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          In questa pagina non vi aspettate di sfogliare  un album di fotografie scattate da Michele Dota sui vicoli, sui tetti, finestre, balconi, panorami o immagini inedite del centro storico di Bovino perché Facebook, Instagram, Whatsapp etc.etc sono più che pieni di queste foto. La fotografia è da intendersi, in questo caso, in senso metaforico perché M.Dota ha saputo così ben descrivere la sua visione presente, passata e futura del nostro paese (Città) da tramutare il suo pensiero in tante belle o brutte fotografie sulle quali meditare subito per evitare che la modernità,  la globalizzazione, l’ indifferenza e l’ opportunismo cancellino irrimediabilmente la storia e l’appellativo “borgo” di cui noi Bovinesi ci sentiamo  fieri di avere e che molti altri paesi ci invidiano.

Questa di M. Dota, è una delle tante riflessioni che circolano in Bovino, ma è l’ unica messa “penna su carta”,  fatta circolare in quest’ ultimo periodo negli ambienti Associativo-Politico-Culturali, passata quasi inosservata, rimasta senza riscontro e che non ha suscitato nessuna reazione, nonostante fosse piena di spunti quasi provocatori e riferimenti tutt’ ora mancanti in ambito amministrativo quali la “consulta per il centro storico”.

Pubblichiamo integralmente ciò che Michele Dota ha scritto, sperando di suscitare interesse per dei riscontri, discussioni, critiche, apprezzamenti e dibattiti che portino all’ osservanza di uno strumento urbanistico fin qui disatteso in gran parte ma che è sempre suscettibile di possibili rivisitazioni in quelle parti ove, se necessario,  si dovrà intervenire e modificare:

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BOVINO

La città bianca del Subappennino Dauno

di Michele Dota

 

  

Se fino ad un trentennio fa il paesaggio urbano di Bovino era ancora caratterizzato dal bianco, oggi si assiste alla sempre più diffusa e “deprecabile” pratica di lasciare le facciate delle case del centro storico a “faccia vista”.

 

Cosa certo più pratica e meno onerosa, che tuttavia rischia di snaturare l’immagine, anche turistica, della nostra cittadina.

 

Il Bianco, derivante dall’antica consuetudine[1] dei nostri concittadini di dare la calce viva alle pareti esterne delle case, rappresentava, infatti, il tratto identitario e caratteristico di quella che in altri tempi avremmo potuto definire “la città bianca del Subappennino Dauno”.

 

Ciò è quanto traspare dalle emozioni ed impressioni che la nostra cittadina ha suscitato in qualificati viaggiatori e turisti che hanno percorso le strade del nostro centro storico.

 

Nino Lavermicocca la racconta “… silenziosa, linda e pacata nelle sue casette bianche con i tetti grigi…”  e la suggella come l’Urbino del Sud. [2]

 

 

Inserita dal  2003 tra i Borghi più belli d’Italia, definita e conclamata come la città degli 800 portali di pietra; il profilo che si legge sul sito web  https://borghipiubelliditalia.it/borgo/bovino/  , ne evidenzia gli elementi di pregio, la “fragile bellezza”, e qualche elemento di criticità:

 

…] Tracce del suo passato sono visibili nel borgo antico, distrutto e ricostruito più volte, che si caratterizza per l’interessante struttura urbanistica, talvolta poco leggibile a causa del traffico automobilistico che toglie grazia alle architetture e impedisce la concentrazione.

 

Si possono comunque ammirare ampi tratti della pavimentazione in pietra di fiume, abitazioni in pietra con la tradizionale copertura a embrici, volte a botte in mattoncini, palazzetti nobiliari con le loro romanelle e le caratteristiche corti, un numero altissimo di portali in pietra, opera di maestri scalpellini locali. Le casette bianche, le scalinate ripide dei vicoli, la verde campagna circostante completano il quadro, che è di fragile bellezza, dovendo difendersi da chi semina alterazioni e brutture, ignaro del senso della storia, che qui appare infinita […

 

Anche il sito di  Bandiere Arancioni  https://www.bandierearancioni.it/borgo/bovino riconoscimento del T.C.I.  di cui  Bovino si fregia dal 2013, ne rivela il fascino:

 

…] Ma è nella trama di stretti vicoli che costituisce il centro storico, che si disvela il fascino segreto di questo antico borgo, ricco di arte e cultura, in equilibrio tra passato e futuro. […

 

 

 


 


 

[1] Figlia della nostra cultura contadina di quando gli animali si allevavano e si  ricoveravano negli ”iusi”.

