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In questa categoria inseriamo gli articoli da far girare in prima pagina sul modulo scroll

 

      Il  commento di Nardino ad un articolo apparso sul giornale             l’ Immediato relativo ad una riunione tra vari gruppi tenutasi domenica scorsa presso l’ Agriturismo  Piana delle Mandrie nel tentativo di formare una lista unitaria alternativa all’ attuale maggioranza che amministra il Comune di Bovino. Questo incontro è stato organizzato dal Gruppo “Promuoviamo Bovino” sul  tema “Costruiamo l’ alternativa, avanziamo una proposta". L’ invito è stato rivolto alle associazioni, ai gruppi politici ed ai cittadini.         Pur non essendo stato presente Nardino Lombardi, Consigliere Comunale uscente della lista Viva Bovino Viva, nell’ articolo dell’ Immediato  viene annoverato tra i partecipanti all'incontro quale appartenente alla nuova formazione politico-parlamentare di LeU.              Al fine di ottenere una smentita su queste affermazioni, Nardino Lombardi ha rilasciato questo commento al quotidiano L’Immediato che qui di seguito si trascrive:

       Si vede che l’ articolo è stato fatto ad arte per far propaganda ad un cartello politico in cui si rispecchiano personaggi che hanno già in passato assunto ruoli importanti per Bovino, che pur avendo parecchio munto la vacca, oggi si rivolgono contro la maggioranza uscente per risalire e riprendersi le redini del comando. E’ altrettanto evidente in questo gruppo la presenza di figuri esterni alla realtà bovinese, che confondono cipolle con aglio e che manipolano la buona fede di quei giovani che vogliono seguire l’ onda del rinnovamento.      Dispiace che questi personaggi ben noti alla politica locale (cui spesso non gli han fatto onore), pur di tenere la scena, fanno nomi e dicono cose non rispondenti al vero, convinti che siano tutti come loro volta bandiera, che cambiano casacca ad ogni competizione elettorale.

Voglio dire, precisando, che non sono stato presente a questa riunione, non sono mai confluito in LeU, come scritto in questo articolo; ho votato alle ultime politiche a Potere al Popolo; sono sempre iscritto a Rifondazione Comunista, milito in questo Partito del quale sono fiero.

Nardino Lombardi ex-sindaco di Bovino.

Questo è l' articolo dell' Immediato:

Amministrative 2018, possibile governo a 5 Stelle a Bovino. Si lavora per “progetto di condivisione”

 

Ben 800 persone su circa 2600 votanti alle scorse Politiche hanno premiato il M5S che a Bovino ha nell’avvocato Mauro Marzocco il suo militante “di punta”

Di Antonella Soccio 

16 aprile 2018

“Metodo e condivisione” queste le due parole d’ordine che stanno guidando alcuni gruppi di cittadini bovinesi, i quali si stanno auto organizzando per le prossime amministrative del prossimo 10 giugno. Michele Dedda, sindaco di Bovino, centro tra i Borghi più belli d’Italia, si è già dichiarato indisponibile per un suo terzo mandato, che la legge gli consentirebbe. Un primo tentativo di continuità con la possibile candidatura del suo attuale vicesindaco Enzo Nunnoinsieme ad una compagine di 12 candidati consiglieri per un “segnale di refresh”, come lo hanno chiamato sui Monti Dauni, non ha trovato entusiasmi unanimi.

Del resto, ben 800 persone su circa 2600 votanti alle scorse Politiche hanno premiato il Movimento 5 Stelle, che a Bovino ha nell’avvocato Mauro Marzoccoil suo militante “di punta”. Proprio il legale insieme ad altri attivisti ha presentato una lista del M5S, che ancora non ha ottenuto la certificazione. I pentastellati però sono molto più numerosi di coloro che sono interni al meetup. Anche l’imprenditore agroalimentare della Op Mediteranneo e dirigente di Confagricoltura per il pomodoro da industria Marco Nicastro, è stato coinvolto ed ha offerto il suo contributo per allargare la ipotetica coalizione. “Mi sono messo a disposizione per diventare il collettore trasversale di una linea di rinnovamento a Bovino che potesse abbracciare il M5S e coloro che hanno volontà di cambiamento”, spiega Nicastro a l’Immediato. Alla prima riunione gli uomini e le donne del rinnovamento erano circa 15, ieri di domenica sera erano già diventati 70. Tra loro anche il direttore del Consorzio Asi Michelangelo Marseglia bovinese, con 3 figli laureati ormai residenti al Nord e un “irriducibile” di sinistra come l’ex sindaco Nardino Lombardi, oggi di LeU.

