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AMBIENTE (88)

UNCEM e Dipartimento insieme per i territori montani

Written by Sunday, 21 November 2021 11:51

Unione Nazionale Comuni  Comunità  Enti Montani e Dipartimento della Protezione Civile firmano l' accordo. 

Promuovere la diffusione della cultura di protezione civile, la conoscenza della pianificazione e dei rischi sui territori montani attraverso lo scambio di esperienze e competenze specifiche, a salvaguardia delle comunità e a tutela dell’ambiente naturale. Questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa sottoscritto a Roma tra il Dipartimento della Protezione Civile e l’UNCEM nazionale.

L’accordo triennale siglato dal capo Dipartimento, Angelo Borrelli e dal Presidente dell’UNCEM, Marco Bussone, intende rafforzare le sinergie in atto tra i due Enti, mettendo a sistema strumenti e competenze utili alle attività di previsione, prevenzione e riduzione dei rischi.
Un percorso condiviso che vede nella pianificazione comunale e intercomunale di protezione civile il fulcro intorno al quale sviluppare e promuovere percorsi di formazione e informazione rivolti ai cittadini e agli amministratori, anche attraverso l’uso di piattaforme digitali e la costituzione di gruppi comunali e sovra comunali. di volontariato organizzato, a servizio delle comunità e dell’intero Servizio nazionale della protezione civile.

 

Il Protocollo riveste un’importanza strategica perché permette di strutturare e implementare attività funzionali e propedeutiche alla previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi sui territori montani, in particolare del dissesto idrogeologico e degli incendi boschivi», ha detto il capo Dipartimento Borrelli.
«Proseguiamo e rafforziamo un importante lavoro con il Dipartimento che - ha detto il presidente Bussone - potrà portare già nei prossimi mesi a intensificare la formazione per sindaci e amministratori di Comuni, Unioni montane e Comunità montane. I nostri paesi sono culla di un prezioso volontariato che tiene in vita le comunità e le rende più forti di fronte a calamità ed eventi eccezionali».

Foggia today, la testata giornalistica  che riporta quotidianamente le notizie riguardanti principalmente fatti della nostra provincia (....e non solo quelli), parla di nuovo del progetto di due giovani di Bovino (Pasquale Russo e  Gaetano Terenzio) che sta andando bene, con grande soddisfazione dei proponenti che già intravvedono future azioni di ampliamento del progetto dell' allevamento di lumache su terreni rimasti incolti per moltissimi anni. Riportiamo integralmente l' articolo del giornale che entra nei dettagli dell' attività dei due coraggiosi giovani, corredato dalle immagini che rendono al meglio alcune fasi del progetto e del prodotto.

ECONOMIA BOVINO

Pasquale e Gaetano, i giovani imprenditori di Bovino che hanno puntato sulle lumache: "Abbiamo recuperato e valorizzato terreni abbandonati"

 

Il progetto di Pasquale Russo e Gaetano Terenzio, giovani ragazzi di Bovino, che da poco più di un anno hanno avviato la produzione di lumache, destinando un ettaro di terreno alla costruzione di un impianto di allevamento

"Non è prodotto così consueto, ma se ne parla sempre di più". E alle parole seguono anche i fatti. Sono sempre di più le aziende che investono sulla elicicoltura, termine tecnico che indica l'allevamento delle chiocciole.

Tra esse, spicca il progetto di Pasquale Russo e Gaetano Terenzio, giovani ragazzi di Bovino, che da poco più di un anno hanno avviato la produzione di lumache, destinando un ettaro di terreno alla costruzione di un impianto di allevamento: "È un'idea che avevamo da molto tempo, avendo a disposizione dei terreni abbandonati. In questi anni abbiamo avuto l'occasione di informarci, di seguire dei corsi di formazione, ma la stagionalità del prodotto ci ha inizialmente frenati. Poi, abbiamo avuto la possibilità di usufruire di una agevolazione del Gal Meridaunia, che è stato l'incentivo determinante perché realizzassimo questo impianto", spiega a FoggiaToday Pasquale Russo. Sia lui che Gaetano Terenzio lavorano nel campo dell'agroalimentare, il primo presso la facoltà di Agraria ("mi occupo di temi legati all'alimentazione, in particolare agli alimenti fermentati"), il secondo in un sementificio di Bovino. 

Sono partiti lo scorso anno con la creazione dei recinti, all'interno dei quali sono state collocati i riproduttori, 20mila lumache (circa tre quintali), aventi l'obiettivo, per l'appunto, di riprodurre nuove generazioni da allevare direttamente sul territorio: "Quelle che nascono sono già acclimatate alle nostre condizioni, non hanno problemi di trasporto, nascono e crescono direttamente nel campo e necessitano di un periodo di 12-15 mesi per raggiungere la maturità commerciale. Diciamo che le prime lumache nate l'anno scorso sono già pronte per essere raccolte, il problema si pone nel momento in cui, con l'arrivo dell'inverno, esse vanno in letargo. Ecco perché si dice che un ciclo produttivo si completa a partire dal terzo anno". 

