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La buona notizia l' apprendiamo da FoggiaToday e la trascriviamo integralmente:

Impianti eolici in provincia di Foggia: parere negativo della Regione Puglia
Giudizio negativo di compatibilità ambientale degli impianti da realizzare nei comuni di San Paolo, Poggio Imperiale Apricena, Bovino Troia, Castelluccio dei Sauri, Ascoli Satriano e Casalvecchio di Puglia.

Impianti eolici in provincia di Foggia: parere negativo della Regione Puglia

Mercoledì 30 gennaio la Giunta regionale  - ai sensi del D.lgs. n. 152/2006 e 11/2001 - ha espresso giudizio negativo di compatibilità ambientale per l’impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzare nei comuni di San Paolo di Civitate e Poggio Imperiale, e relative opere di connessione alla RTN da realizzare sul territorio comunale di Apricena proposto dalla società I.V.P.C. S.r.l.

Stessa decisione per l’impianto nel comune di Bovino e relative opere di connessione alla RTN da realizzare sul territorio comunale di Troia, proposto dalla società Renvico Italy S.r.l.

 
 

Giudizio negativo di compatibilità ambientale anche per l’impianto nel comune di Castelluccio dei Sauri proposto dalla società Wind Energy Castelluccio S.r.l. e per quello nel comune di Ascoli Satriano proposto dalla società Wind Energy Ascoli S.r.l. Per le stesse motivazioni, anche per l’impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzare nel comune di Casalvecchio di Puglia proposto dalla società Renvico Italy S.r.l.



Questo sito  ha sempre   manifestato la propria contrarietà alle autorizzazioni concesse dai vari governi nazionali per esplorare i fondali marini delle nostre bellissime coste e fondali provinciali (vedi  alcune nostre “pagine” pubblicate: Raccolta di firme per  Ambiente-Scuola-Lavoro, Manifestazione NO TRIV a Manfredonia)  ed in genere su tutte le tematiche riguardanti la tutela ambientale (siti inquinati, eolico selvaggio, tutela dei fiumi, inceneritori,  acqua  pubblica……), lamentando la scarsa sensibilità ed impegno  dell’ Amministrazione Comunale dall’ imporsi  con azioni efficaci a contrastare questo assedio al territorio da parte di società ed imprenditori senza scrupoli . I risultati li vediamo volgendo lo sguardo  all’ orizzonte (circondati da tantissime pale che, secondo  previsioni sballate, avrebbero dovuto portare chissà quanti benefici alle casse comunali e che invece ci hanno resi ancora più poveri per rimborsi, accordi e vertenze assurde, dando ragione al detto popolare “….cornuti e mazziati !!” ).

Carmine Santoro, presidente dell’ Associazione PATA,  ci dà alcune notizie interessanti su quanto sta avvenendo  nella nostra Provincia:

Leonardo Antonio Soldo, presidente del circolo Arci di Foggia 'Maria Schinaia' lancia l'allarme trivelle anche in provincia di Foggia, sottolineando come sia in corso "una nuova insensata corsa all’oro nero, nonostante le rassicurazioni dei Governi che si sono succeduti dopo il referendum sulle trivelle del 2016: nuovi pozzi e piattaforme e nuove attività di prospezione mettono concretamente a rischio i nostri mari ma anche i nostri territori.  Anche se il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Davide Crippa, ha annunciato che sarà inserita una norma nel decreto legge ‘Semplificazioni’, che bloccherà i 40 permessi pendenti. A preoccupare sono gli effetti sonori degli Air gun e le eventuali trivellazioni, deleteri per le attività riproduttive. E le eventuali, successive, trivellazioni potrebbero esserlo ancor di più. Bisogna fermare le trivelle anche perché vengono usati dei siluri per perforare il fondo del mare. Questi raggiungono chilometri di profondità oltre il fondo del mare e causano terremoti sulle coste vicine. Solo in questo modo si possono spiegare le infinite scosse telluriche ad Amatrice e nel centro italia"

Soldo sottolinea come non sia solo il Mar Ionio ad essere sotto attacco delle compagnie petrolifere, ma anche l’Adriatico centro meridionale e il canale di Sicilia: "E’ ripartito, infatti, l’attacco con la pubblicazione da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico sul Buig dei decreti di conferimento della concessione di coltivazione ‘Bagnacavallo’ e di proroga della concessione di coltivazione ‘San Potito’, entrambi in Emilia-Romagna, in provincia di Ravenna. La nuova concessione denominata ‘Bagnacavallo’ è stata rilasciata alla società Aleanna Italia (per la durata di 20 anni) e prevede realizzazione e messa in produzione di cinque pozzi (due esistenti e tre nuovi). La concessione di coltivazione ‘San Potito’, invece, scaduta da anni, è stata prorogata per 15 anni in favore della società Padana Energia Spa. Nello stesso sono stati concessi, inoltre, tre permessi di ricerca nel mar Jonio con l'utilizzo dell'airgun, alla società americana Global Med" spiega.