“Troviamo il candidato sindaco e i 12 che lo supportano, se riusciamo ad essere fregiati anche del simbolo del M5S bene, altrimenti possiamo comunque essere una lista di rinnovamento – continua Nicastro -. Non voglio dire civica, sarà una lista di condivisione, con 12 persone che non devono mai voltare le spalle al sindaco. Non ci fossilizziamo sui simboli o sulle liste certificate. A livello locale nei Comuni se c’è la volontà di dare un cambiamento, esso può arrivare qualunque siano i nomi o le parti politiche di provenienza. Confagricoltura con Nicola Gatta a Candela può darci uno spirito di collaborazione e gemellaggio”.

Dedda e i suoi assessori sono stati vicini a Rosario Cusmai. “Hanno fatto votare per Cusmai alle Politiche, erano vicini a Di Gioia con i risultati che tutti conosciamo. Io credo che la vicinanza di un sindaco ad una corrente politica non può essere vincolante per il progetto di una comunità. Oggi i Monti Dauni stanno lottando per le royalties degli idrocarburi, c’è una rivolta contro Di Gioia per i ritardi del Psr. Non aiuta neanche il blitz universitario che ha coinvolto il dirigente Nardone. Avere a che fare col passato non giova a nessuno, a Bovino come altrove”, dice senza mezzi termini l’imprenditore.

I nomi del possibile candidato sindaco o sindaca sono molteplici. Si va dallo stesso avvocato Marzocco ad Antonella Ruscillo, funzionaria del Gal, passando per Antonio Leggieri interno a Confagricoltura. Il nuovo appuntamento è fissato per mercoledì sera.

Anche a Nicastro è stato chiesto di guidare la coalizione. “Ho un po’ di capacità a mediare e coagulare, bisogna aprire la mentalità, ma non potrei essere sindaco a tempo pieno. Posso far parte dei 12, però”, confida.

 

Ultima modifica: 16 aprile 2018

 

     Oggi, presso la Biblioteca A. Santucci dell’Università di Salerno, si è discusso di “accaparramento verde” ed energia eolica nell’Appennino Meridionale. Nell’ambito di una serie d’incontri sul tema Ecologia Politica e Giustizia Ecologica, il seminario ha ospitato Samadhi Lipari, ricercatore dottorando presso la School of Geography dell’Università di Leeds, nel Regno Unito.

Al centro del dibattito, l’espansione degli impianti eolici negli ultimi decenni che ha visto le alture tra le province di Salerno, Avellino, Benevento, Potenza, Campobasso e Foggia riempirsi di turbine. Queste province producono oltre due quinti dell’energia “eolica” italiana, coprono circa il 2,5% dei consumi complessivi nazionali, secondo i dati TERNA e consumano -tutte tranne Avellino- molto meno di quanto mettono in rete. Un territorio a vocazione agro-forestale che tuttavia funziona come una grande centrale elettrica.

Chi ci guadagna? Poche società –perlopiù multinazionali- che controllano la filiera e che redistribuisco parte dei profitti ad altre società addette alla gestione degli impianti o esecutrici dei lavori di costruzione. Giusto per dare un senso del volume, un parco di 10 turbine da 2MW è capace di produrre circa 5,8 Mln di euro l’anno, tenuto conto del regime incentivante in vigore dal 2016, che è finanziato dai cittadini tramite la bolletta elettrica. Un mercato liberalizzato dell’energia in cui però la collettività sostiene i profitti dei privati.

Cosa resta al territorio? Pochissimo in termini di ricchezza da un lato, molte danni al tessuto socio-economico e alla vita politica delle comunità, dall’altro. Hanno evidenziato questi aspetti Michele Solazzo, Pinuccio Fappiano e Armando Buglione dei comitati “No Eolico Selvaggio” attivi ormai da diversi anni tra l’alta Irpina e il Sannio. Grazie alla loro profonda conoscenza del territorio e del fenomeno stesso è stato possibile riempire di significato e di casi reali il termine “accaparramento verde”. È apparso infatti chiaro come l’appennino meridionale sia considerato un esteso giacimento a cielo aperto di energia, da cui estrarre valore attraverso l’accaparramento dei fondi agricoli e forestali, con la giustificazione “verde”, di fare del bene al pianeta. Una tendenza favorita dall’ordinamento giuridico che riconosce agli investitori eolici il diritto di ricorrere all’esproprio dei fondi. Grazie a tale norma che considera gli impianti eolici di pubblica utilità, si finisce per espropriare dei privati…a beneficio di altri privati.

In una tale situazione, gli attivisti hanno fatto notare come le comunità si trovino di fatto sottratte della loro capacità di programmare il territorio, anche a causa dell’assenza di strumenti importanti come i Piani Paesaggistici e i Piani Energetici e Ambientali Regionali. Non solo: spesso le stesse relazioni tra gli abitanti si deteriorano, contrapponendo coloro che riescono a guadagnarci qualcosa, come i proprietari dei terreni, o i professionisti che partecipano alle fasi di progettazione e realizzazione, agli altri membri delle comunità, specialmente quelli risiedenti vicino agli impianti, che invece ci perdono del tutto.