Tuttavia, i numeri degli esemplari sono già considerevoli: "Una lumaca, in base alle condizioni climatiche, può accoppiarsi anche cinque volte all'anno. Sono animali ermafroditi, quindi dall'accoppiamento entrambe le lumache possono fecondarsi. Da un accoppiamento si possono generare circa cento uova, con un tasso di sopravvivenza del 20%, è più o meno facile farsi due conti. Siamo pieni di lumachine. A quel punto diventa importante avere accortezza nella gestione delle lumache mature, soprattutto evitare il sovraffollamento che nel giro di qualche anno si viene a creare inevitabilmente", spiega Russo. 

Quello dell'elicicoltura è un mercato che si sta sviluppando sempre di più, non solo per il mercato gastronomico, ma anche per quello cosmetico attraverso l'estrazione della bava di lumaca: "La specie che noi alleviamento può essere destinata anche a quel settore. Il problema, se così si può dire, è che l'estrazione della bava necessita di un impianto che ha un costo notevole. Per cui è necessario disporre di un numero sufficiente di lumache in grado di garantire un ammortamento dei costi. Nulla toglie che tra qualche anno, dopo aver acquisito maggiore dimestichezza con la gestione dell'allevamento, si possa fare questo passo. Anche perché va considerato che l'estrazione della bava non è un processo distruttivo, per cui chi ha tante lumache e ha la possibilità di creare l'impianto, ha garantita la doppia produttività, in quanto la lumaca utilizzata per l'estrazione della bava può essere poi venduta per la gastronomia. La cosmetica va a integrare il reddito derivante dall’uso gastronomica della chiocciola, ma è sconsigliato farlo in una fase iniziale, come è il caso nostro, perché non si hanno i numeri essenziali per ammortare le spese". 

Tuttavia, quello dell'estrazione della bava, è una opportunità che si può cogliere in futuro: "C'è un processo di standardizzazione in atto. Fino a qualche anno fa erano ancora troppe le discrepanze sui metodi di estrazione che generavano un prodotto poco omogeneo. Da poco tempo le grandi associazioni di elicicoltura si stanno interessando anche a questo aspetto, per cui penso che nei prossimi anni anche i costi sull'impiantistica necessaria per l'estrazione della bava subirà dei cali nei prezzi. È un mercato abbastanza nuovo". 

Malgrado l'allevamento di Russo e Terenzio sia ancora nella sua fase iniziale e il completamento del ciclo produttivo disti ancora un anno, qualche riscontro concreto già c'è: "L'anno scorso, a fine anno abbiamo recuperato i riproduttori immessi, che erano già pronti per essere venduti. Parliamo di 20mila lumache. Poi, c'è sempre la possibilità di raccogliere qualche residuo dello scorso anno o qualche lumaca il cui processo di maturazione è stato più rapido. Qualcosa siamo riusciti a vendere, anche se esclusivamente al dettaglio e non ancora all'ingrosso. In ogni caso, abbiamo stipulato dei contratti con l'associazione nazionale di elicicoltura, per cui loro si impegnano ad acquistare la nostra produzione. E quindi, anche in presenza di grandi quantitativi difficili da smerciare tra dettaglio e ristorazione, abbiamo dei canali di vendita garantiti, facendo parte dell'associazione che ci ha seguito sin dalle prime fasi di costruzione dell'allevamento", puntualizza Russo, che con il collega ha già in mente i prossimi obiettivi da conseguire: "Intanto, la nostra prima sfida era quella di realizzare un progetto che avevano in mente da tempo e che ci incuriosiva molto. Ovviamente, nel medio periodo cercheremo di mantenere l'impianto in maniera funzionale. È un lavoro che richiede un certo impegno e difficoltà di gestione aumentate dal fatto che sia io che Gaetano lavoriamo. Per cui, per il futuro l'obiettivo sarà quello di assumere qualche unità di personale e poi di farci conoscere di più nel territorio, anche perché l'allevamento ha molto da condividere con i temi legati all'economia circolare. Ci rifacciamo ad aziende che producono alimenti vegetali trasfomarti, per recuperare gli scarti che utilizziamo per integrare l'alimentazione delle lumache". 

L'orticoltura va a braccetto con l'allevamento di lumache: "Abbiamo bisogno sempre di alimentazione per gli animali, ma contestualmente c'è la possibilità di vendere prodotti orticoli". Ma c'è anche dell'altro: "Occorrerà del tempo, per questioni burocratiche, ma siamo interessati a inserirci in un regime biologico. Vorremmo ottenere un riconoscimento biologico da applicare a tutta l'azienda". 

Giovani che investono sul territorio, che riconoscono le mille risorse dei Monti Dauni. Pasquale e Gaetano appartengono al 'partito' dei giovani che non vanno via, ma che cercano il modo per cogliere le opportunità che il territorio offre: "Dalla nostra esperienza mi sentirei di dire che nel settore agricolo le risorse sono tante. Lo spopolamento avvenuto negli scorsi decenni ha determinato l'abbandono di molti terreni che possono essere recuperati e rivalorizzati attraverso un'agricoltura alternativa a quella tradizionale. Cercare di utilizzare risorse attraverso la valorizzazione di colture ad alto rendimento genererebbe un indotto molto interessante. Ultimamente sui Monti Dauni è in atto un processo di valorizzazione che va dal turismo alla enogastronomia. Puntare sulla tipicità dei prodotti e dei suoi prodotti alternativi è un processo che può coinvolgere diversi operatori, tanto nel turismo quanto nella trasformazione dei prodotti". 