Aggiunge il presidente del circolo Arci: "Anche la Provincia di Foggia subisce questo attacco, infatti sono già presenti 14 permessi di coltivazione su una superficie di Km2 1.322 (Sedia d'Orlando, Candela, Masseria Acquasalsa, Tertiveri, Torrente Vulgano, Melanico, Monte Vrecciaro, Pecorato, Masseria Grottavecchia, Macchia di Pierno, Torrente Celone, Masseria Petrilli, Valle del Rovello, Lucera)".

Ci sarebbero anche sette istanze di permesso di ricerca in terraferma che interessano una superficie di 944 Km2. Fontana Villanella (Alberona, Biccari, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Motta Montecorvino, Pietramontecorvino, Volturara Appula, Volturino). Foropane (Orsara di Puglia e Troia). Il Convento (Campomarino, Chieuti, Guglionesi, Lesina, Portocannone, Rotello, San Giacomo degli Schiavoni, San Martino in Pensilis, San Paolo di Civitate, Serracapriola, Termoli, Torremaggiore, Ururi). Posta Del Giudice (Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Lucera, Pietramontecorvino, San Severo, Torremaggiore). Sciascitiello (Deliceto, Rocchetta Sant'Antonio, Sant'Agata di Puglia). Serra dei Gatti (Biccari, Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito, Faeto, Orsara di Puglia, Roseto Valfortore, Troia). Signorella (Torremaggiore, S.Severo).

“Di fronte al rischio di queste nuove trivellazioni ci aspettiamo risposte concrete, quali lo stop immediato a nuove estrazioni di idrocarburi in mare e a terra, a partire dalle 96 richieste di prospezione, ricerca e coltivazione in attesa di via libera; il taglio dei 16 miliardi di euro di sussidi annuali alle fonti fossili; una legge che vieti l’uso dell’airgun per le prospezioni; un Piano energetico nazionale per il clima e l’energia che punti alla decarbonizzazione dell’economia e a un futuro rinnovabile, rispettando così gli impegni presi alla Cop21 di Parigi – spiegano dall’Arci Foggia -. Ci aspettiamo da questo Governo più coerenza e fatti concreti sulla lotta ai cambiamenti climatici e contro le trivellazioni di petrolio. Per arrestare i cambiamenti climatici, ma anche per ridurre e combattere l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità di vita dei cittadini è di fondamentale importanza uscire dalla dittatura delle fonti fossili, ancora oggi al centro del sistema energetico del nostro Paese”. Poi la soluzione: “Sarebbe necessario da subito varare una moratoria di almeno tre anni sulle nuove attività petrolifere – dicono dall’Arci -. Vietare l’uso dell’airgun e reintrodurre il piano delle aree come strumento di programmazione delle attività estrattive per rafforzare il ruolo delle Regioni e delle comunità interessate”.

Cari gilets jaunes, cari compagni di lotta...

Sono un lavoratore italiano che vive in Francia da qualche anno e che ha preso parte al movimento depuis le débout. Vivo in Francia perché, come molti altri lavoratori dei Paesi del Sud Europa, lavoratori italiani, spagnoli, greci, portoghesi, siamo stati spinti ad emigrare a causa delle politiche di austerità. In paesi come il mio, il neoliberalismo e le politiche di austerità sono arrivate molto prima che in Francia, subito dopo la crisi del 2008. Queste politiche, come voi sapete, hanno prodotto disoccupazione, precarietà, privatizzazione delle infrastrutture e dei servizi pubblici essenziali, degli ospedali, delle scuole, delle università. Il crollo del ponte Morandi a Genova, l’estate scorsa, è tristemente il simbolo di ciò che l’austerità ha prodotto in Italia. L’austerità lacera il tessuto sociale del paese creando senso di solitudine, individualismo e lotta tra i poveri. Una vera e propria guerra sociale è stata condotta in questi anni su scala europea, come voi sapete bene. Questa guerra è partita dai paesi del Sud Europa ed ora è arrivata anche in Francia.