Sono dunque le energie rinnovabili il problema dei territori? No, emerge dal seminario. È piuttosto la loro organizzazione su scala industriale che causa l’accaparramento dei territori. Al contrario, fanno notare i comitati, misure come l’autoproduzione, nella direzione del decentramento e di politiche di efficienza, consentirebbe a territori, come l’appennino meridionale, di essere energeticamente autosufficienti, senza distruggere ettari ed ettari di crinali, campi e boschi.

Interessante interrogativo a cui dà una risposta Carmine Santoro, presidente dell' Associazione P.A.T.A. di Bovino:

Avete notato che non si vedono ancora le rondini e qualche altro migratore primaverile (21 marzo)?  Siamo a metà aprile!  Anni addietro i primi ad arrivare puntualmente a fine marzo, sono stati i “balestrucci” (delichon urbicum).Questo agile e veloce uccello, è stato descritto anche da Shakespeare nel Macbeth.

La presenza complessiva del balestruccio nei centri urbani,  risulta in diminuzione a causa dei molti edifici moderni, che non offrono angoli, sporgenze ed archetti adatti alla costruzione dei nidi.

Altra presenza in ritardo è quella dell’assiolo (otus scops) che per il suo caratteristico verso-richiamo: “chiù” viene spesso confuso con il cuculo. L’assiolo è un piccolo gufo, che misura fra i 18 e 21 cm.  con i “cornetti” di piume ripiegati sulla testa, sembra tarchiato e con un testone. Citato dal poeta Pascoli nella poesia “L’assiuolo”.

Di giorno si rifugia per riposarsi sugli alberi e nelle cavità, perché ha vita notturna quando va a caccia per cibarsi. Ecco perché, dal tramonto e durante la notte, il suo  “chiù” ci accompagna in campagna o lo si sente in periferia dove c’è qualche boschetto, o nei parchi urbani con alberi accoglienti. Anche questo uccello ci avverte che la primavera presto cederà il passo all’estate! 

Possiamo ipotizzare, su base scientifica con comprovate ricerche e verifiche precedenti, che il “ritardo” e la scarsa presenza di questi ed altri simpatici uccelli migratori, sia da imputare ai mutamenti climatici,  all’inquinamento atmosferico ed alla riduzione dei boschi.

Forse per questa primavera, la spiegazione è solo di carattere meteo-climatica, speriamo nella prossima fase lunare, che notoriamente mette in moto le migrazioni. Staremo a vedere!

 

                                                                                                         Carmine Santoro

B                                                          

Dalla Capitanata il progetto che ha la mission di mitigare gli effetti della disabilità. Pandhora EVO è la prima carrozzina al mondo con uno schienale regolabile con un click

    La Pandhora di Fisciano (SA), avente sede in via Cervito 18, è stata costituita come Startup innovativa in data 04.10.2016 e prende il nome dal primo prototipo di carrozzina “nuova” (proprio come il fantascientifico pianeta reso celebre dal film AVATAR) realizzato dall'Ing. Stefano Troncone, giovane inventore originario di Bovino (FG), nel corso dello svolgimento del Dottorato di Ricerca in Ingegneria dei sistemi meccanici presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università Federico II di Napoli.

Il progetto è stato poi sviluppato nel tempo grazie al coinvolgimento del fratello Alexander (Ingegnere biomedico, Responsabile del Progetto Pandhora, anch’egli di Bovino) e di due amici, Nicodemo Di Pasquale (Dottore in Giurisprudenza, Direttore Marketing Pandhora, originario di Bovino e cresciuto a Foggia), Maurizio Maglione (Ingegnere biomedico, Responsabile della Produzione); mission dichiarata: mitigare gli effetti della disabilità per effetto della progettazione di ausili per la mobilità delle persone affette da lesioni spinali. La sensibilità alla questione ha radici comuni tra questi ragazzi: l'amicizia di Javier, un ragazzo spagnolo tetraplegico, studente Erasmus presso l'Università di Napoli, il cui vivere quotidiano aveva fatto capire quanto fosse limitato l’ausilio delle carrozzine in circolazione. Dunque nasce così l'idea di progettare una carrozzina dotata di un sistema cosidetto "Multi-Seating" (brevettato), cioè di uno schienale regolabile con un semplice click (agevolmente azionabile in quanto posizionato sul tubolare che collega la seduta allo schienale stesso), idoneo dunque a consentire all'utente di modificare la sua posizione sulla seduta ogni qualvolta il corpo lo necessiti. Infatti, l'Ing. Troncone, attraverso l'amicizia di Javier, aveva constatato la difficoltà degli utenti nel sopportare lo stare sempre nella medesima posizione sulla carrozzina, di lì l'idea di applicare questo sistema in grado di incentivare l’utilizzo delle capacità motorie residue, in modo tale da consentire una migliore circolazione sanguigna e una maggiore apertura del diaframma con conseguenti benefici per la respirazione (il tutto comprovato da tesi di laurea sostenute presso l'Università Federico II di Napoli e UniCampus Biomedico di Roma).