                                                  PRECEDENTE ARTICOLO DEL 10.3.2021 

LE BESTIE- IL TEMPO DELLA CACCIA AL CINGHIALE

Written by Friday, 06 August 2021 18:56
 
RACCONTO DI LEA DURANTE
Ho scritto questo racconto per dare anch'io un contributo alla campagna di raccolta firme per il referendum contro la caccia che è in atto in questi giorni. La caccia non è uno sport, è una pratica dietro la quale si celano violenza, pericolo, limitazione dello spazio aperto, mercato nero delle carni, affari sporchi. Ma soprattutto la legittimazione al possesso delle armi, in casa. Non le doppiette dei cartoni animati che bruciavano il sedere a Pluto e Clarabella, ma armi di precisione sempre più sofisticate che di deroga in deroga sono sempre più presenti in milioni di case.
Grazie al Corriere del Mezzogiorno per averlo voluto.
LE BESTIE
Dalla strada a ridosso di Salecchia i rantoli del cinghiale si sentivano forti, e anche i colpi, inferti con la canna del fucile all'animale morente dai due uomini che a calci tenevano lontani i piccoli nati, rumorosi e molesti. Rapidamente il signor Marco sventrò l'animale che ancora respirava, e ne estrasse l'intestino palpitante, lasciandolo su un letto di foglie e terriccio. Biletra abbaiava, mentre a fatica Marco e Salvatore caricavano il bottino di caccia sulla vecchia Polo giardinetta che usavano in queste occasioni: un mezzo scassato che viaggiava senza assicurazione e senza bollo per le strade impervie dei Monti Dauni. Con Vittorio erano già d'accordo: avrebbero portato come al solito a lui il cinghiale. Ma presto, però. Nel garage alle porte di Deliceto ne aveva già altri due, portati la sera prima da gente di Orsara, e non poteva aspettare troppo. Durante il breve viaggio, Biletra era eccitatissimo, quell'odore di sangue aspro non lo faceva stare tranquillo, e si agitava, leccava, annusava. Schivarono un istrice per un pelo, bestemmiando. I fucili ancora carichi e le mani sporchissime. I cinghiali erano veramente troppi nella zona, e i confinamenti per il Covid li avevano resi ancor meno selvatici, più sicuri, più arditi. Che poi, cinghiali... Lo sapevano tutti che erano porcastri nati dagli incroci con i cinghialoni romeni introdotti dai cacciatori anni fa. Una bomba a orologeria per l'equilibrio faunistico locale, qui e in tutt'Italia. E adesso, roba da matti, gli stessi cacciatori si proponevano come i risolutori del problema che avevano causato e reclamavano dallo Stato deroghe ai limiti di caccia, porto d'armi per fucili di precisione e perfino il diritto di andare nelle scuole a parlare di natura.
Marco e Salvatore erano amici da sempre. Come con Vittorio. Ora si godevano la pensione uscendo tutte le volte che gli andava, ma da giovani uscivano solo la domenica. E avevano una bella attrezzatura, invidiata pure dai cacciatori turisti che venivano in inverno. Salvatore era un professionista dei richiami vivi, mentre Marco era fissato con i cani. Stavano insieme pure quella volta che il vecchio fucile del padre di Marco sparò per errore un colpo staccando tre dita al nipotino di tredici anni. Una disgrazia, ma bene com'era andata, continuava a ripetere Marco al figlio ormai trentenne che quella leggerezza del nonno non riusciva a perdonarla.
Biletra scese per primo. Conosceva bene il posto, e Vittorio gli fece trovare il solito osso di benvenuto. Saltellò per il garage che sapeva di carne marcia, trotterellò sul selciato alla luce della luna che saliva, lasciò qualche spruzzo sulla staccionata. I tre amici presero una birra fredda: il cinghiale era pesantissimo, e loro non più ragazzi. Il vocione di Biletra era inopportuno, attirava l'attenzione. E Vittorio, del resto, non riusciva a capire la passione di Marco per un cane che non era da caccia: aveva avuto breton bellissimi, setter scattanti al primo fischio e li aveva lasciati o finiti senza un filo di esitazione quando non erano stati più buoni, invece questo pastore bianco l dal passo lento, dall'indole inoffensiva, come i tanti che si vedevano dietro le pecore dell'Appennino, o randagi sulle montagne, era la luce dei suoi occhi, da quando l'aveva trovato cucciolo sul letto del torrente di cui gli aveva dato il nome.