 

[2] La definizione è contenuta nell’articolo “Bovino di Puglia La storia infinita”  a firma di Lino Patruno pubblicato nel gennaio 1987 nel  n°9 di Bell’Italia  (vedi  File in allegato).

 

                                                                                                                                                   PAGINA 1 DI 5

 

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 Su numerosi altri siti di viaggio la nostra cittadina compare come in un flash d’autore, con le sue compatte e suggestive architetture che sanno di storia e di fede antica:

 

…] E’ un racconto di luoghi e di memorie, di pietre, di case bianche di calce, di palazzi gentilizi, di vicoli e di chiese, che emergono dal silenzio dei secoli e diventano di nuovo vivi per accompagnare il visitatore alla scoperta della nostra terra. […

 

https://www.bonculture.it/turismo/il-faugne-spirito-del-luogo-di-bovino-il-borgo-piu-bello-di-puglia/

 

 

 

Ed ancora sul numero 414 di Bell’Italia[1] uscito in questo ottobre, si presenta uno scorcio di Via San Pietro come:  “una delle tipiche viuzze acciottolate del centro storico, stretta tra due file di case in pietra dal colore abbagliante”.

 

 

 

Insisto sul bianco perché questo è il tratto distintivo e identitario, immediatamente e naturalmente percepito da chi visita il nostro centro storico. Ed è percepito come “elemento di natura” legato e connaturato al luogo. Elemento che armonizza i volumi, le linee e le diverse geometrie del costruito. Una partitura che restituisce l’intera armonia musicale dei luoghi, e che valorizza, di volta in volta, l’assolo dei portali, dei cantonali, dei fregi, degli stemmi, dei mascheroni, e dei più importanti monumenti in pietra di cui è ricca la nostra cittadina.

 

Non si tratta di essere “tecnicamente ignoranti”, di non essere in grado di apprezzare la tessitura dei diversi manufatti, di non comprendere la ricostruzione letterale delle gamme cromatiche e dei colori originari di ogni edificio, cosa peraltro puntualmente rappresentata nel Piano di Recupero del Centro Storico.  Ma forse la sola ricerca filologica, centrata sulla cura de singolo episodio architettonico, distoglie dall’attenzione all’insieme; distoglie da ciò che fino a ieri era percepito come entità e identità globale dell’aggregato urbano di Bovino: il bianco, appunto.

 

Definire il “bianco un non colore” ed il ricorso scriteriato e sempre più diffuso alle murature a “faccia vista” non è forse una forzatura architettonica e stilistica ancor più grave, tesa ad imporre una propria visione storica ed estetica dell’abitato?

 

 

 

Esistono giudizi qualificati che stigmatizzano la pratica “deprecabile di lasciare gli edifici con la muratura a vista e senza la protezione della calce o dell’intonaco” [2]  e che individuano nel bianco delle nostre case, nella calda pietra dei nostri portali e negli acciottolati in pietra di fiume delle nostre strade “le tre componenti essenziali che caratterizzano fortemente l'architettura urbanistica di Bovino e le conferiscono una perfetta identità storica, culturale ed estetica”,  senza delle quali “Bovino sarebbe più o meno un paese come tanti altri”[3].

 

 

 

 

 


 


 

[1]  Nel  n° 414  di Bell’Italia dell’ottobre 2020, a 33 anni di distanza dal primo articolo dedicato da tale testata a Bovino, un nuovo articolo, a firma di Vannina Patanè  con foto di Pierangelo Laterza, ne traccia il profilo percettivo. (vedi file in allegato).  