Ho partecipato a tutti gli Atti del movimento, anche durante il periodo di Natale. Ho scoperto un movimento aperto ad ogni individuo, di ogni nazionalità, razza o colore della pelle. E’ stato per me un natale straordinario, quello del 2018, passato con voi nei blocchi e nelle strade di Parigi, i sabati come durante la notte del réveillon sugli Champs Elysées. Sabato scorso ero ancora in piazza con voi, e lo sarò nelle prossime settimane, finché non vinceremo. Ho scoperto, in queste otto settimane di lotta e di rivolta popolare, il senso di parole come solidarietà, fraternità, libertà, eguaglianza, democrazia. Quella dei gilets jaunes è una lotta che va ben oltre la Francia. Se vinceremo in Francia, la terra dove è nata la rivoluzione, i gilets jaunes potranno vincere anche altrove, seguendo il nostro esempio.

I media francesi non parlano molto del fatto che i gilets jaunes stanno già apparendo in altri regioni e paesi, auto-organizzandosi dal basso nei Paesi Baschi, in Catalogna, in Belgio o in Olanda. AGGIUNGERE. Parlano invece del sostegno che i governanti e i politicanti di altri paesi stanno dando ai gilets jaunes.

Ho letto ieri sui giornali francesi che il vice-presidente del Governo italiano e leader del movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, ha dichiarato il suo sostegno al movimento dei gilets jaunes. I media francesi hanno dato risalto a questa notizia. Perché? Perché una mossa propagandistica di un politicante italiano è stata così ripresa ed enfatizzata dai media francesi? Perché i media francesi non parlano dei tanti cittadini europei che sostengono i gilets jaunes e che vogliono seguire il loro esempio ? A loro interessa solo parlare di Di Maio, di Salvini, di Assad o di Putin, per infangare l’immagine del movimento, per mostrare all’opinione pubblica che i gilets jaunes non sono indipendenti, che sarebbe eterodiretti e manipolati dai governi di altri paesi o non si sa da quale fantomatico complotto internazionale.

E’ l’ultima delle falsificazioni dei media: dopo aver tacciato il movimento di razzismo e antisemitismo, dopo aver sostenuto che la sua rivendicazione principale era quella della “manif pour tous”, ora proveranno a dire che il movimento è manipolato da Paesi stranieri e da governi populisti. Facciamoci una risata sopra, continuiamo a lottare e a bloccare il paese. Il fatto che all’estero si parli sempre di più dei gilets jaunes è solo il segno della forza della nostra lotta.

Da cittadino d’origine italiana voglio per aggiungere qualcosa su Luigi di Maio, il “mio” vice-presidente del Governo. Perché questo ragazzotto che indossa la giacca e la cravatta anche quando dorme, dichiara d’improvviso di sostenere i gilets jaunes e di voler mettere a disposizione del movimento la plateforme numérique Rousseau ? Perché in queste otto settimane Di Maio ha taciuto sui gilets jaunes, e ora d’improvviso ne parla? La risposta è semplice : Di Maio è in crisi di consensi e di legittimità in Italia, perché ha tradito il suo popolo nella negoziazione con l’Europa, e non ha mantenuto le promesse elettorali. Di Maio elogia i gilets jaunes perché sa che i cittadini italiani danno sostegno al movimento francese. Prova a recuperare il consenso degli italiani elogiando i gilets jaunes.

Di Maio è un impostore, un menteur, un manipolatore di consensi. I suoi elettori non gli perdoneranno il tradimento delle principali promesse della campagna elettorale. Di Maio diceva di voler difendere il patrimonio pubblico e i beni comuni in Italia, e invece nella trattativa con Bruxelles ha messo nel piatto la vendita ai privati del patrimonio pubblico italiano, per un valore di 10 miliardi: immobili, terreni di proprietà pubblica, beni di importanza storica e culturale. E voi sapete quanto sia importante il patrimonio storico e culturale italiano. Di Maio diceva, prima delle elezioni, di voler fermare le “grandi opere inutili” come il gasdotto in Puglia che sta devastando il territorio e le spiagge di quella bellissima regione, o come il Terzo Valico, e invece lui e Salvini hanno deciso di perseguire nella devastazione del territorio italiano.