A notte alta Marco e Salvatore si rimisero in macchina per Bovino. Biletra si era avviato per fatti suoi, come faceva sempre: voleva camminare, sapeva la strada.
Vittorio aveva preparato il furgone con le tre bestie. Non temeva i controlli, nessuno l'aveva mai fermato. E inoltre non vedeva il problema. La caccia fuori stagione, la vendita di animali non controllati dalle autorità sanitarie, il trasporto abusivo, gli sembravano stronzate. Ai cacciatori chiedeva solo di togliere immediatamente l'intestino agli animali, per evitare la contaminazione con certi parassiti che sapeva lui, comunissimi nei cinghiali e molto pericolosi. Aveva la sua etica, e voleva il prodotto affidabile, per non perdere i compratori. Peccato che quegli intestini buttati senza troppi complimenti fra i boschi facevano i loro danni nella catena alimentare dei piccoli predatori. Ma questo a Vittorio non importava di certo. Uscì dal garage che non c'era nessuno in giro. Scese dall'abitacolo a luci spente per richiudersi tutto dietro e tirò con forza la dura saracinesca, che scivolò di corsa. Solo un piccolo grido, breve. E la saracinesca che non toccava terra. Vittorio accese la luce per capire. Biletra basso, con la colonna vertebrale spezzata lo guardava chiedendo aiuto, la lingua fuori, una zampa alzata. Vittorio non perse tempo, non c'era tempo. Non poteva sparargli adesso, in paese, afferrò una pala da neve che era ancora appoggiata al muro e gli assestò un unico colpo sulla testa. Biletra morì all'istante. Poi lo caricò sul furgone, in attesa di disfarsene alla prima occasione, certamente non qui, dove anche sua moglie l'avrebbe visto se l'indomani mattina fosse scesa nel garage per prendere una bottiglia di conserva. Olmina era molto amica di Maria, la moglie di Marco, e non voleva metterla nei casini. Un incidente davvero fastidioso, anzi una rottura di palle.
Porca miseria, a quest'ora Marco si sarà accorto che al solito comando, quasi a metà strada fra i due paesi, in mezzo ai crepacci, Biletra non rispondeva. Lo stava sicuramente cercando, scatarrando improperi al cielo, con l'aiuto di Salvatore e qualche altro amico. Vittorio intanto aveva scavalcato Caianello e si dirigeva verso nord. Era stanco e seccato. Odiare i fastidi era proprio la sua caratteristica principale. E nonostante l'ora l'autostrada era trafficata.
La prassi di questo commercio era ormai diventata solida: in Toscana, Umbria e Lazio la richiesta di carne di cinghiale era sempre altissima, persino in estate. Tutto merito di questa benedetta "tradizione" con la quale un sacco di gente stava facendo fortuna, vendendo qualunque cosa come sana, genuina, locale. Eppure da quelle parti di cinghiali ce n'erano tanti, ma si vede che non bastavano per tutti i turisti della domenica, desiderosi di passare per un giorno almeno dai bastoncini di pesce surgelati alla "vera" natura.
Insomma, si facevano soldi facili con questo sistema. E in più c'era il divertimento della caccia e pure quello di fregare i controlli, che è sempre una cosa bella.
In sosta all'autogrill Vittorio incontrò due pattuglie. Il sole stava sorgendo, ma quella puzza di fango e merda che si portava dietro da ore richiedeva un caffè adesso, caramba o non caramba. Parcheggiò, tirò il freno e venne giù, respirando a pieni polmoni davanti alla campagna già arata. Arrivò di buon mattino a quell'agriturismo di cui non riusciva mai a memorizzare il nome, in mezzo a un querceto che gli ricordava casa sua. Lo aspettavano con la solita cordialità, uno spuntino di uova e ottimo formaggio, pacche, scambi di saluti. E i soldi. Gli operai aprirono il furgone e il proprietario controllò. Alla vista del cane chiese cosa fosse successo. Vittorio aveva dimenticato che Biletra era ancorà lì, e accettò di buon grado l'offerta di lasciarlo. I suoi amici del posto avrebberpo provveduto per lui. Scansò le galline e le oche e si rimise in viaggio per tornare.
Gli operai attendevano ordini.
- Capo, portiamo le bestie in cucina?
-Sì.
-Tutt'e tre?
-Tutt'e quattro.
A mezzogiorno Vittorio era già a casa. Cazzo, se aveva corso. Gradì solo un'insalata di pomodori e un bicchiere di vino, gli piaceva restare leggero.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto e testo
 