Dunque, la Pandhora srl, nata nell’ottobre del 2016 con il supporto del più grande incubatore per start-up, ha ereditato il Progetto illustrato e con esso anche il brevetto internazionale del sistema Multi-Seating, per cui è l'unica azienda al mondo a commercializzare carrozzine di ultima concezione (con schienale ad angolazione variabile), nello specifico il nome della nuova carrozzina è Pandhora EVO, in quanto ciò che la contraddistingue è il concept di evoluzione ed innovatività, nonostante presenti anche un design accattivante e un'estetica dallo stile spiccatamente italiano. Tra l'altro Pandhora EVO è tra le più leggere al mondo, pesa soltanto 5.9 kg (senza le ruote posteriori che sono estraibili al fine di rendere facilmente trasportabile la stessa), ciò la rende confortevole e facilmente utilizzabile.

L'innovazione di Pandhora è stata apprezzata in più occasioni in giro per l'Italia e per il mondo, in particolar modo è stata premiata al Berlin Wall 2014 (concorso per giovani inventori), AccessAbilities Expo 2016 Dubai (la prima fiera sulla disabilità nel Medio Oriente, laddove è stata premiata dallo sceicco Al Makhtoum per il prezioso contributo reso alla causa dell'accessibilità e dell'inclusione degli utenti affetti da limitata mobilità) e, inoltre, SEUA 2016 (concorso per startup organizzato a Milano da AssoLombardia, dove ha ottenuto il primo posto nel settore sanitario). Ciò detto, si sottolineano gli ottimi risultati conseguiti nella commercializzazione di Pandhora EVO negli ultimi mesi: si annoverano rivenditori autorizzati in tutta Italia, oltrechè in Svezia e finanche negli Emirati Arabi grazie ad una partnership instauratasi a Dubai con il più grande distributore di ausili e strumenti medicali del Medio Oriente in occasione della Fiera di cui sopra (19 in Italia, 1 in Svezia, 1 negli Emirati, per un totale di 21 partner commerciali). Tra l’altro, anche Foggia e Provincia hanno sposato la causa di Pandhora: la carrozzina è per ora disponibile presso l’Ortopedia Landi di Foggia e presso l’Ortopedia SORAC di Cerignola. Ovviamente l’obiettivo del Team, è quello di consolidare la commercializzazione in Italia ed estenderla a tutto il mondo per dare la possibilità a quanti più utilizzatori possibile di godere dei benefici che questa straordinaria carrozzina apporta. Di seguito le principali caratteristiche di questa rivoluzionaria carrozzina: 1. schienale regolabile (brevettato) con 1 click, azionando il quale, il corpo dell'utente ha la possibilità di cambiare posizione ogni volta lo necessita, dunque questo migliora la circolazione del sangue e la respirazione; 2. maniglie di spinta in tessuto (brevettate), che evitano l'infiammazione dei tendini del polso, solitamente dovute all'uso prolungato delle maniglie di spinta classiche; 3. seduta ammortizzata (brevettata), la quale rende la carrozzina più confortevole; 4. struttura super leggera e compatta (solo 5,9 kg di peso senza le ruote posteriori), è facilmente trasportabile, grazie allo schienale completamente ribaltabile ed alla sua compattezza, riducendo l'ingombro. È perfetta per il trasporto in auto o in altri mezzi di trasporto, come treno ed aereo; 5. prezzo più economico rispetto ad altre carrozzine manuali ultra-leggere; 6. è ideale per il montaggio di una unità di propulsione elettrica grazie al sedile regolabile ammortizzato e allo schienale con variazione di angolazione durante la marcia della carrozzina. Cambiando l'angolazione dello schienale, la postura viene riadattata quando la parte anteriore della carrozzina viene sollevata dal suolo per innestare l'unità di propulsione elettrica; 7. Superleggera e compatta, con telaio monoscocca in Alluminio Aereospaziale trattato termicamente ultra-resistente. Carico tollerato: 120 kg www.pandhora.it https://www.facebook.com/pandhorasrl/

Ecco 'Pandhora', la carrozzina innovativa progettata da ragazzi foggiani
Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

 

Firma questa petizione

E’ notizia recente che il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a punto la bozza del decreto sui nuovi incentivi alle energie rinnovabili per il triennio in corso che prevede ben sette procedure di gara fra il 2018 e il 2020.

Ma già da tempo gli imprenditori delle rinnovabili si preparano a questa nuova opportunità di business, soprattutto per l’eolico che aveva subito negli ultimi anni un ridimensionamento.