 

[2] Portali e Stemmi di Bovino. Le pietre: memorie storiche di un popolo a cura dell’ Arch. Michele Dota (1993)  pag.13.

 

[3] BOVINO il mio paese  SAREBBE PIÙ BELLO SE…  Lettera aperta all’Amministrazione Comunale - Gabriele Consiglio (2006) .

 

                                                                                                                                   PAGINA 2 DI 5

 

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Potremmo inutilmente interrogarci e discutere per ore sul gusto estetico di ciascuno e/o sul concetto di bello, senza tuttavia arrivare a soluzione. Di solito si dice che è bella l’opera o la cosa che piace.  Ed ancora: c’è chi dice che il bello è ciò che è percepito come tale dai più; che la bellezza si coglie solo intuitivamente; che il bello cambia con il tempo e con le culture; che al bello ci si educa…  

 

Ma sono affermazioni generiche e relative, perché della bellezza possiamo essere solo spettatori passivi, dalla bellezza possiamo essere solo colpiti e rimanerne stupiti e meravigliati.  Ma lo stupore e la meraviglia non sono destate in tutti, ed in tutti  allo stesso modo.

 

Per me il bello è vicino alla concezione classica di armonia, di proporzione, di equilibrio, delle parti e del tutto. È un qualcosa  che ti fa star bene (krestòs). È il senso della “misura” che coniuga il bello al buono (Kalòs kai agathòs).  Quel senso della misura, delle regole, e del rispetto delle regole, che abbiamo perso e che rischia di imbarbarire non solo il nostro centro storico ma anche le nostre “anime”.

 

Qualcuno sostiene che il bello ci salverà!  Ma il problema è che il brutto ci sta già ammazzando lentamente.  Perché se al bello ci si educa, al brutto ci si abitua.  

 

Ed ormai da tempo a Bovino viviamo in un contesto in cui è diffuso una sorta di “determinismo culturale”, dal quale non riusciamo più a sottrarci, che ci fa apparire bello anche ciò che è brutto. Che fa ritenere la personale sensibilità estetica sovrana e superiore alle regole che pur faticosamente ci siamo dati. La regola, in questo caso, è rappresentata dal Piano di Recupero del Centro Storico che, pur se emendabile, rappresenta il canone estetico (ed etico) che detta indirizzi programmatici e norme cogenti a salvaguardia del decoro del centro storico.

 

Ma la cosa che più addolora è che tali norme sono infrante proprio da chi, in relazione alle pubbliche funzioni svolte, avrebbe l’obbligo deontologico e morale di rispettarle, anche  per farle rispettare…

 

Ma così non è, e la coerenza è solo un orpello. Sicché  anche in via Roma assistiamo ad un degrado ingiurioso della storia e dello spirito dei luoghi, frutto di indomita arroganza e di smaliziata falsa ignoranza.

 

Così il rispetto delle regole esistenti e la piena osservanza del Piano di Recupero del Centro Storico, con il ripristino della “Consulta per il centro storico” rappresentano il solo rimedio possibile allo scadere delle qualità urbanistiche del nostro borgo, specchio e contraltare di ben tante altre qualità già scadute o mai possedute da chi ci amministra.

 

Ma davvero a voi “piace” Via Roma così come è diventata? Che dite delle murature a faccia vista che in più punti ormai la fustellano. Che dite del disordine dei vari cablaggi elettrici e telefonici. Delle tubazioni dell’acquedotto e del gas e relativi sportelli zincati che sempre più numerosi aggrediscono tutte le strade del borgo?  Non si era diffusa la prassi di armonizzarli e mimetizzarli con il contesto? E che effetto vi fa vedere i tanti condizionatori apposti sulle facciate principali del centro storico?  O la selva di parabole e di antenne, cui si aggiungono le nuove strumentazioni per il Wi-Fi maldestramente collocate in alcune Piazze del centro

 

                                                                                                                                             PAGINA 3 DI 5

 

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storico?  Ed ancora cosa ne pensate delle pensiline parapioggia in plexiglass e metallo ormai sempre più utilizzate e diffuse.

 

Mali minori e piccoli particolari, certo;  ma che concorrono a sminuire il fascino e la meraviglia del borgo.