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 Tra le tante manifestazioni di approvazione ed ammirazione alle osservazioni  descritte da Michele Dota nel suo articolo  “ Luci su Bovino”, vogliamo farvi leggere  quanto ha scritto un attento visitatore di questo sito web, che spesso con le sue constatazioni dà validi suggerimenti per il nostro “borgo” :

“controrisposta per Michele…..”

Con ritardo per impegni fuori sede, leggo il comunicato di questa Redazione del 3 ottobre “Luci ed ombre” e riconosco la tipica esposizione di Dota Michele: professionale, pacata, tecnica, semplice per alcune soluzioni e documentata. Qualità e caratteristiche, che non sempre si riscontrano in altri ed “alti personaggi” della Comunità bovinese!  Come per dire, dove sono oggi i protagonisti: avvocati,dottori,esperti strombazzatori e tali animatori del popolo, che si sono ribellati al taglio del pino nell’area giochi della Villa?? Ad oggi taciturni e disinteressati, ma non solo per il problema che solleva Michele, che potrebbe sembrare personale, ma anche di fronte ad altre situazioni e disfunzioni che si riflettono sulla Comunità.

Che piaccia o meno agli attuali Amministratori, Michele ha perfettamente ragione. Una ragione “a luce calda” che va ad illuminare gli interventi inappropriati del Comune, riguardo alcuni particolari di arredo urbano che si discostano, per culto e forme, dalle tradizioni. Ma questa tipica “indifferenza” riflette la pigrizia dei Bovinesi, di cui Gabrielino Consiglio ne fu testimone. Oggi, professionisti validi e volontari (aggratis), che esprimono gusto urbanistico e rispetto del concetto della tradizione di accoglienza, con una buona dose di coerenza, vengono tenuti a distanza. Da qualche anno, Bovino si identifica con ripetuti argomenti pubblicitari sul Borgo-Spot Bovino 2020, da mesi su Eventi e comunicazioni la “vita nel borgo” ecc… ma spesso nei vicoli di questo borgo si decidono scelte deludenti ed insipide. Ma poi, scusate, cari Amministratori questo “borgo” da chi lo avete ereditato? Ma voi, avete vissuto la vita del borgo bovinese ?

Si parla di incremento del turismo occasionale, da attirare con le peculiarità del Borgo…va bene! Molte cose sono state fatte, con risultati accettabili. Ma il tutto si concentra sull’effetto sulla pubblicità, e a volte si dimenticano limiti e carenze.  Prendiamo l’attuale momento..di lockdown generalizzato che ha notevolmente “rallentato” il flusso turistico o meglio la voglia di muoversi…allora non ha senso continuare a strombazzare Bovino borgo da visitare, che sembra una presingiro. Profittare del momento per consolidare e ritoccare alcuni particolari urbanistici del Borgo e delle sue possibili risorse (Chiese,sagrestie,vecchie cantine sottoterra,vicoli e arredo urbano consono e coerente).

Ad oggi haimè! possiamo constatare che il maggior impegno dell’Amministrazione, è rivolto alla celebrazione di eventi sociali e di ricorrenze ad effetto pubblicitario, che rasentano la frivolezza (omaggio ad una supercentenaria - smart graduation day per laureati – manifestazione nozze d’oro – cerimonia giornata violenza sulle donne, altri spot e video quale invito accattivante per consensi ed applausi dei soliti fedeli).

Poco si sta facendo per recuperare/ripristinare case in disuso, poco si sa sul servizio civile, su ausiliari del traffico, ed altre iniziative concrete per migliorare il decoro urbano in genere e l’eleganza del centro storico. Via Castello, Via D. Alighieri, Rampa nuova, sono da considerarsi ancora “centro storico medievale” Particolare attenzione a Via Seminario, siamo in pieno centro! Collegamento a svolta, per svicolare dalla piazza principale e che unisce chiesa e dimora ducale. Passaggio suggestivo tipico medievale: che si percorre a piedi in modo rapido; facile da difendere dal nemico; utile per incontri o sguardi romantici; discreto, ma con tante finestre che vi si affacciano, appartato e strategico in entrata ed uscita.  Budello caratteristico e suggestivo impregnato di storia e romanticismo, da utilizzare per tante  scenografie con scudi, blasoni e stendardi…se è vero che i Giardini saranno recuperati, con tutte le accortezze per la vegetazione esistente che ne valorizza il luogo (salvare pregio e valore, non con potatura paesana per alberi da frutta o pulizia delle siepi come si usa a Bovino per l’orto/giardino).

 

 

pag.2

 

 

A quanto lamentato da Michele, ci sarebbe anche da aggiungere, come per ironia della sorte:

La Proloco infaticabile, comunica a maggio 2020 di un progetto premiato dal FAI per i Giardini pensili e torniamo a Via Guevara-Via Seminario. Con la stessa Proloco siamo al n.44 dell’edizione del concorso poesia dialettale, il cui regolamento prevede di attenersi alle indicazioni lessicali del testo di Gabriele Consiglio, nell’ambito di questo concorso è istituito il premio speciale “Gabriele Consiglio” con relativa commissione composta dalla Proloco e dall’Assessorato Cultura del Comune.  A voler essere un tantino diffidenti, abbiamo che il Comune sta dietro la Proloco e sta dentro questo “premio speciale” con il suo Assessorato, pur sapendo che la somma del premio viene elargita da privati, e quindi aggratis per il Comune. Niente di male se non fosse che, quando Michele Dota, invoca e chiede rispetto per quelle cure che ha proposto Gabrielino per il Borgo di Bovino….qualcuno dimentica o non accetta questi suggerimenti. Per la pubblicità e popolarità che il concorso di poesia dialettale riscuote ogni anno, si confermano benefici indotti e collaterali che vanno al Sindaco/Amministratori e alla Proloco (Comune!) che incassa questi consensi. A rifletterci sopra, questo comportamento è una mancanza di rispetto per Gabrielino e la sua Famiglia.

Lo spettacolo di fine estate va bene per tutti, come applausi e premio, ma non si dovrebbe ridurre a semplice spettacolo, la memoria di un personaggio illustre, se è tale e riconosciuto come tale, deve essere rispettata anche per altre “memorie” che ci ha lasciato. Fossi io come famiglia Consiglio, sottrarrei dalle influenze del Comune questo “premio speciale” e ne farei altro indipendente e celebrativo dedicato ad una persona che ha coltivato e tramandato, nella sua intima identità, la cultura del proprio paese.  La somma attribuita al premio, dovrebbe essere finalizzata a realizzare qualcosa di concreto/tangibile, secondo una delle tante idee di Gabrielino.  Non più poesia, ma proporre un progettino da attuare, per  l‘arredo urbano o sistemazione di un vicolo, o di una facciata, di un arco, ecc…. proprio come avrebbe voluto Gabrielino! E chissà se questa volta, non sia il Comune ad elargire una somma-premio da assegnare al vincitore.

 di Carmine Santoro:

La diffusione di nuovi virus sarebbe l'inevitabile risposta della natura all'assalto dell'uomo, come spiega la virologa Ilaria Capua, che dal 2016 dirige uno dei dipartimenti dell'Emerging Pathogens Institute dell'Università della Florida: "Tre coronavirus in meno di vent'anni rappresentano un forte campanello di allarme. Sono fenomeni legati anche a cambiamenti dell'ecosistema: se l'ambiente viene stravolto, il virus si trova di fronte a ospiti nuovi".