Alcuni giorni fa un cittadino (Michele Dota di Bovino) ha inviato all’Associazione Italia Nostra, sezione di Troia, una nota puntuale e circostanziata denunciando l’arrivo di una serie di progetti per la realizzazione di impianti eolici nel territorio dei Monti Dauni.

Un Parco eolico promosso dalla Renvico Italy s.r.l. con sede in Milano della potenza di 33,6 MW interessa Bovino alle contrade ”Serrone e San Lorenzo”; l’iter autorizzativo è già avanzato: è in atto una procedura di VIA di livello nazionale, avviata il 17/11/2017, per la quale si sono già interrotti i tempi per muovere osservazioni e/o controdeduzioni (scadenza 18/02/2018).

Il progetto prevede la realizzazione di 8 aerogeneratori, ciascuno di 4,2 MW di potenza, alto 166 metri con diametro del rotore di 150 m., in grado, ciascuno, di soddisfare il fabbisogno di 4.000 utenze domestiche.

 Ma c’è di più, la Renvico Italy s.r.l. nelle immediate vicinanze del Parco eolico di Bovino ha in atto due procedure di VIA (questa volta a livello provinciale in Commissione VIA Provincia di Foggia) l’una per 7 aereogeneratori con potenza pari a 29,4 MW in territorio di Orsara di Puglia, località “Magliano”; l’altra per 6 aereogeneratori (25,2 MW complessivi) nel territorio di Troia alla località “Cancarro” ove si trova la sottostazione elettrica.

La Renvico Italy s.r.l. sta così, di fatto, cercando di realizzare in totale 21 aerogeneratori che si sviluppano sul territorio di 3 Comuni, con una potenza complessiva di circa 88 MW.

Sembrerebbe che il costo economico di realizzazione per ciascuna torre sia stimabile in 5 milioni di Euro; il ricavo annuale in 2 milioni di Euro, da moltiplicare per i 20 anni di durata degli incentivi statali riconosciuti a chi produce energia da fonte rinnovabile. Incentivi a cui i cittadini contribuiscono con l’apposita voce in bolletta.

Sempre la Renvico Italy s.r.l. ha in fase autorizzativa (VIA di livello nazionale) anche il Parco eolico di San Paolo di Civitate con 10 aerogeneratori per una potenza complessiva di 42 MW.

Anche un’altra contrada di Bovino, di importante pregio archeologico e che in passato ci ha restituito le preziose Stele Daunie, è sotto assedio.

Qui la Winderg Srl (Sede Legale Vimercate -MB) ha progettato la realizzazione del Parco Eolico di “Monte Livagni” con 12 aerogeneratori per complessivi 30 MW di potenza. Il progetto è attualmente in fase di valutazione in “Commissione VIA della Provincia di Foggia”.

Visitando il SIT (Sistema Informativo Territoriale) della Regione Puglia che riporta geograficamente tutti gli impianti energetici da fonti rinnovabili (eolico,fotovoltaico,biomasse) realizzati e/o autorizzati in Puglia si può individuare l’esatta ubicazione gli impianti già autorizzati.

Si tratta in totale di 53 Torri per un totale di 166 MW di potenza, tale da coprire oltre 100.000 utenze domestiche. Parliamo di 320.000 cittadini, calcolati considerando che a ciascuna utenza (da 1,5/Kw) possano corrispondere 3,2 cittadini (padre, madre, e 1,2 figli). Metà della popolazione residente al 2016 in Provincia di Foggia!

La preoccupazione serpeggia tra la popolazione che ancora una volta subisce decisioni calate dall’alto, senza che alcun processo partecipativo delle comunità locali sia stato attivato. Negli ultimi due decenni abbiamo visto il territorio dei Monti Dauni ferito, depredato, umiliato, e senza alcuna compensazione, senza alcun vantaggio tangibile per i cittadini e per le comunità, che, legittimamente sentono come propria la risorsa vento che appartiene anch’esso alla terra in cui si è nati, si lavora, si vive, come scrisse nel suo “Controvento” il giornalista Antonello Caporale.

L’Associazione Italia Nostra, talvolta anche in antitesi con altre Associazioni ambientaliste più concilianti rispetto a questo fenomeno, sin dal primo momento ha denunciato i danni ambientali paventati e allertato i cittadini dell’area subappenninico prescelta per la sua ventosità, ravvisando anche pericoli di conflitti sociali e di inquinamento morale, visto i numerosi procedimenti penali a carico di amministratori e imprenditori coinvolti nella gestione dell’affare eolico.

A fronte dell’invasività degli impianti, limitatissimi i benefici che si sono sostanziati nel ricorso, non sempre garantito, a imprese e a manodopera locale per la realizzazione delle parti più convenzionali degli impianti (tipicamente le opere civili); nella manutenzione ordinaria e nella sorveglianza; in qualche "lascito" infrastrutturale (a volte miglioramenti della viabilità, molte più volte peggioramenti della stessa).