Proprio come i vecchi politicanti, anche i “nuovi” politicanti del governo italiano hanno perseguito una politica di privatizzazione dei beni e dei servizi pubblici. Di Maio aveva promesso, contro la povertà, il Reddito di Cittadinanza. Hanno invece approvato una misura assistenzialistica e umiliante per i disoccupati italiani. Di Maio e Salvini dicevano di voler ridurre la pressione fiscale in Italia, che invece rimane praticamente la stessa. Di Maio e Salvini dicevano di non voler rispettare i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, per poter rilanciare politiche di investimento e di occupazione in Italia. Alla prima minaccia di Bruxelles hanno invece ceduto, per il semplice fatto che sono dei codardi e dei menzogneri.

La piattaforma digitale Rousseau, che di Maio vorrebbe mettere a disposizione dei gilets jaunes è, tout simplement, un arnaque. Di Maio insulta i gilets jaunes se pensa che il nostro movimento abbia bisogno della sua piattaforma. La piattaforma Rousseau è contraria allo spirito di condivisione e di libertà della rete. Nonostante il nome che porta non favorisce la partecipazione diretta, il suo codice e il suo algoritmo non sono liberi e a disposizione di tutti ma di proprietà privata di un’impresa, la Casaleggio Associati, che è anche proprietaria del simbolo del Movimento 5Stelle. Il movimento dei gilets jaunes ha dimostrato di saper auto-organizzarsi in rete, di usare i suoi canali di comunicazione indipendente per organizzare ogni Atto, per prendere delle decisioni collettive, per stilare la lista delle rivendicazioni. Abbiamo fatto un uso consapevole e collettivo degli outils della rete. No, non abbiamo bisogno di una piattaforma che usa il nome di “Rousseau” per usurpare la democrazia diretta e per truffare i cittadini!

Di Maio è colui che ha sempre dichiarato che se in Italia non ci fosse stato il movimento Cinque Stelle ci sarebbe stata una rivoluzione. Di Maio ha paura della rivoluzione e si è sempre schierato con la polizia quando i cittadini non hanno rispettato le imposizioni del Ministro degli Interni e dei Prefetti. Il movimento Cinque Stelle ha recuperato e strumentalizzato il sentimento di ras-le-bol dei cittadini italiani nei confronti del vecchio e corrotto sistema politico, dando loro l’illusione di poter cambiare il paese solo attraverso lo strumento delle elezioni. Ma noi, gilets jaunes, lo sappiamo bene, che soltanto con le elezioni non si cambia nulla! E che coloro che presentano il simbolo dei gilets jaunes per le prossime elezioni europee sono solo dei manipolatori !

Di Maio diceva di voler introdurre in Italia la democrazia diretta, e invece appena andato al Governo ha fatto un compromesso da vecchia politica con Matteo Salvini, un politicante di professione che fa politica da più di venti anni, pagato e stipendiato dagli italiani. Salvini appartiene ad un partito trasformista che fino a qualche anno fa predicava la secessione del Nord contro il Sud dell’Italia, e che oggi d’improvviso si professa rappresentante dell’unità del paese, prendendosela con i più poveri, perseguendo il razzismo di Stato e la chiusura dei porti.

La vicenda italiana è utile per noi gilets jaunes per una ragione. Perché ci mostra che in Europa ci sono due nemici contro cui combattere: da un lato, le élites neoliberali di Bruxelles e i loro rappresentanti in Francia come altrove, e dall’altro, i finti tribuni della plebe, che predicano la democrazia diretta per truffare i cittadini europei e per illuderli.

 

Nel rileggere “La questione meridionale” di G.Aliberti- Minerva Italica 1975, alla pag.41 del cap.III “..le migrazioni rurali” ho trovato interessante l’indagine condotta nel 1795 da G.M.Galanti, sul flusso di tanti umili operai tuttofare che si spostavano, per cercare lavoro in ogni direzione e di subire per necessità, condizioni disagiate senza garanzia salariale ed in assenza di tutela sanitaria e sindacale. Nel riportare questi dati, il Galanti scrive: “La maggior parte de’ lavoratori delle campagne viene assoldata da’così detti <caporali > che prendono in appalto...i lavori delle strade, delle tenute…..che fanno eseguire. Vi sono i <caporaletti > che presidiano a’ lavoratori divisi in drappelli.  Sono, i primi, veri incettatori di uomini per un certo tempo.  A pag.158, nel descrivere il genere di vita e di lavoro in Puglia, dei braccianti d’ambo i sessi impiegati nelle masserie, vengono indicati i <caporali > “che servono d’intermediari fra essi e i proprietari..”