In occasione della Giornata internazionale delle foreste , Greenpeace Italia diffonde il rapporto "Le piantagioni non sono una soluzione per i cambiamenti climatici" per denunciare la tendenza di governi e multinazionali aspacciare per "riforestazione" la creazione di piantagioni a uso commerciale, in modo da poter continuare ad investire nell'industria estrattiva.

"Colossi delle energie fossili come 
ShellTotal e Bp sono responsabili di alcune delle più devastanti distruzioni ambientali della storia umana. E ora vorrebbero far passare la creazione di piantagioni a uso commerciale come riforestazione, facendoci credere che piantare qualche albero possa autorizzare a continuare ad estrarre petrolio, gas e carbone" afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. Ripristinare le foreste e ricorrere alle cosiddette "soluzioni basate sulla natura" per affrontare le sfide socio-ambientali è essenziale per mantenere l'aumento medio della temperatura globale entro 1,5°C. Tuttavia, le multinazionali del petrolio e del gas, così come le compagnie aeree che sostengono di poter compensare le proprie emissioni di CO2 e diventare "carbon neutral" grazie ad alcune iniziative di piantumazione di alberi, stanno abusando pericolosamente del concetto di "soluzioni basate sulla natura".

Inoltre, alcuni 
negazionisti dei cambiamenti climatici, come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, hanno recentemente aderito alla campagna per piantare "mille miliardi di alberi" lanciata a Davos durante il World Economic Forum. In realtà un recente studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature ha rivelato che quasi la metà delle aree che i governi hanno promesso di destinare al rimboschimento diventeranno in realtà monocolture a uso commerciale, cioè destinate alla produzione di legno, gomma o simili.
"
Tanti alberi non fanno una foresta. Oltre ad ospitare gran parte della biodiversità terrestre, le foreste hanno la capacità di assorbire e immagazzinare grandi quantità di carbonio. Sono la casa di numerose comunità tradizionali e Popoli Indigeni, nonché fonte di aria e acqua pulite. Le piantagioni, invece, diventano spesso luogo di sfruttamento per le popolazioni locali, sono inaccessibili alla fauna selvatica e inadatte a ospitare specie animali e vegetali in pericolo di estinzione. Nonostante la capacità di catturare attenzione mediatica, non riescono a fare altrettanto con la CO2" prosegue Borghi.

Il rapporto di Greenpeace 
contiene alcune raccomandazioni riguardanti il ruolo centrale della giustizia sociale nella gestione delle foreste, sottolineando l'importanza di coinvolgere comunità tradizionali e indigene. Enfatizza infatti l'importanza di evitare che i meccanismi di finanziamento per la mitigazione dei cambiamenti climatici includano la creazione di piantagioni, favorendo invece progetti di sviluppo comunitario sostenibile in grado di dare spazio all'agricoltura ecologica e alla produzione di energia pulita e rinnovabile.

"Il carbonio è per lo più 
immagazzinato nei fusti massicci e nelle radici profonde dialberi che hanno centinaia di anni. Piantare mille miliardi di alberi dicendo di voler compensare le emissioni di CO2 prodotte dall'estrazione dei combustibili fossili e continuare a distruggere foreste antiche non è la soluzione. Anzi, è parte del problema. È fondamentale piuttosto agire immediatamente per ripristinare e conservare le foreste, riconoscendo l'enorme potenziale degli

 

 ecosistemi naturali nella lotta contro i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità " conclude Borghi. Sarebbe meglio imparare qualcosa dal momento storico che stiamo vivendo.


 

Ing.Carmen Troncone e geologa lorella Troncone propongono una innovativa applicazione per i comuni colpiti da sisma o dichiarati sismici.

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la nota inviataci dal Presidente dell' Associazione PATA di Bovino per questa lodevole iniziativa:

Primo incontro organizzato  dal sig. Paglialonga Giuseppe referente del “Team cacciatori Valleverde” per provvedere alla rimozione di rifiuti domestici in località Masseriole. Nell’occasione, insieme agli organizzatori della manifestazione, si sono ritrovati tanti altri cacciatori non solo di Bovino, ma provenienti da: Manfredonia, Vieste e Mattinata, da Foggia, da Lucera e da Candela, che hanno provveduto tutti insieme alla rimozione di rifiuti di ogni genere, scaricati abusivamente lungo la strada interna che da Bovino porta alle Masseriole.  