Peraltro, a dispetto degli accordi, alcuni gestori dei Parchi Eolici realizzati non pagano più le royalities pattuite con i Comuni in sede di Convenzione.

E che dire dell’ingiustizia dei fitti riconosciuti ai proprietari dei terreni interessati dalle installazioni? Provate a vestire i panni del contadino del fondo confinante, al cui margine, per evitare di “spezzare” il campo, si è collocata la torre eolica e che non ne riceve alcun beneficio, foss’anche un simbolico sconto in bolletta.

Qualcuno però potrebbe e dovrebbe dar risposte su quanto già si produce e se davvero è necessario il ricorso a nuovi impianti, che dopo aver sfregiato i monti, minacciano i mari con le Centrali eoliche off-shore di Chieuti (50 torri per 150 MW totali) e quella del Golfo di Manfredonia (65 torri per 195 MW totali).

Sul portale Valutazioni Ambientali VAS – VIA, del Ministero dell’Ambiente sono ben 8 le procedure di valutazione che riguardano la Puglia per 4 Parchi Eolici off-shore e 4 on-shore. Più di tutte le altre Regioni messe insieme!

Ad avviso di Italia Nostra, la produzione di energia da fonti rinnovabili avrebbe potuto rappresentare una grande opportunità, industriale e finanziaria, per aree come la nostra; ma la carenza di regole ha finito con il trasformarla nell’assalto al territorio, indifeso ed impreparato, da parte di amministratori miopi e industriali in cerca di facili guadagni.

 

E purtroppo l’assedio che credevamo terminato per saturazione del territorio, sta tornando ancora più virulento e spregiudicato che mai, agevolato dalla normativa che ridimensiona il ruolo  di  Comuni e Regioni nei processi autorizzativi.

-Italia Nostra Sezione di Troia

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      La verità è che, dietro l’ immagine acqua e sapone di energia pulita, l’ eolico si è rivelato un paravento, una grossa speculazione a danno delle piccole comunità soprattutto al Sud, una pagina nera che riapre i problemi più spinosi della questione meridionale. Alcuni soggetti, quelli più interessati, cercano di farci passare come coloro che sono contrari all’ energia pulita, che non vogliono dare nessun contributo per alleviare la dipendenza da una fonte costosa e inquinante come il petrolio. Nulla di tutto questo. Dietro l’ eolico c’è il massacro del territorio, la colonizzazione selvaggia operata da grandi società, la favola di uno sviluppo basato sullo sfruttamento del vento. Nonostante tutto il Subappennino ha pagato  caro il suo contributo all’ energia alternativa dell’ eolico e sarebbe ora che venisse risparmiato da una ulteriore degradazione bloccando tutte le richieste già presentate negli uffici regionali !!

 

Con un avviso  del 6 Marzo 2018 è stato ri-pubblicato il piano regionale amianto contenente l' obbligo di autonotifica entro il 28 aprile 2018   e sanzioni per gli inadempienti .

E' questo un problema molto importante a cui prestare massima attenzione :

 

Questi sono i risultati definitivi di Bovino. Tutti vittoriosi e soddisfatti, pronti per le prossime amministrative:

SENATO

CAMERA

      Lettera aperta  di Michele Dota come  l' Urlo di Munch, l' immagine che incarna il dramma esistenziale del Bovinese moderno , inviata anche a questo sito web e che pubblichiamo ben volentieri perché si ricollega  al tema ambientale che da sempre combattiamo, l' eolico selvaggio che molti mascherano come eco-sostenibile ma che in realtà deturpa le nostre colline per l' arricchimento di società di profitto. In particolare, le ultime tre pagine del documento di Michele Dota suonano come un invito ad una riflessione profonda e come un grido di allarme che dovrebbe smuovere le coscienze di tutti gli abitanti:

Constatazioni di Carmine Santoro sulla Villa Comunale di Bovino:

 fra differenze ed indifferenza

 

Da alcuni anni, nei paesi del Sb.Ap.D. (Subappenino Dauno) con il coinvolgimento del GAL e dei Comuni, si sta promuovendo un tipo di turismo che, se pur per brevi periodi, produce una micro-economia a vantaggio del commercio in genere, dei bar e ristoranti, delle aziende agrituristiche e dei b&b.

Anche Bovino, sta collaudando un certo incremento per la qualificata attività realizzata dalla Proloco, dall’Archeoclub, dalle Associazioni sportive e dagli Operatori che promuovono attività escursionistiche e/o naturalistiche sul nostro territorio (redazione Elce n.127 febb. 2018). Non sono mancate riprese cinematografiche e televisive, non ultima la partecipazione al programma di Rai2 “Mezzogiorno in famiglia” che contribuiscono, in scala nazionale, a far conoscere il potenziale turistico di Bovino.