Chiaramente la mia attenzione è stata attirata dal particolare fornito dal Galanti, su  come il “caporalato” fosse già presente ed accettato nella vita sociale del 1790-’95.   Di conseguenza parte spontanea la riflessione come ancor oggi, risulta attuale il problema-fenomeno del lavoro sommerso, fuori da ogni norma e tutela.  

I miei pensieri tornano ai giorni fra il 4 e 6 agosto 2018 (!) quando la cronaca era tristemente impegnata, per due incidenti stradali molto simili, avvenuti nella provincia di Foggia con sedici morti, tutti braccianti stranieri. Con il particolare che risultavano tutti assoggettati dal “caporale” di turno.

Vittime due volte in quanto sfruttati per una misera paga, da una delle tante organizzazioni di caporalato, e poi comunque penalizzati a sopravvivere in condizioni disumane dopo una giornata di lavoro, se e quando non sopraggiunge anche la disgrazia!

Non per introdurre dibattiti e paragoni o considerazioni e opinioni in merito ….. ce ne sono fin troppo, e ne ascolteremo tanti altri ancora! Resta solo una curiosa amara constatazione, per la serie: “non è cambiato nulla”!?

Sempre scorrendo le pagine (109-111) del citato libro, mi sono imbattuto in alcuni termini ed espressioni, riportate dal De Cesare in una sua indagine redatta nel 1859, sulle condizioni economiche della classe agricola in Puglia. Svariate parole che richiamano il nostro dialetto, che non usiamo più spesso come prima, ma che hanno una lontana origine ed un preciso significato. 

Non sono una novità…ma credo faccia piacere “ripassare” certi modi di dire, già in uso nel 1850. Parlando della gestione dei terreni e delle coltivazioni, una forma di affitto era l’estaglio,…. come prezzo in ducati da pagare, perl’utilizzo di una versura di terreno.

Una vasta estensione di terreno agricolo, “…si addimanda masseria..” ciascuna masseria si divide in porzioni “che si dicono pezze” (quasi 2.600 mq.) mentre circa una quinta parte della masseria “… non mai si coltiva, ed è destinata col nome di mezzana pel pascolo degli animali..” nella gestione della masseria, il curatolo scelto dal proprietario, “sopraintende a tutte le faccende agrarie” quasi come il massaro. Ad umili operai stagionali, venivano affidati, alcuni lavori faticosi come quello di “…sminuzzare le grosse zolle volgarmente dette tempe”.

Infine, ben si comprende come nel periodo socio-economico del 1860, l’agricoltura nel Meridione pur essendo il principale riferimento per braccianti ed operai, manteneva gli stessi fra miseria e povertà. Il De Cesare conclude, parte della sua indagine nel 1859, con il trascrivere alcuni motti e proverbi in uso nelle campagne Pugliesi, fra cui “..volendo significare che l’agricoltura non frutta niente sogliono dire: chi negozia campa e chi coltiva muore”.

                                                                                     Carmine Santoro

 

E’ da qualche giorno che “radio-fante” diffonde la notizia di  rinuncia di alcune deleghe assessorili riconsegnate al Capo dell’ Amministrazione bovinese a causa di “scavalchi” di competenze distribuite ai rappresentanti della maggioranza ma, al di là di queste voci, fa notizia, invece, la rinuncia da parte del signor Filomeno Alessandro nel proseguire con l’ Amministrazione nella realizzazione di un progetto in favore della popolazione bovinese, con un contributo-finanziamento di € 1.000.000,00  del signor Filomeno. 

In una lettera che  qui di seguito pubblichiamo, il signor Filomeno spiega le ragioni per le quali è costretto a rinunciare a quel progetto e per il momento  non ci permettiamo di commentare perché in essa sono chiarissime le motivazioni che giustificano  il mittente della missiva, il quale non chiude la porta al progetto perché  è già alla ricerca  di altre soluzioni che, per quanto accaduto, speriamo, non vengano intralciate dall’ attuale Amministrazione Comunale.