Domenica 23 u.s. questo gruppo di cacciatori-ecologisti, ha provveduto non senza fatica a raccogliere dal fossato, in forte pendenza sotto il piano stradale, una notevole quantità di rifiuti domestici….a dimostrazione non solo dello spirito di aggregazione sportiva (caccia-tiro) ma anche di cosciente attività per il rispetto della natura, quella stessa sensibilità che accomuna quanti frequentano con periodicità campi e boschi.

 

L’area parzialmente bonificata, è stata scelta perché panoramica e ricoperta da bosco e macchia, per cui si presenta ricca di vegetazione pregevole e degna di più cura ed attenzione, anche sotto il profilo paesaggistico-ambientale.   Purtroppo l’inciviltà dei residenti e la mancanza di controlli, favorisce questo abuso che ormai si protrae da anni……l’immondizia stessa ne è testimone ed è stato possibile “datarla” in base agli strati di rifiuti che si sono formati nel tempo e che sono stati “scoperchiati” durante la rimozione. Effettuata la raccolta, con sacchi e contenitori per lo smistamento in differenziata, in breve è stato riempito il cassone dell’autocarro …… che a questo punto è risultato anche piccolo.

 

Nella successiva fase del conferimento a discarica dei rifiuti, si è presentata necessaria la collaborazione degli operatori della Coop “La concordia” del servizio gestione rifiuti di Bovino.

I partecipanti, anche se in maggioranza forestieri, ben consapevoli dell’importanza di poter disporre di queste risorse naturali, si sono dichiarati disponibili a continuare con l’attività pratica-dimostrativa, come esempio educativo per tutti, nella speranza di scoraggiare e di condannare altre probabili discariche abusive e di sensibilizzare le Autorità ad effettuare maggiori controlli.

Praticamente, mantenere sempre viva l’attenzione verso il problema dell’abbandono incontrollato dei rifiuti domestici ed agricoli,  proprio perché questo tipo di azione sul territorio è ben diversa dalla sporadica “giornata ecologica” che si risolve nella passeggiata collettiva solo per ammirare il panorama, senza poi agire concretamente e con costanza.

E quindi, arrivederci al prossimo incontro-pulizia, con l’invito rivolto a tutti a partecipare!

                                                                                                       Carmine Santoro

 

Regione Puglia Bovino

La Regione Puglia boccia i parchi eolici nel Foggiano: "Giudizio negativo sulla compatibilità ambientale"

Sul tavolo, l’impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica proposto da Winderg Srl, da realizzare nel comune di Bovino, e relative opere di connessione da realizzare nei comuni di Deliceto e Castelluccio dei Sauri

La Giunta Regionale boccia progetto parco eolico Winderg a Bovino

La Regione Puglia boccia il progetto di un parco eolico nel Foggiano e relative opere di connessione. Questa mattina, durante i lavori di Giunta, è stato espresso, per quanto di competenza regionale, giudizio negativo di compatibilità ambientale.

Sul tavolo, l’impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzare nel comune di Bovino, e relative opere di connessione da realizzare nei comuni di Deliceto e Castelluccio dei Sauri. Il progetto è proposto dalla società Winderg S.r.l., in conformità al parere reso dal Comitato regionale per la VIA e alle posizioni prevalenti espresse dagli Enti territoriali e soggetti con competenza in materia ambientale coinvolti.

E’ da tempo che si sta tentando di inserire  all’interno del parco giochi un altro  “ chioschetto” per la vendita di gelati, caramelle e giocattoli per bimbi con la scusa di dare lavoro a qualcuno che gironzola intorno alle varie amministrazioni per fare business  e ci si inventano attività strampalate che mirano sempre più alla privatizzazione di uno dei beni più belli che il nostro borgo ha: la villa comunale!! (Delibera di Consiglio Comunale n. 22 del 12.11.2012  e del relativo “Regolamento” fatto ad “hoc” per questo scopo!!)

....sarà questo il motivo per cui  si è deciso l’ abbattimento del pino d’ aleppo all’ interno del parco giochi di Bovino? ....è il primo passo che porterà al raggiungimento di questo obiettivo?..  Oppure è la  manìa di qualche veterano amministratore che sta distruggendo il secolare  patrimonio del verde cittadino ( vedi  i pini di via Nazionale , alle scuole, piazza Cesare Augusto,  i cipressi al cimitero con tutti i vialetti fino ad ieri così belli, l’ albero di via Castello etc.etc.) ?.  

 

 Oltre alle forze politiche di opposizione che hanno denunciato il fatto (vedi richiesta di accesso agli atti )e che si stanno adoperando per una raccolta di firme per evitare questo abbattimento, è sceso in campo anche il Coordinamento Nazionale per gli Alberi e per il Paesaggio con una nota molto pesante e con degli interrogativi che dovrebbero far riflettere questi amministratori che hanno deciso le trasformazioni ambientali cittadine autorizzando l' emissione di  un’ ordinanza contro la quale non ci sono i tempi per arrestare gli interventi:

 

 

 

  

 

Carmine Santoro porge l' invito a tutti per uscire di casa, magari senza cellulare, per guardarci in faccia ed intorno per osservare la natura bellissima dei nostri luoghi:

 

   Camminando lungo Viale I Maggio stamattina noto da lontano le inconfondibili silhouettes di piantine, alla mia vista assai familiari… incuriosito entro dall’ingresso pedonale e mi dirigo verso di loro per verificare quanto avvistato da lontano e, con mia grande meraviglia, constato la presenza di varie colonie di orchidee!!