Fra le tante attrazioni, che invogliano molti turisti a visitare il paese, rientra anche la Villa comunale quale valore aggiunto al soggiorno ricreativo che possiamo offrire.  Poichè a qualcuno sfugge, va rammentato che la Villa risulta vincolata dal D. leg.vo n.42/2004 Codice beni culturali e che fa parte del patrimonio storico-culturale del nostro paese. Da parte dei vari gestori di bar, ristoranti, esercizi commerciali, b&b, ecc… dovrebbe essere vigile l’attenzione per la Villa comunale, come richiamo per tanti visitatori che producono economia, mentre è doveroso da parte di tutti i cittadini una costante salvaguardia, per assicurare un futuro al “nostro” parco pubblico.

Certamente non è una novità per la Comunità Bovinese sentir parlare, con preoccupazione della Villa, in quanto non sono mancati episodi di vandalismo a danno delle piante, dell’arredo urbano e del parco giochi.

Fa riflettere una sorta di “violazione” sottile e quotidiana, con atteggiamenti di avversione alle regole del senso civico, che avvengono con tal naturalezza da trasformarsi in abitudine accettata, ovvero comportamenti da parte di adulti e minori che penalizzano quanti vogliono usufruire civilmente della Villa.

 

I genitori, che finalmente liberano (scapulè) e assecondano i loro adorati figli, hanno pronta la classica risposta: “sono bambini”! Un domani saranno adulti e nel frattempo registrano il ricordo di una Villa in cui hanno fatto di tutto, con la complicità dei genitori. Di quei genitori, che hanno usufruito della libertà dei figli, nessuno paga e alla fine a sentir loro, se danni ci sono la colpa è del Comune e delle Autorità che non vigilano.   

-2-

Teniamo presente che i giovani “moderni” purtroppo, sono cresciuti con la cultura sbagliata del consumismo e/o dell’usa e getta; per loro il “poi” o il ritorno utile di un comportamento rispettoso, non ha senso. Non sempre, però, possiamo accettare questa giustificazione, perché quando poi interessa o conviene loro, chiedono il rispetto delle regole.

L’impegno da parte dell’Amministrazione Comunale, per la manutenzione e funzionalità del Parco pubblico, rientra nei parametri degli interventi possibili, ma di contro, se i danni quotidiani ed il vandalismo notturno degli ubriaconi, superano la normale previsione …allora salta la programmazione finanziaria e gestionale della Villa.

Si verifica una crescente intolleranza al Regolamento comunale che richiama, i proprietari e conduttori dei cani, ad un corretto comportamento quando si entra nello spazio pubblico della Villa.  E’ facile imbattersi in cittadini di ogni età, uomini e donne (personaggi noti e non) che hanno deciso di “personalizzare” l’utilizzo della Villa ed anche del Corso, per compiacere i bisogni del proprio cagnolino. Basta osservare la sporcizia dei cani che rilasciano sul marciapiede lungo la bordura della siepe, in quanto per istinto i cani sono attirati dal terriccio che circonda le piante. Forse era meglio prima, quando era tutto in pietra e cemento!

Guai a muovere qualche osservazione ai padroni del cane, anche se in palese violazione al regolamento!  Con una serie di arroganti motivazioni, a proprio uso e consumo, sono capaci di sostenere che  il loro è un comportamento esemplare e giustificato.

Però, però…apperò!    C’è pure da dire che il cattivo esempio, nell’utilizzo improprio della Villa, viene dal Comune quale gestore e custode di un bene comunale.

Da diversi anni, si sta ripetendo il rituale di “ospitare benevolmente” lungo il viale principale della Villa, i cavalli che partecipano al corteo del 29 agosto, senza specifica autorizzazione perché non prevista dal Regolamento. Sicchè da una blanda motivazione: “perchè il 29 è una festa particolare, perché i partecipanti dovevano rinfrescarsi, per dar loro possibilità di spararsi le pose, perché ci sono gli spettatori forestieri, ecc…. resta il fatto che questo rituale si sta tacitamente rinnovando. Ma comunque risulta fuori regola, per la serie: “si è fatto sempre così” con il rischio che si prolunghi nel tempo.                 

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Nulla da osservare sui cavalieri, nel rispetto della professionalità con cui partecipano, dimostrando tanta passione nell’addestramento e cura dei cavalli.  Niente di personale quindi. Va solo fatto comprendere a tutti, partecipanti e spettatori, una aumentata quota di disagio generale e la percezione di quella sottile linea di rischio imprevisto, da valutare sulla bilancia della prudenza e del buon senso. Nel particolare contesto del “29 agosto” in una Villa affollata, nessuno può garantire che i cavalli, per quanto docili e controllati, potrebbero dimostrarsi imprevedibili e creare problemi in uno spazio circoscritto, avendo intorno un flusso di gente vociante e disordinata proveniente dal Corso e da P.za XX Settembre.