Questa è la lettera di rinuncia:

Melbourne, Australia,11/11/2018

 

 

A Nunno Vincenzo, Sindaco

della Città di Bovino, FOGGIA

 

 

All’ Assessore dei Servizi Sociali e del Verde Pubblico della Città di Bovino, FOGGIA

 

 

Oggetto: progetto casa di riposo/ Fondazione Filomeno

 

Io sottoscritto Alessandro Filomeno, con un enorme dispiacere nel cuore, scrivo questa lettera per informarLa, non solo del mio disappunto nel come ha gestito, negli scorsi due mesi, la mia offerta di aiutare la mia amata citta’ natale di Bovino, ma anche per comunicarLe che, vista la non curanza della mia persona sia come filantropo che come bovinese, non sono piu’ disposto a continuare con la suddetta opera di beneficienza.

 

L’affetto e la gratitudine ricevuta da I miei conpaesani e’ stata non solo emozionante ma anche sorprendente; ed e’ da qui che parte il mio immenso rammarico. Continuo a vedere il nostro paese perdere occasioni per colpa dei politici che ci governano.

 

Per questo progetto, io ho lavorato con dei collaborati che, dopo la mia offerta fatta piu di 2 mesi fa non hanno ricevuto neanche una mail come ringraziamento e/o richiesta di ulteriori informazioni. Il mio consulente in Australia, Paolo, e’ cresciuto a San Severo e, come me, e’ emigrato anni fa per cercare opportunita’ all’estero. Dopo ore e ore di lavoro, fatto con l’unica intenzione di aiutare il nostro territorio, Le abbiamo scritto la prima lettera. Lui, come me del resto, non ha ricevuto un minimo di gratitudine.

 

Lei, Sindaco, mi ha chiamato una volta dopo 9 settimane da quando Le ho presantato la mia idea, per dirmi che “non capisco” I tempi burocratici. Io, Signor Sindaco, li capisco I tempi burocratici. (non si dimentichi che sono un uomo d’affari che si rapporta con la burocrazia quotidianamente). Quello che non posso tollerare e’ la mancanza di “umanita’” che Lei e I Suoi collaboratori mi hanno mostrato.

 

L’unico grande dispiacere e’ che come sempre il popolo, I miei amati conpaesani, non colpevoli di niente se non di aver scelto Lei, soffriranno delle conseguenze delle Sue azioni.

 

La Fondazione avrebbe potuto aiutare tanta gente che ha bisogno di aiuto e che sarei stato in grado di aiutare.

 

Trovero’, con persone piu autentiche e piu rispettose, una maniera per supportarLe.

 

In fede,

 

Alessandro Filomeno

Bovino è uno dei paesi più colpiti dallo spopolamento, di questo parla oggi la stampa con un articolo di Dino De Cesare.

Sul fenomeno dell' emigrazione c' è una bella notizia che riguarda i nostri concittadini all'estero: Il diario scolastico 2018/2019 delle scuole dell' Istituto comprensivo di Bovino-Panni-Castelluccio Dei Sauri ha dedicato loro un articolo  interessante del quale vi mostriamo le pagine:

Non tutti si sono accorti (forse?)  di quante cose  strane  succedono in questi giorni nel nostro paese; questioni più o meno gravi  ma che pochi riescono a capire perché questi stessi problemi, se si verificassero in altri posti, solleverebbero una ribellione cittadina tale da far saltare davvero qualche poltrona, mentre qui non succede mai nulla.

Non parliamo dei soliti aumenti di tariffe  sulla raccolta rifiuti (.. ci siamo assuefatti), non parliamo di interventi  su piccole riparazioni stradali che servono a portare qualche consenso a chi per tanti anni non ha  prestato attenzione alle più piccole necessità dei cittadini e che solo in questi ultimi giorni  dal voto amministrativo si cerca di rimediare; né parliamo della distribuzione della posta in poche ore settimanali o, meno ancora, nel recapito di bollette dopo la data di scadenza delle stesse che (ahimé!) anche queste comportano danni alle famiglie....ma è possibile che nessuno reclama e/o si accorge che non c’è più linea adsl (internet) nella stragrande maggioranza delle forniture di rete fissa telefonica?.

Quante persone stanno protestando per questo disservizio  che si sta protraendo da circa una settimana in molte zone del paese e che blocca tutta una serie di attività che ognuno di noi svolge in casa, a cominciare dal pagamento di bollette, alle autoletture dei vari servizi etc.etc.?