Le orchidee individuate nelle varie aiuole del tribunale sono appartenenti a due specie diverse:

             

la prima è la Ofride della passione (di Cristo) Ophrys passionis subsp. garganica E. Nelson ex H. Baumann & R. Lorenz 2005. dal lat. "della Passione", riferita al periodo pasquale, di solito quello “centrale” della fioritura. Essa è detta anche Oprys garganica poichè la descrisse nel 1962 E. Nelson sul Gargano come  O. sphecodes subsp. garganica). Per inciso, è stessa specie individuata e confermata da Matteo Caldarella nei pressi della rotonda dell’aereo di Via Telesforo e/o P.zza della Legalità, cambia il nome ma non la “sostanza”.

                                           

La seconda specie è la Ophrys incubacea Bianca 1842 o Ofride scura, a quanto parrebbe, una nuova specie da aggiungere all’erbario “virtuale” delle Orchidaceae presenti in urbe. 

A dirla tutta, sono molte le specie di orchidee che riescono a vivere in ambienti antropici o fortemente antropizzati come giardini pubblici, rotatorie “verdi”, bordi stradali, siti archeologici, lungo la ferrovia ecc. soprattutto di alcuni generi come Ophrys e Serapias (vedasi la Serapias vomeracea individuata dal Prof. Marco di Giovanni, fiorita nel giardino della scuola Einaudi - Grieco), questo si spiega accennando alla specifica biologia di queste piante dette Eliofile: parola composta dal nome greco Ἥλιος (Hélios), sole, e da φιλεῖν (filèin), amare e quindi “amante del sole”; piante, alberi o arbusti, che si avvantaggiano di un'esposizione diretta alla luce solare e necessitano perciò di un'illuminazione intensa, soffrendo, al contrario, l'ombreggiamento. Pertanto, paradossalmente accade che in questi ambienti vi è poca competizione da parte di erba alta (spesso falciata) o poco ombreggiamento per mancanza di alberi (e Foggia a quanto pare, ne ha sempre di meno!) a tutto vantaggio di queste specie tanto affascinanti quanto belle. Non mi meraviglierei di trovare altre specie che fioriscono nei mesi seguenti ed in altri loghi come l’aeroporto Gino Lisa o la Villa Comunale, la primavera è ancora lunga.

 

BOVINO non è da meno, anzi… le specie fin ora rinvenute all’interno della cinta urbana sono varie: si va dalle due specie già menzionate (le prime a fiorire), all’ Ophrys apifera detta orchidea delle api, alla Orchis purpurea o orchidea porpora alla Serapias vomeracea la quale ha una parte del fiore simile al vomere usato in agricoltura. Vi è anche la Cephalanthera damasonium, la quale, a differenza delle precedenti vuole un ombreggiamento maggiore sotto un albero di quercia o pino ed è proprio la presenza di essi in paese che ha consentito la nascita di queste piantine alla stregua di una margherita selvatica o una cicoriella di campo!

Questo è dovuto essenzialmente a due fattori: al vento che tira costantemente a Bovino e che quindi trasporta i minuscoli semi anche per centinaia di metri (soprattutto da M. Castro) e per la buona biodiversità di cui gode ancora il nostro paese. Infatti non è raro trovare varie specie di orchidee anche negli uliveti abbandonati o gestiti senza l’uso di erbicidi, la terra adibita ad Oliveto è bene ricordare che una volta un bosco, un arbusteto e quindi ha conservato in essa una varietà di semi (banca semi naturale) che, in condizioni favorevoli, germinano dando vita a straordinarie fioriture! In oliveti pietrosi ed abbandonai si è accertata anche la presenza della rara Ophrys apulica, un endemismo tutto pugliese!

La differenza fra una “cicoriella” ed un orchidea è però sostanziale, l’orchidea prima di fiorire cresce assai lentamente e deve necessariamente instaurare una simbiosi con un fungo per svilupparsi e per fiorire impiega 7/8 anni, la cicoria o la margherita no.. ecco perché le Orchidee sono specie rare e protette, la cicoria selvatica no, anzi è una specie considerata dagli agricoltori al pari di una infestante in alcune colture!

 

L’invito ai lettori è quello di uscire di casa, di essere curiosi (caso mai di percorrere la scorciatoia che dal Buco di San Marco arriva agevolmente a Valleverde usando le vecchie mulattiere che passano per i campi e gli uliveti, in primavera è davvero bello!) e di FOTOGRAFARE i fiori e le orchidee e MAI di raccoglierli, una foto dura tutta la vita; il fiore, a casa al massimo 1 settimana poi muore.. senza riprodursi.

Se poi, strada facendo, si raccoglie un po di plastica o altro materiale estraneo… si fa una cosa buona per l’ambiente e per le generazioni future de nostro paese!

 

 

Bibliografia:

Orchidee d’Italia II Ed. - G.I.R.O.S. - Il Castello Ed. 2016

Ophrys d’Italia - R. Romolini, R. Souche - Editions sococor 2012

Orchidee spontanee di Bovino - G. Santoro - CRSEC FG 33 Grafiche Grilli 2006

 

Dott. Giuseppe Santoro

www.orchideedibovino.it .  Fb: Daunia Trek & MTB

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