emittente LA7 , di cui pubblicammo  il video su queste pagine, mentre un altro filmato è visibile sulla pagina home di nardino.it nel riquadro del video del giorno.

Ora riportiamo quest’ articolo dello Stato Quotidiano, sperando che l’ impegno preso dal Presidente della Regione venga mantenuto in tempi brevissimi:

VIDEO:

Come ormai spesso accade, ci vogliono “Le Iene” per portare all’attenzione del grande pubblico i gravi problemi della nostra terra. Durante la trasmissione di Italia 1, infatti, è andato in onda il servizio relativo alla “bomba” ecologica presente in località Giardinetto, a pochi km da Foggia ma nel territorio di Troia, che ha mostrato la sconcertante situazione attuale del sito di stoccaggio di rifiuti tossici presente in loco. Un agglomerato di capannoni che, come spiegato dall’inviato Giulio Golia, vedrebbe l’accumulo di materiali pericolosi per un quantitativo stimato compreso tra le 125mila e le 250mila tonnellate, provenienti da tutto il mondo (compreso il nord Italia) ed ammassate all’interno delle stesse strutture o addirittura sotterrate da circa vent’anni, quando le forze dell’ordine sequestrarono l’impianto.

A sconcertare più di tutto è l’attuale conservazione dei rifiuti, divisi tra montagne di polveri pericolose, pronte a prendere il volo ad ogni folata di vento, e sacchi completamente deteriorati, che permettono lo sversamento delle sostanze in tutta l’area circostante. Presente, inoltre, anche un grosso quantitativo di eternit, spesso danneggiato e dunque libero di rilasciare fibre di amianto altamente nocive per la salute.

Il servizio racchiude inoltre un intervento delle istituzioni, con il sindaco di Troia, Leonardo Cavalieri, ed il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, a dire la propria sulla questione Giardinetto, con il presidente pugliese che ha assicurato la possibilità di aiutare economicamente il comune dauno nella bonifica del sito. La speranza è che questa brutta vicenda, che ormai dura da troppo tempo, possa avere una soluzione in tempi immediati che permettano di mettere la parola fine ai rischi corsi dai cittadini del vicino borgo e di tutta la provincia.

  (A cura di Salvatore Fratello, Foggia 27.04.2017) 

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