Pare che le apparecchiature della Telecom siano in buona parte saltate a causa di inidoneità dei locali comunali in cui sono sistemate, ma questo non giustifica così tanto ritardo nella soluzione del problema …. Non può un’intera popolazione essere martoriata ora per l’ acqua, ora per la luce ed ora anche per la connessione wi-fi !!

 Sta succedendo  anche  per le connessioni ad internet ciò che da anni accade per la ricezione del segnale RAI, per i programmi televisivi che non vengono visti in molte zone del paese, anche quelli ufficiali RAI 1-2-3.

Eppure l’ abbonamento ad internet non costa così poco e sarebbe veramente questa l’ occasione di intraprendere una class-action per un risarcimento collettivo.

Saremo solidali in un'iniziativa di questo tipo che veda tra i promotori la stessa Amministrazione Comunale perché anche  l' immagine della Città- Borgo  sta  squalificandosi ad una masseria abbandonata  ?!.

Dal blog di Fabio Balocco e dall' articolo di ieri sul Fatto Quotidiano, riportiamo queste notizie che riguardano più che mai la realtà di Bovino:

Una delle poche affermazioni sensate che ha fatto Vittorio Sgarbifu qualche anno fa, quando era sindaco di Salemi, in Sicilia: “Se la mafia c’è ancora, esiste di sicuro nel campo degli impianti per lo sfruttamento dell’energia eolica”.

Sempre qualche anno fa (nel 2009) e sempre in Sicilia, a conforto di quanto affermato dal critico d’arte, finirono in manette otto persone a Mazara del Vallo, coinvolte nel business di un locale parco eolico. Nel 2013 un’inchiesta di Salvo Palazzolo per L’Espressoevidenziava i collegamenti fra il boss Matteo Messina Denaro e l’affare dell’eolico. A marzo è finito in galera il re dell’eolico, Vito Nicastri.

Quando esercitavo ancora la professione, ricevetti una telefonata da una signora siciliana che, mantenendo l’anonimato, voleva inviarmi tutta una serie di documenti che dimostravano il collegamento tra malavita e pale eoliche. Non la sentii più: chissà, l’avranno fatta fuori?

L’eolico è un business grosso grosso: incentivi per la realizzazione dei costosi impianti, energia prodotta venduta a prezzi gonfiati. E più sono grosse le pale, più grosso è il business. Si costruisce e poi se si produce bene, sennò pazienza. Il fatto poi che li chiamino parchi (eolici) è una ulteriore conferma del fatto che nella nostra lingua i termini che hanno a che fare con l’ambiente e con il verde in generale, sono usati a sproposito.

Le pale, infatti, per potere sviluppare tutte le loro potenzialità debbono essere posizionate in zone ventose e fra queste vi sono i crinali dei monti. Il risultato è che una buona fetta delle nostre alture – specie nell’Appennino centro-meridionale e nelle isole  ha visto crescere dal nulla (si fa per dire) mostri le cui dimensioni vanno dai 25 ai 100 metri di altezza. Come se improvvisamente i crinali venissero costellati di grattacieli, tra l’altro spesso mortali per l’avifauna di passaggio. Questo con buona pace dell’articolo 9 della nostra Costituzione e la sua tutela del paesaggio. Mi domando e domando a voi politici: una montagna con dei grattacieli è uguale ad una senza?

Ho pensato a tutto questo (e molto di più che non posso riferire per decenza), quando ho letto l’articolo pubblicato da Francesco Bevilacqua – che ama definirsi “cercatore di luoghi perduti” – sul suo sito lo scorso 8 gennaio e intitolato Cristo si è fermato ad Eboli ma è morto a Lauria. Sul Golgota di Serra Grande. Nell’articolo egli descrive lo scempio perpetrato nel Comune di Lauria, in Basilicata su Monte Rossia, Serra Grande, Monte Rossino. Un immenso “parco” eolico – che significa pale, strade, sbancamenti, elettrodotti – che copre ben cinque chilometri di crinali fino a poco tempo fa intatti e magici. Con buona pace del predetto articolo 9 e con buona pace di quei politici che si riempiono la bocca con la locuzione “green economy”, persone che hanno perso il senso del bello, quando mai lo avessero avuto; cosa di cui dubito.

 

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