 

Eppure queste cose, per non parlare di altro, sarebbero disciplinate dal Piano di Recupero del Centro Storico, che,  tuttavia,  non trova piena attuazione anche per il mancato rinnovo della Consulta; che così non può svolgere le proprie funzioni di “democratica garanzia” sulla corretta applicazione delle norme tecniche.

 

Ciò detto, a mio modesto avviso, urge dare nuovo vigore e linfa a tale fondamentale strumento urbanistico, semmai, e se ritenuto necessario, aggiornandolo anche alla luce della situazione attuale. Sicuramente trovando nuove modalità tecnico-grafiche ed espressive per renderlo più facilmente fruibile ed intellegibile anche al più ampio pubblico dei non tecnici.

 

Infatti solo con una maggiore e diffusa conoscenza delle regole e dei canoni estetici dettati, con l’instaurarsi di un dialogo e di un confronto più sincero, e con la più ampia partecipazione possibile, si può tendere a quella consapevolezza diffusa circa l’unicità architettonica del nostro borgo, in grado di preservarlo e valorizzarlo.

 

Ed ecco perché è ormai improrogabile, anche per Bovino, raccogliere la sfida di educare alla bellezza.

 

         Grandi Speranze!

 

 

 

         Foggia,  31  ottobre  2020                                               Michele Dota

 

 

 

…] nessun architetto ha disegnato i nostri centri storici, frutto dell’opera individuale di artigiani e nobili, contadini e cardinali cocchieri e grandi artisti… Ognuno faceva la sua casa, la sua cattedrale, la sua bottega o il suo castello, eppure tutto era in magnifico e condiviso equilibrio di volumi, linee, forme e colori, perché quell’armonia era innata, sedimentata in tutti, nei suoi canoni, patrimonio comune non detto, quasi elemento di natura.[… 

 

L’Italia è finita - Pino Aprile  pag.13

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Segue Sitografia  e risorse web

 

                                                                                                                          PAGINA 4 DI 5

 

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Sitografia  e risorse web

 

Puglia Digital Library

 

Il sito ed il link da cui scaricare in PDF il prezioso libro PORTALI E STEMMI DI BOVINO

 

http://www.pugliadigitallibrary.it/item.jsp?id=987&locale=it_IT

 

 

 

Siti ed articoli che “presentano” Bovino

 

https://borghipiubelliditalia.it/borgo/bovino/

 

https://www.bandierearancioni.it/borgo/bovino

 

https://www.bonculture.it/turismo/il-faugne-spirito-del-luogo-di-bovino-il-borgo-piu-bello-di-puglia/

 

http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/rete_interadriatica/beni/borgo-antico

 

https://www.eticamente.net/65057/bovino-piccola-perla-medioevale-sui-monti-dauni.html?cn-reloaded=1

 

 

 

Educare alla Bellezza

 

http://forum-phil.pusc.it/articoli/v01-a16

 

https://www.federicomassimoceschin.it

 

https://www.economiadellabellezza.it

 

https://portalebambini.it/educare-alla-bellezza/

 

https://webmagazine.unitn.it/formazione/8486/si-pu-educare-alla-bellezza

 

 

 

Per una conferenza sulla Bellezza con Umberto Galimberti

 

https://www.youtube.com/watch?v=xOWc5ix9sBQ

 

 

 

 

 

Il sito del Comune di Bovino

 

con i link da cui scaricare il Piano di Recupero del Centro Storico 

 

(alla Sezione Settore Tecnico     Strumenti di pianificazione urbanistica comunale)

 

 

 

NORME DI ATTUAZIONE

 

http://www.comune.bovino.fg.it/bovino/zf/index.php/trasparenza/index/index/categoria/165

 

 

 

SCHEDE D’ ISOLATO

 

http://www.comune.bovino.fg.it/bovino/zf/index.php/trasparenza/index/index/categoria/164

 

 

 

TAVOLE

 

 

 

http://www.comune.bovino.fg.it/bovino/zf/index.php/trasparenza/index/index/categoria/162/page/1

 

 

 

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