Bisogna prendere atto che con l’estate 2017, sono state introdotte norme più severe per la tutela e incolumità delle persone, nell’ambito del processo di governo e gestione delle pubbliche manifestazioni (Safety) a cui segue una serie di  condizioni di sicurezza che gli Organizzatori devono attuare, per lo svolgimento di alcuni tipi di eventi, cortei, spettacoli in piazza ecc…. che sono soggetti ad un piano sicurezza.

C’è da chiedersi perché, diversamente da altre città (Bovino è assurta a città!) la Villa non viene utilizzata per il footting o altri esercizi all’aperto…si preferisce trotterellare o passeggiare sulla strada per Deliceto e non lungo i viali inferiori del nostro parco pubblico.   Una maggiore frequentazione della Villa, potrebbe  incrementare altri interessi collettivi ed urbani, si eviterebbe così di cederla agli ubriaconi e vandali notturni, ed in parte “educare” altri indisciplinati giornalieri.

Il “Regolamento” riportato sul cartello esposto in alto lateralmente è incompleto ed andrebbe ricollocato in posizione più leggibile, il precedente cartello, infatti, conteneva qualche articolo in più sulle regole da rispettare. Comunque, vecchio o nuovo che sia, questo cartello del Regolamento andrebbe esposto in più punti della Villa e ben visibile all’ingresso, come già segnalato nel 2014. Perché sembra che, superato quel cartello, tutto si dimentica ed il resto degli spazi siano fruibili secondo interpretazione personale.

Passiamo ad altro: che dire del Monumento ai Caduti all’ingresso laterale della Villa?  Cemento “grigio tristezza” freddo, anonimo, estraneo al contesto generalmente classico dei giardini stessi. Anche il modello dei lampioni a “palloncini giallo nicotina” del viale centrale, andrebbe riproposto.

Il terrazzino del “monumento” risulta solo parzialmente utilizzabile, in occasione della celebrazione dei Caduti, in quanto l’ostacolo di cemento è proprio al centro; forse andava collocato di lato leggermente rialzato, così da essere visibile anche da P.za XX Settembre…con una prospettiva più significativa.

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Certo, attingendo ai fondi UE/Regione opportuni, si potrebbe realizzare qualcosa di più gradevole e funzionale: riqualificazione urbana, un senso di continuità con il Corso, spazio per alcune attività culturali o musicali, un rifacimento con soluzioni omogenee e rispettose dello stile e della funzione accogliente della Villa

Restando nei pressi della Villa, va analizzata anche la presenza ingombrante di alcune “bancarelle” mica tanto piccole….che restringono la sede stradale e strozzano il flusso dei pedoni su entrambi i marciapiedi. In occasione delle maggiori festività locali, alcuni spazi sensibili occupati da venditori ambulanti, rappresentano a tutti gli effetti, tasselli di rischio per la sicurezza urbana, trappole per il deflusso delle vie di fuga ed ostacoli per i soccorsi.

Quale il destino della chiesa “Dei Morticelli”? Potrebbe evolversi in un contenitore culturale, uno spazio per eventi ed incontri, un mercatino coperto per il periodo natalizio…in posizione strategica.

Passiamo al dunque e non solo riferito all’argomento principale della Villa comunale.

Una ipotesi (progetto) possibile, sarebbe di far confluire in un “comitato operativo”  quanti hanno a cuore la salvaguardia e conservazione della Villa e del Corso, senza tralasciare la vivibilità e il decoro in genere di altre aree urbane (viale Reg.Margherita, via Peschiera,via Portella, via Dante, via Volturno, ecc..).

Possibilmente un gruppo di cittadini disposti a partecipare ai programmi e progetti che si andranno a proporre.  Persone intenzionate ad operare-agire, senza troppa burocrazia e gerarchia, e che non siano lì solo a proporre e/o a lamentarsi, aspettando che altri risolvano i problemi per loro!

Si potrebbe iniziare con la realizzazione di un depliand turistico-informativo, dedicato alla Villa e al possibile utilizzo, per scopi culturali e sportivo-ricreativi, di alcuni viali interni che si snodano fra giardini pubblici.

                                                                             Carmine Santoro   

Non è un errore il titolo di questo articolo che fa riferimento all'editoriale  di Elce n. 123 di Ottobre 2017, nel quale l' Avv. Mattia Bizzarro  evidenzia le difficoltà che ora dovranno affrontare quasi tutti i Comuni del Subappennino Dauno che hanno rilasciato le autorizzazioni all'installazione di tantissime pale eoliche in cambio di incassi in royalties che ora le Società rifiutano di pagare. Dietro l' energia eolica ci sono interessi molto...molto elevati e....  si pensa davvero ad una soluzione politica visto che  è stata proprio la politica ad incoraggiare questo business "sostenibile" sempre a carico dei territori più deboli?:

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